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Giulia, la ragazza che solleva i containers

Giulia, la ragazza che solleva i containers

Giulia è una ragazza di Favaro, nella terraferma veneziana.
Ama i gatti e le piace organizzare escursioni, magari in montagna o anche vacanze lunghe con gli inseparabili amici. Va pure a sciare sulle Dolomiti con il suo ragazzo. E solleva container.
E’ la prima donna al porto commerciale di Venezia a lavorare su una di quelle “astronavi” come le chiama lei, per movimentare gli enormi cassoni metallici impiegati per il trasporto marittimo alla Psa-Vecon di Marghera, uno dei 60 terminal in tutto il mondo di Psa International, gruppo che fa capo al colosso di Singapore.
Scherza Giulia: “Quando voglio allargare il mio abbraccio per tirare su uno scatolone da 40 teu invece che da 20, devo solo manovrare qualche comando ed ecco fatto, la mia astronave è docile e pronta nonostante le sue 70 tonnellate di massa, su ruote quasi più alte di me”.

Siamo andati a trovare questa ragazza dai capelli biondi e con un grande entusiasmo, al suo posto di lavoro. E ci siamo avvicinati a lei muovendoci tra pile di container, gru, gru gommate e piazzali che in poche ore si riempiono e si svuotano perché “questa è la globalizzazione”: non puoi fermarti.
E Giulia non si è più fermata dal giorno in cui ha iniziato uno stage scuola-lavoro.
“In un mondo che capivo mi appassionava, quello del porto, delle navi – racconta -.Strano per me che avevo fatto Ragioneria ed ero brava tanto da meritare una borsa di studio”. Assicura pure che suo fratello (tenente di vascello della Marina Militare) non c’entra nulla “Anche se mi ha sempre sostenuta e incoraggiata nella mia scelta e nel proseguire in questo percorso professionale”.

Nuovi mondi per le donne? “Basta cominciare”

Non è un mondo per donne quello in cui lavora Giulia.
“Invece anche questo può esserlo, basta cominciare. Basta volerlo – dice lei convinta -. L’accoglienza è stata positiva fin da quando fui assunta qui nel 2018, ovviamente con altri compiti. Ma poi mi affascinava proprio l’area delle operazioni in un terminal specializzato e all’avanguardia e ho voluto seguire il corso di abilitazione per i reach stacker, gli enormi carrelli elevatori che vedete. E’ stata una sfida e ce l’ho fatta”.
Comincia il turno. E’ in cabina della sua “astronave” dove l’abbiamo vista salire sorridendo e cominciare a movimentare container e reefer (container refrigerati per merci deperibili).
Manovra con sicurezza e fa muovere questo “muletto” XXL quasi con la leggiadria di un balletto, nonostante sia questione di tonnellate.

“Vorrei che anche la mia esperienza servisse da apripista per tante altre ragazze”

In tasca ha un’abilitazione internazionale, conseguita dopo 180 ore di formazione pratica anche con affiancamento, e un esame molto rigoroso con cui ora può teoricamente operare in qualsiasi terminal, anche all’estero.
“Sì sono la prima donna in questo specifico ruolo operativo a Venezia, so che anche a Genova e a La Spezia ci sono delle giovani donne che fanno questo lavoro, ma siamo non più di tre o quattro in tutta Italia. Ripeto, l’importante è iniziare e se io non mi sento affatto una persona speciale vorrei che anche la mia esperienza servisse da apripista per tante altre ragazze”.
Un’abilitazione arrivata proprio l’8 marzo, Festa della donna.
“Via social mi sono giunte valanghe di messaggi, auguri, congratulazioni – ricorda Giulia -. Molte amiche mi chiedono del mio lavoro anche se noto ancora una certa diffidenza. Io posso dire che quel giorno, quando mi è stato consegnato l’attestato ero contentissima più che emozionata. Però ammetto, non mi sono ancora resa conto di quello che ho fatto e ottenuto”.

container

Nuove sfide per il domani

A muovere il suo reach stacker è da appena un mese, ma come tutte le persone motivate, Giulia ha già un sogno.
“Magari le grandi gru gommate che muovono i container a ridosso della banchina, anche se il massimo sarebbero le gru a braccio mobile che vanno sopra le navi, tipiche dei terminal container in tutto il mondo – rivela -.Ma c’è tempo, ho appena iniziato e per adesso movimento circa 100 container al giorno”.
Eppure con la sua “impresa”, Giulia ha fatto sognare un po’ tutti: anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, si è complimentato con lei in un comunicato ufficiale augurandole buon lavoro e poi l’Autorità Portuale e naturalmente la Psa-Vecon. “Un momento importante per me, ringrazio tutti, ma la festa più bella è stata a casa con mamma Fabiana e papà Gianni e poi con il mio ragazzo. Francesco, molto orgoglioso di me”.

Una prospettiva diversa per le ragazze della generazione Z

Alla fine del suo turno Giulia parcheggia la sua “astronave” e scende dalla cabina per andare a cambiarsi: “Questa è un’altra piccola rivoluzione in un mondo al maschile. Con il mio arrivo e l’assunzione in area amministrativa di un’altra ragazza, è stato realizzato uno spogliatoio femminile che ovviamente prima non c’era. Se arrivano altre donne verrà sicuramente ampliato. Anche questo è un segnale di inclusione e progresso”.
Ci tiene alla sua privacy e non ama parlare della sua vita personale però confida di avere una passione per i gatti e ne ha due, Luna e Gulli. Gulli? “In famiglia siamo milanisti sfegatati, tutti, anche nonna Angela e quindi Gulli, visto che è femmina, deriva il suo nome da Ruud Gullit, proprio l’attaccante del Milan”.
Gatti e calcio a parte, la riservatezza di Giulia ci dice che il nostro tempo è scaduto, domani è un altro giorno e tra container e gru questa ventitreenne in tuta arancio tornerà sul suo reach stacker da 70 tonnellate anche per contribuire a costruire una prospettiva diversa per le ragazze della generazione Z.

Agostino Buda

Un commento su “Giulia, la ragazza che solleva i containers

  1. leonardo codirenzi

    quando si dice intraprendenza e spirito di adattamento. ormai non esistonopiu’ lavori escluvivamente maschili


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