World Cat Day: dai campi di Venezia ai forti di Mestre fino ai social.

Il gatto del Doge Francesco Morosini @Museo di Storia Naturale
Nella foto in alto: Masca che gioca. Foto di Marianna Zampieri.

Protagonista Gatto

Non ci sono dubbi: Venezia ama i gatti.
Li ama da sempre, li rispetta mantenendo viva nel tempo la gratitudine per il ruolo di pubblica utilità che hanno avuto nella sua storia, li accudisce, li osserva, li racconta.
In quanti modi si può amare un gatto?
In tutti quelli che l’attenzione e la cura quotidiana garantiscono alle migliaia di felini che popolano la città.
L’ 8 agosto di ogni anno anche celebrando in qualche modo il World Cat Day fissato nel 2002 dall’International Fund for Animal Welfare, un insieme di associazioni animaliste impegnate a sensibilizzare le persone contro gli abbandoni e i maltrattamenti nei confronti di questi animali.
Non nasce dunque a caso questa ricorrenza estiva, anche se non è l’unica data dedicata ai felini per noi, visto che in Italia la Festa nazionale del Gatto ricorre il 17 febbraio.
Tant’è. A Venezia, come a Mestre, i gatti sono di casa da sempre e quando non li scrutiamo mentre dormono accovacciati sul divano in salotto o  si rilassano al sole sui masegni, scriviamo di loro raccontandone le storie.
Tra città antica e terraferma sono infatti numerose le colonie feline, così come sono numerose le associazioni e i volontari che si dedicano alla loro cura e tutela.

I Gatti a Venezia

Nei social il gatto spopola. Il gatto veneziano di più.
E’ fotografato e ammirato, è colto nei suoi atteggiamenti più teneri o divertenti, quando fa capolino da una montagna di libri o passeggia in bilico su un cornicione.
Marianna Zampieri, amante dei gatti e loro fotografa specializzata per passione, dei felini veneziani da qualche anno sta ricostruendo le storie.
La sua pagina Facebook, Cats in Venice, è diventata un punto di riferimento per molti residenti, che si sono mobilitati per contribuire alla definizione di così tante nuove identità.
Lei  li cattura con i suoi scatti e restituisce ritratti di personalità che si arricchiscono grazie ai racconti e agli aneddoti descritti dagli utenti del web. Dal 2017, quando ha avviato il suo progetto, grazie anche alle numerose segnalazioni dei veneziani che la seguono, ha fotografato e raccontato le storie di oltre 200 gatti, finiti anche nel  libro Cats in Venice pubblicato lo scorso anno.

Marianna Zampieri con il suo gatto Arthur

Cats in Venice

“Ho chiesto aiuto alla gente attraverso i social e ho trovato moltissima collaborazione -racconta- I gatti di Venezia sono particolari, li trovi liberi e per questo in grado di esprimere appieno le loro personalità, cosa che altrove è impossibile. Mi fa sorridere scoprire che spesso non stanno dove vivono ma dove scelgono di essere“.
Come Poldo, che poltrisce tra i libri della libreria Goldoni preferendola alla “sua” panetteria, come  Pierre, ribattezzato dai locali “el paròn de Campo Manin” perché, dalla sua postazione preferita, appena sotto il leone, controlla ogni movimento oppure l’elegante Sir Oscar, che non sopportando la confusione dei colombi, li allontana prontamente.

 

Pierre, el paròn de Campo Manin. Foto di Marianna Zampieri.

Ogni gatto ha una sua personalità. Lo sa bene Marianna, che è pronta a catturarne l’essenza. Ecco quindi anche la malinconica Stella, la giocosa Masca o i due equilibristi della cultura Cocò e Ziggy, che con l’aria un po’ spaurita si dimenano tra libri e antiche gondole.

I gatti della storia

Tra i posteri forse, grazie a Marianna, tutti loro diventeranno famosi.
Come lo sono oggi l’amatissima gatta dalla quale non si separava mai il doge Francesco Morosini, della cui raffigurazione con un ratto tra le zampe è conservato un reperto al Museo di Storia Naturale di Venezia. Oppure come lo è Ninni, il gatto che nel corso del 1800 incantava i clienti del Caffè Tappo dei Frari.
Vi si recò anche Alessandro III dopo esser uscito da una visita all’Archivio di Venezia e lasciò la sua firma nel librone sul quale il proprietario di Ninni, Antonio Borgato, raccoglieva gli autografi dei fans del suo gatto. Per lui, nel 1894, quando morì, Antonio fece coniare un medaglione con la sua effige e la scritta “Il gatto del caffè dei Frari”.

La gatta imbalsamata con ratto tra le zampe del doge Francesco Morosini. @Museo di Storia Naturale di Venezia

Le ciurme dei gatti

Ma perché i veneziani hanno sempre amato tanto i gatti?
Fondamentalmente perché li difendevano dai topi.
Nel 1400 migliaia di felini sono stati importati nei bastimenti dalla Dalmazia e dall’ Egitto.
Successivamente i gatti sono stati “arruolati” come ciurme quando, a gruppi di quattro, hanno iniziato a sfidare il mare imbarcandosi nelle galeazze dirette in Oriente per difendere le stive e le provvigioni dai ratti.
Chi non era “in trincea”, combatteva le pantegane lungo le rive dei canali e nei campi della città.
Molti soccombevano nella guerra al ratto nero, considerato il terribile untore della peste.
Quando nel 1600 la natura dei gatti nostrani si rivelò non abbastanza aggressiva per sconfiggere il feroce ratto nero, altre razze, molto combattive, furono importate dalla Siria e dalla Palestina. Mischiati ai soriani, i gatti veneziani si sono evoluti, hanno formato colonie e affermato i loro principi di territorialità.
Soprattutto, però, sono riusciti a farsi benvolere e rispettare dai veneziani di tutti i tempi.

Tante storie, precise mète

“Venezia è una città unica nel suo genere -dice Marianna Zampieri-  Ciò che la lega ai suoi gatti è un rapporto di mutua necessità. I gatti servono a Venezia e Venezia è la città che più sembra a misura di gatto”.
Vagano ovunque, i gatti veneziani. Ma mai senza mèta. Anche quando non hanno una casa, non possono dirsi propriamente randagi perché sono territoriali e, pur non avendo un proprietario, hanno sempre un preciso punto di riferimento dove far ritorno. Centinaia di loro oggi vivono al Lido, nel gattile comunale gestito dalla Dingo, l’associazione per la protezione degli animali randagi e abbandonati. Nata grazie a due signore inglesi che nel 1964 lanciarono una campagna internazionale di tutela del gatto, Marble Hawkins e Helena Sanders, il gattile trovò spazio dapprima nell’isola di San Clemente e, a partire dalla metà degli anni ’90, a Malamocco, oggi citata da Travel online tra le 5 Cats Island del mondo.

Il gattile di Malamocco, al Lido di Venezia

In realtà in quel di Malamocco il gattile è un’ampia struttura di 2500 mq chiusa, con cucce con porticine basculanti, riscaldamento nei locali e materiale sanitario. Qui vivono, tra i numerosissimi altri gatti, Esmeralda ed Ettore, la coppia dell’anno 2019.

Esmeralda ed Ettore, la coppia innamorata del gattile di Malamocco

I mici del Forte

Vogliamo parlare di Mestre? Avete un’idea di quanti siano i mici di Forte Marghera? Li conoscete tutti, non c’è dubbio.

Ebbene, a popolare la colonia del Forte sono ben 200 gatti.
Di loro si occupano l’associazione I Mici del Forte e l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali.
Nei 40 ettari di terreno a disposizione i felini qui vivono allo stato libero e in ottima salute grazie a donatori e volontari, alla costante ricerca di sponsor per far fronte ai 24 kg di cibo che devono garantire ogni giorno e alle spese mediche impreviste, che non mancano comunque mai, visto che tra le attività previste c’è anche quella del soccorso su segnalazione. Che dire dei gatti del Forte: sicuramente conoscerete tutti Nerello.
E’ l’ indiscusso capo colonia e, in quanto tale, si sobbarca anche il compito di fare gli onori di casa. Avete presente quel gatto nero e sornione che gioca con i vostri bambini? Ebbene sì, Nerello è lui.
Tanto è autorevole con i suoi pari quanto è coccolone con i piccoli umani. Adora i bambini e regala agli adulti momenti rigeneranti dallo stress con le sue fusa. Completamente diversa è Giuliana. Avete presente qual è? Atletica, leggera, scappa via appena vi vede e sono rari quelli che sono riusciti ad accarezzarla. Vive praticamente tra gli alberi, dove si arrampica senza fatica con i suoi celebri scatti felini. Ogni gatto ha una sua personalità. Anche Bernadette, la “gattina pachwork in costante effusione con i suoi amici”.

Saranno famosi

Ancora sfuggono alle classificazioni umane i gatti che popolano le numerose colonie che si sono insediate tra il porto commerciale e la zona industriale. In realtà, mancano ancora delle loro immagini ma i volontari  del Forte e gli operai di Porto Marghera li conoscono benissimo. Anche fra loro c’è un Nerello o un’agile Giuliana, una tenera Masha e un imbranato Sfigatto. Ma delle loro storie magari ci racconterete voi. Attendiamo di conoscerli.

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