IL DISTRETTO DELL’HI-TECH HA CASA IN VENETO

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Nato nel 2003 dalla collaborazione tra soggetti pubblici e privati, Veneto Nanotech è diventato punto di riferimento internazionale per la crescita tecnologica delle aziende
Favorire lo sviluppo delle nanotecnologie nell’area del nord est, stringendo partnership con aziende locali interessate a investire nel nanotech e portando avanti un’intensa attività di formazione in tutto il territorio…” questa è la Mission ambiziosa che contraddistingue la complessa attività del Distretto Veneto Nanotech. Ce ne illustra dimensioni e intenti, Nicola Trevisan, Amministratore Delegato di Veneto Nanotech Scpa, società per azioni impegnata nella diffusione delle nanotecnologie, sorta in seguito all’intesa siglata dal Ministro dell’Istruzione e dell’Università con la Regione Veneto. Nata nel 2003, Veneto Nanotech coordina le attività del distretto hi-tech per le nanotecnologie applicate ai materiali.
In cosa consiste il vostro operato e cosa si intende per distretto hi-tech? «La creazione del distretto Veneto Nanotech – spiega Nicola Trevisan – si basa sul punto di forza del territorio veneto dato dalla rete esistente di laboratori compartecipi pubblico/privati fra Università, Enti di Ricerca e imprese high-tech multinazionali e nazionali. Le attività di questi centri sono coordinate da un’apposita struttura di governance individuata appunto nella società Veneto Nanotech con sede a Padova e costituita nel 2003, partecipata dai seguenti soggetti pubblici e privati: Ministero per l’Università e la Ricerca, Regione Veneto, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università venete (Padova, Verona, Ca’Foscari, IUAV) e numerose aziende private. Il Distretto si configura come centro di formazione e sviluppo tecnologico, con forti ricadute industriali in termini di miglioramento di processi e prodotti grazie all’applicazione delle nanotecnologie. Le aziende si possono rivolgere a nostri laboratori e ai nostri ricercatori in Nanofab (con sede presso Parco Scientifico Tecnologico di Marghera ndr), Ecsin (con sede presso Centro Servizi diViale Porta Adige Rovigo) e LaNN, per avviare e portare a termine innovazioni di prodotto e processo. Veneto Nanotech trasferisce quindi tecnologia, attingendo dai propri laboratori le competenze tecnologiche e la strumentazione necessaria per soddisfare la domanda del cliente-impresa. Nell’ambito della sua missione generale di favorire la diffusione delle nanotecnologie nel settore privato, Veneto Nanotech si occupa anche di formazione e divulgazione per permettere alle aziende di aggiornare il proprio personale e, soprattutto, il distretto è impegnato nella creazione di nuove aziende, investendo in start-up in ambito nanotech».
Potendo esprimere con estrema semplicità il concetto, cosa si intende oggi con il termine nanotecnologie? «Con la parola nanotecnologie si intende quell’insieme di tecniche e di metodiche che permettono di interagire con la materia, nell’ordine di grandezza del nanometro, quindi controllandone la struttura a livello di atomi e di molecole. Anche se non esiste ancora una definizione univoca, si può parlare di nanotecnologie quando le strutture che vengono generate hanno almeno un elemento dimensionale inferiore ai 100 nm. Operando in questa scala dimensionale si possono conferire agli oggetti delle caratteristiche migliorative o totalmente innovative, in particolare per quel che concerne la reattività dei nuovi materiali, visto l’incremento del rapporto tra superficie esposta e volume, quando confrontati con i materiali convenzionali. Le proprietà della materia a livello nanometrico trovano applicazione in una vasto range di applicazioni che vanno dall’elettronica, alle scienze dei materiali per arrivare alla medicina».
Quale ruolo può e vuole assumere Veneto Nanotech nell’ambito nazionale e regionale? «Veneto Nanotech vuole essere il punto di riferimento regionale e nazionale per le nanotecnologie, in termini di trasferimento tecnologico, formazione e creazione di nuovi posti di lavoro legati al settore delle nanotecnologie. I ricercatori che lavorano in Nanofab, Ecsin e LaNN, i laboratori del distretto ad oggi avviati, si pongono come partner e interlocutori affidabili ed efficienti per le aziende che vogliano innovarsi, cercando di soddisfare le loro esigenze con le migliori soluzioni tecnologiche e in tempi rapidi. Non solo, Veneto Nanotech organizza l’unica conferenza in Italia dedicata alle nanotecnologie che attrae pubblico su scala mondiale, NanotechItaly che quest’anno si terrà a Venezia dal 20 al 22 ottobre. A livello internazionale il distretto è conosciuto grazie ai numerosi progetti europei che ci sono stati affidati e per l’iniziativa di investimento Nanochallenge, che attrae ricercatori e scienziati da tutto il mondo, interessati a poter avviare la propria azienda in Veneto con il supporto del Distretto».
In una congiuntura economica “complessa” come quella attuale, perché l’Azienda, Enti, Università dovrebbero investire in quest’ampio e promettente settore? «Perché l’innovazione diventerà sempre di più il vantaggio competitivo per le aziende che operano in settori tradizionali e non. Non ci si può nascondere dietro alla realtà di Paesi emergenti che offrono condizioni di lavoro e fiscali più vantaggiose per le aziende. Viviamo in un mercato globale nel quale non si può impedire alle aziende tradizionali di spostarsi dove il lavoro costa meno, gli investimenti in asset sono soggetti ad una minore tassazione e via dicendo. L’Italia è chiamata a crescere in competitività, sfruttando e incrementando le sue capacità di offrire prodotti di qualità elevata e ad alto contenuto tecnologico. Le nostre università sono degli incredibili bacini di conoscenze e risorse, che dovranno essere sfruttate maggiormente, impedendo la fuga dei nostri cervelli all’estero. In questo senso il Distretto offre a scienziati e ricercatori l’opportunità di lavorare in Italia all’interno di laboratori fra i più avanzati al mondo. Dall’altro lato, le aziende dovranno porre maggiore attenzione all’innovazione, investendo in progetti di ricerca e trasferimento tecnologico, e dialogando quasi quotidianamente con università e centri di ricerca».
Per concludere, come si colloca l’Italia rispetto agli altri Paesi europei e al loro trend di ricerca e innovazione nel settore delle nanotecnologie? «Le nanotecnologie in Italia sono un settore d’avanguardia. Insieme ai tre poli principali istituzionali (oltre a quello Veneto infatti sono stati istituiti il distretto per i micro e nanosistemi della regione Sicilia e uno in Puglia), sono presenti numerosi centri di eccellenza nel campo delle nanotecnologie, che la pongono, sul piano qualitativo, al pari degli altri istituti europei attivi nel settore. Di certo se si confrontano il numero di progetti finanziati a livello della Commissione Europea, il nostro paese non è in cima alla lista circa numero di proposte presentate e approvate. Si denota tuttavia un costante incremento e una significativa integrazione nei vari network collaborativi europei per il raggiungimento di obiettivi di ricerca comuni in tutti i vari ambiti di applicazione, sia per quel che riguarda quindi studi relativi alla nanofabbricazione, alla scienza dei materiali, alla nanomedicina e agli aspetti sugli impatti sulla salute e sulla società. In questo contesto, si può segnalare come il nostro Distretto sia particolarmente attivo nelle diverse iniziative europee, tanto da essere preso come modello di trasferimento tecnologico dalla stessa Commissione. Purtroppo, rimane da segnalare come il livello di investimento da parte sia del settore pubblico che privato nel campo delle nanotecnologie segua il trend nazionale degli investimenti nella ricerca in generale. Nonostante questo, si può apprezzare senz’altro una sensibilità crescente sia da parte del settore privato, che possiamo verificare con le numerose richieste di progetti collaborativi che ci sono stati proposti su varie iniziative, sia da parte del settore pubblico, che sta moltiplicando le possibilità di finanziamento per tali iniziative».
NANOCHALLENGE AND POLYMERCHALLENGE 2010: 300.000 EURO IN PALIO CON IL GRANDE GRANDE CONCORSO SULLE NANOTECNOLOGIE
Giunta alla sesta edizione “Nanochallenge and Polymerchallenge 2010” costituisce ormai una consolidata realtà nell’ambito delle nanotecnologie. Quali i risultati sinora raggiunti e quali le prospettive? «È incredibile pensare che scienziati e ricercatori di tutto il mondo attendano ogni anno l’opportunità di partecipare e vincere Nanochallenge and Polymerchallenge – risponde Elisabetta Talarico, Coordinatrice e Responsabile del progetto – nella speranza di trasferirsi in Italia e avviare la propria azienda in Veneto. Eppure questo è il risultato che si è ottenuto dal 2005, anno della prima edizione di Nanochallenge. Questa competizione internazionale, organizzata da Veneto Nanotech con il contributo della Fondazione Cariparo, mette in palio un investimento di 300.000 euro che servirà ad avviare l’azienda per quello che risulterà il miglior progetto in ambito nanotech. In cinque anni abbiamo ricevuto 170 business plan e per l’evento finale abbiamo ospitato all’Università di Padova circa 150 scienziati provenienti da tutto il mondo. Sono state inoltre costituite 5 nuove aziende che operano in Veneto. A settembre 2010 scadrà il bando della nuova edizione, quindi ci aspettiamo di ricevere progetti di livello qualitativo sempre più elevato. I vincitori saranno proclamati a fine novembre 2010». Oltre al rilevante riconoscimento economico, cosa può significare in termini concreti per un’azienda, ente o team partecipare alla competizione? «Veneto Nanotech offre un investimento di 300.000 euro per avviare le fasi di start-up dei progetti. Ma la vera opportunità per le società che vincono è il poter usufruire dei servizi del Distretto. L’utilizzo dei laboratori e dei macchinari di ultima generazione di Veneto Nanotech permette alle società di accelerare il time to market e di abbassare i costi fissi iniziali da sostenere. Inoltre il Distretto assiste le società nella fase di costituzione da un punto di vista amministrativo e legale e non manca di accompagnare le fasi di start-up nella raccolta di ulteriori capitali da parte di fondi privati di investimento». In una visione di lungo periodo, quali potranno essere gli ulteriori ambiti di coinvolgimento del concorso? «Nanochallange è partita nel 2005 con unico gran premio da 300.000 euro per il miglior progetto nelle nanotecnologie. Nel 2007 il distretto campano per i materiali polimerici e compositi IMAST, ha messo in palio un ulteriore gran premio da 300.000 euro per la migliore idea di business nei polimeri. Non è da escludere che nel futuro vengano introdotte nuove categorie di premi, come per il settore delle biotecnologie o premi settoriali, come applicazioni per l’elettronica, l’energia o l’aerospazio sponsorizzati da aziende interessate nello specifico a un determinato ambito applicativo».
DI CARLO BONALDI

 
 

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