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Giuseppe Volpi: “L’ultimo Doge”

Nella foto in alto: Il Palazzo del Cinema realizzato nel 1932 per la prima Esposizione Cinematografica Internazionale a Venezia. @Volpi: l’ultimo Doge

 Imprenditore e mecenate veneziano e la sua vision del futuro nel documentario prodotto da Rai Teche

Dal business alla cultura, fondendo sempre il negotium con l’otium.
“L’imprenditore veneziano Giuseppe Volpi aveva un’immagine di Venezia e dell’entroterra così ampia e acuta che ancora oggi ne raccogliamo i frutti”.
Lo ha evidenziato Giovanna Poggi Marchesi, coordinatrice di un progetto di valorizzazione della palladiana Villa Barbaro di Maser, acquistata come dimora da Volpi nel 1934, durante la presentazione del documentario “Giuseppe Volpi. L’Ultimo Doge” realizzato da Rai Teche, il cui trailer è stato proiettato giovedì 5 settembre all’Excelsior al Lido di Venezia nell’ambito della 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Tra i personaggi più influenti nella vita economica e culturale italiana della prima metà del Novecento, fu lui a dare inizio all’avventura della Mostra del Cinema di Venezia nel 1932, all’epoca chiamata “Esposizione Internazionale d’arte cinematografica”.

Volpi: un imprenditore visionario innamorato di Venezia

Parte proprio dalla Mostra di Venezia il documentario prodotto da Rai Teche con la regia di Marcella Mosseddu Menichella: un viaggio nel tempo per entrare in contatto con l’imprenditore visionario che  fu tra i protagonisti della realizzazione del nuovo polo industriale di Porto Marghera e dopo il primo conflitto mondiale acquistò prestigiose catene alberghiere, gestendo a Venezia il Grand Hotel e l’Excelsior. Presidente della Biennale di Venezia dal 1930 al 1934 e contemporaneamente leader di Confindustria, Volpi è stato un uomo di grande intraprendenza, amante della mondanità e dei piccoli e grandi piaceri.

Giuseppe Volpi. Immagine tratta dal documentario Giuseppe Volpi: l’ultimo Doge

Attuò un vero piano di rilancio della città sull’acqua e il suo ricordo continua a vivere tutt’oggi, soprattutto in quelle “coppe Volpi” che da sempre, al Lido, vengono assegnate all’attore e all’attrice che più si distinguono nell’interpretazione dei film in concorso.

Sophia Loren riceve la Coppa Volpi nel 1958 per la sua interpretazione di Les amants di Louis Malle. @Giuseppe Volpi: l’ultimo Doge

Volpi politico e mecenate

La sua non fu una strada in discesa: rimasto orfano di padre, Volpi cercò fortuna all’estero, trovandola in Montenegro, dove divenne un ricco esportatore di tabacco.
Rientrato in Italia, investì i suoi soldi nell’energia elettrica, fondando la “Società Adriatica di Elettricità” che progettò, tra le altre opere, la diga del Vajont.
Personaggio poliedrico, rivestì anche vari ruoli politici: fu governatore della Tropolitania tornando a casa col titolo di conte di Misurata concessogli da Vittorio Emanuele III, venne nominato ministro da Benito Mussolini, ma in segreto finanziò i partigiani attivi sulla dossale del Monte Grappa. Fu massone e intimamente contrario al fascismo, ma da governatore coloniale della Tripolitania assistette ai massacri senza poterli impedire.
Attirato più dalla finanza e dalle arti che non dalle camicie nere, alla fine venne allontanato dal governo, tentò di fuggire in Svizzera, fu arrestato dalle SS e infine venne prosciolto.  Il documentario non si concentra però tanto sul Volpi politico, accendendo invece tutti i riflettori sul Volpi mecenate, artefice di operazioni d’inestimabile valore per la valorizzazione dell’arte

L’ultimo Doge e la sua Villa a Maser

Il documentario scorre i servizi e i cinegiornali sulla Mostra del Cinema e le cerimonie di consegna delle Coppe Volpi, per poi condurre il pubblico alle bellezze architettoniche, paesaggistiche e turistiche del territorio veneto, in particolare Asolo, Possagno e le splendide ville palladiane che lui molto amava.

Tra queste la splendida Villa Barbaro di Maser progettata da Andrea Palladio e decorata da uno straordinario ciclo di affreschi da Paolo Veronese, che Volpi, l’ultimo Doge, scelse come dimora. Una villa che aveva subito ammodernamenti nell’Ottocento e che lui decise di riportare alle origini. Ne affidò le cure alla figlia Marina, che negli anni condusse un’imponente opera di restauro, così come in seguito continuò la nipote Diamante, che portò avanti la mission all’insegna della valorizzazione del territorio, insistendo sull’importanza del prosecco, tanto che nacque la Docg Asolo Montello. Una villa che, come le altre dimore palladiane del Veneto, è inserita dal 1966 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e rappresenta ancora, ricordando le parole di Palladio, un luogo dove “l’animo stanco delle agitazioni della Città prenderà molto restauro, e consolazione, e quietamente potrà attendere a gli studi delle lettere, e alla contemplazione”.

Il documentario, realizzato da Rai Teche grazie al sostegno della Treviso Film Commission, con il contributo della Camera di Commercio di Treviso e Belluno, è un tour tratto dalle fonti di repertorio custodite da Rai Teche. Materiale esclusivo, al quale il ricercatore Giancarlo Biondi ha attinto scovando vere e proprie “chicche” all’interno di quello che è a tutti gli effetti il più grande archivio audiovisivo italiano, secondo in Europa solo alla Bcc, con oltre 3 milioni di ore di audiovisivi e 75 milioni di documentari indicizzati .

 

 

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