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Guerra, Transnistria: stato di emergenza

Guerra, Transnistria: stato di emergenza

Esplosioni misteriose nel Paese “fantasma” di Transnistria. Nuovi scenari di guerra

Dista appena venti minuti di macchina da Chisinau, capitale della Moldavia, Paese del quale, fino al 1990, ha fatto parte.
Misura appena 3500 km quadrati, più o meno quanto un terzo dell’Abruzzo.
Ed è un po’ terra di nessuno, perché l’indipendenza di questa piccola repubblica non è mai stata riconosciuta dalle Nazioni Unite e neppure dalla Russia, nonostante sulla bandiera ci siano falce e martello e il governo sia filorusso.
Oggi però quella stretta fascia di terra di confine che porta il nome di Transnistria è sotto i riflettori del mondo.
La sua capitale, Tiraspol e la sede dei suoi servizi segreti, infatti, sono state colpite da diverse esplosioni “misteriose”, secondo gli analisti collegate a dei lanciagranate in uso esclusivo dell’esercito russo, i Tavolga RPG-27.
Ma non ci sono state ufficiali rivendicazioni e la preoccupazione è ora che questo piccolo territorio filorusso possa rappresentare un ulteriore fronte per la conquista del porto di Odessa, che dista poco più di 100 km.
Lo scopo, secondo alcuni analisti, sarebbe anche quello di annettere “i russi oppressi” in quell’area, senza escludere, secondo quanto avrebbe dichiarato il generale del Cremlino Minnekayev, un futuro di occupazione russa per Chisinau.

Transnnistria
La bandiera con falce e martello della Transnistria, repubblica indipendente non riconosciuta dalle Nazioni Unite e dalla Russia

La Moldavia dichiara lo stato di emergenza

Preoccupazione per le granate sparate “da persone non identificate” è stata espressa dal governo moldavo, che in un comunicato stampa ha individuato l’obiettivo dell’attacco nella volontà di ” creare pretesti per la tensione nella sicurezza nella regione della Transnistria, che non è sotto il controllo delle autorità costituzionali. In questo contesto, l’Ufficio delle politiche di reintegrazione – si legge – invita alla calma e, insieme alle istituzioni nazionali competenti, sta monitorando gli sviluppi del caso”.
Ma proclama lo stato di emergenza e innalza lo stato di allerta ai massimi livelli.
Già la scorsa settimana, infatti, la Moldavia aveva convocato l’ambasciatore russo in merito a quanto espresso sulle intenzioni di Mosca dal generale del Cremlino Minnekayev.
«Il ministero degli Esteri della Moldavia – riporta una nota – vede queste dichiarazioni come infondate e contradditorie rispetto alla posizione della Russia a sostegno della sovranità e dell’integrità territoriale del nostro Paese, all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti».

Le ipotesi in campo sulle esplosioni di Transnistria

Nel frattempo, in alcuni canali telegram, secondo fonti ucraine e rumene, qualcuno starebbe fomentando, risollevando vecchie tensioni, perché i filorussi della Transnistria vendichino l’attacco subito attaccando la capitale moldava.
Secondo l’intelligence ucraina, riferisce l’agenzia di stampa Adnkronos, i servizi russi starebbero in realtà pianificando da giorni più attacchi terroristici in Transnistria nell’ambito di una campagna di provocazione. L’obiettivo finale sarebbe il totale controllo dell’Ucraina meridionale grazie al piccolo Stato fantasma che, in quanto non ufficialmente riconosciuto, non appare neanche sulle carte geografiche.

Il rischio di una terza guerra mondiale

La Transnistria potrebbe rappresentare un accesso al mare per l’Ucraina attraverso la Moldavia? E conquistare Odessa potrebbe alimentare altri screzi con la Nato visto che confina con la Romania?
Al 62° giorno di guerra, entrano in campo nuovi scenari.
Proprio oggi, a Mosca,  il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha incontrato per un ulteriore sforzo diplomatico il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che alcuni giorni fa aveva paventato il rischio reale di una terza guerra mondiale. Nel corso della giornata incontrerà anche il presidente Vladimir Putin.
Un appello per un accordo di pace è stato lanciato anche da Pechino: “Tutte le parti sostengano il dialogo e i negoziati per evitare un’escalation del conflitto  e per evitare che l’Europa e il mondo paghino un prezzo maggiore. Nessuno vuole assistere allo scoppio di una terza guerra mondiale”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Wang Wenbin.

Consuelo Terrin

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