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Lavoro e futuro.Storie di veneziani all’estero: Giulio e Sean

Lavoro e futuro.Storie di veneziani all’estero: Giulio e Sean
Copenaghen

Metropolitano.it inizia da oggi un viaggio che porterà, a tappe, a conoscere le esperienze di veneziani che hanno lasciato il nostro territorio per lavorare o studiare all’estero.
Virtualmente ci trasferiremo in vari Paesi dove incontreremo i protagonisti di tante storie, esperienze e scelte di vita diverse.

Oltre 5 milioni di Italiani all’estero

I numeri ci dicono, secondo i dati del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, che dal 2006 al 2020 la percentuale di chi se ne va dall’Italia è aumentata di ben il 76%. Negli ultimi 15 anni, infatti, gli iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono passati da poco più di 3,1 milioni a quasi 5 milioni e mezzo.
Di queste persone quasi la metà (48,9%) è partita dal sud.

Nel 2019 ben 131 mila Italiani hanno scelto di andare a vivere all’estero. Si tratta in particolare di uomini e donne tra i 18 e 35 anni di età.
Un dato che evidenzia la perdita demografica italiana a fronte di un costante aumento di quella fuori dai confini nazionali. Cosa porta le persone a lasciare il nostro Paese per vivere all’estero?

Proviamo a capirlo attraverso il racconto di chi attualmente vive fuori dall’Italia.

Giulio e Sean: da Spinea a Copenaghen, la città dei giovani

Il nostro primo viaggio virtuale ci porta nella splendida Danimarca. E’ lì che lavorano e vivono, nella capitale Copenaghen, due ventunenni di Spinea: Giulio e Sean.
Metropolitano.it raggiunge al telefono Giulio perché ci racconti cosa ha portato un ragazzo così giovane a cambiare vita, lontano dal suo paese di origine.

Giulio nel Parco Tivoli a Copenaghen, Danimarca

«Sono in Danimarca da più di un anno – dice Giulio – e mi trovo molto bene». Non è difficile credergli, lo si comprende bene dalle sue parole cariche di entusiasmo.
«Copenaghen – continua – è esattamente la città che mi aspettavo di trovare, piena di stimoli e idee creative, offre molto ai giovani. E’ all’avanguardia e al tempo stesso a misura d’uomo. Basti pensare alla mobilità green: la bicicletta è il mezzo  d’eccellenza, il più utilizzato per gli spostamenti.

Sono arrivato a Copenaghen quasi per caso ascoltando e valutando i racconti del mio amico Sean, anche lui originario di Spinea, che già era qui. Ora che ci vivo anch’io posso confermare che è la città ideale per i giovani e che i giovani la vivono molto, soprattutto in estate. Per noi ci sono molte iniziative e promozioni per incentivare la cultura. Sono molti gli italiani che si sono trasferiti qui, sia universitari, sia persone che hanno deciso di cambiare vita lasciando il nostro Paese per iniziare un’attività in questa città, come il titolare del ristorante italiano dove lavoro».

Il ristorante italiano a Copenaghen dove lavorano i due giovani originari di Spinea

Alessandro e Katrine, ristoratori a Copenaghen

Come ti è venuta l’idea di trasferirti in Danimarca? «Tutto è nato da una sfida personale – spiega Giulio -, da un’esigenza di novità e stimoli diversi. Lavoravo per un’agenzia di trasporti a Venezia, un impegno quotidiano considerevole. Il mio amico Sean, che era a Copenaghen da marzo 2019, mi raccontava della città e di come si viveva bene lì. Diciamo che mi ha convinto. Ho deciso di mettermi alla prova e di “prendere il volo” in tutti i sensi. Ne ho parlato con i miei genitori che mi hanno supportato con molti consigli ma lasciandomi libero di seguire ciò che in quel momento era la mia esigenza. Così in dicembre 2019 ho fatto la valigia e preso il biglietto con destinazione Copenaghen. Sono felice di averlo fatto. All’inizio dell’avventura non è stato semplice. Quando sono arrivato qui è stato un partire da zero: città e abitudini di vita nuove, una lingua difficile da imparare, l’unico riferimento era il mio amico Sean.

Alessandro Jacoponi, a destra, e Sean Canciani

Mi sono comunque ambientato presto e sicuramente quest’esperienza mi è servita molto per crescere in termini di responsabilità. Ho lavorato prima come cameriere, adesso sono Marketing Consultant nel ristorante italiano Ché Fè. E’ un locale che ha aperto oltre 15 anni fa Alessandro Jacoponi, in centro città. Lo gestisce assieme a Katrine. Con loro lavorano 4 persone in cucina, tra le quali il mio amico Sean; 3 persone in sala come camerieri ed io che mi occupo della promozione e comunicazione del locale. Siamo tutti italiani tranne un cuoco inglese. Purtroppo l’emergenza Covid ha costretto a rivedere l’organizzazione del ristorante. Con le maggiori restrizioni imposte, attualmente offriamo servizio d’asporto, un “fine dining” con prodotti italiani rivisti in chiave danese. Tra noi si è stabilito un ottimo rapporto di squadra».

Le scale di una stazione della metropolitana a Copenaghen

Un’amicizia fraterna

«Vivo con il mio amico Sean – conclude Giulio – che conosco da quando eravamo piccoli. E’ stato lui all’inizio a darmi una mano per familiarizzare con la città e a farmi conoscere ciò che offre ai giovani. La nostra amicizia si è consolidata nel tempo e abbiamo ormai instaurato un rapporto di fratellanza. A parte ora che l’emergenza sanitaria impedisce molte cose, eravamo soliti andare, soprattutto in estate, a fare lunghe gite in bicicletta in mezzo alla natura.

Costruzioni a Copenaghen, Danimarca

Ci piace molto anche giocare a pallone o rilassarci in uno dei tanti polmoni verdi di Copenaghen o dintorni e conoscere nuovi locali. Sono molto stimolanti anche le iniziative che la città offre con molte opportunità a costi vantaggiosi per avvicinare, ad esempio, i giovani alla cultura e all’arte. Sto vivendo un’esperienza davvero interessante e stimolante e la mia intenzione al momento è di rimanere qui almeno un altro anno. Anche Sean è del mio stesso parere, poi entrambi vorremmo fare esperienze in altre città europee».

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