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Gas russo. Ancora un taglio, forniture all'Italia solo al 50%

Gas russo. Ancora un taglio, forniture all'Italia solo al 50%

L’annuncio di Eni riguardo alle risposte di Gazprom. I rischi per l’Italia

Ieri, giovedì 16 giugno, il primo annuncio di Gazprom di una riduzione delle forniture di gas fino al 65% di quanto richiesto dall’Italia, che aveva domandato un quantitativo più elevato per compensare i tagli di mercoledì.
Dopo sole 24 ore, ecco il comunicato di Eni che il colosso russo dell’energia ridurrà ulteriormente i quantitativi di gas naturali destinati al nostro Paese.
Si scenderà così fino al 50% dei circa 63 milioni di metri cubi giornalieri richiesti, con quantità effettive consegnate, precisa Eni, pressoché invariate rispetto a ieri.
La notizia conferma che il conflitto tra Russia e Ucraina si sta sempre più traducendo in una guerra economica, con conseguenze che colpiscono direttamente i Paesi occidentali.

La guerra del gas: la situazione

Non è solo l’Italia, ma tutti i Paesi dell’Europa che si riforniscono di gas dalla Russia, a registrare in queste ore il taglio delle forniture. Già da ieri, anche l’austriaca Omv ha segnalato la riduzione delle forniture.
Adesso arriva anche l’annuncio di GRTgaz, operatore del sistema del trasporto del gas in Francia, che nel Paese transalpino è interrotto da mercoledì 15 il flusso di gas russo proveniente via gasdotto dalla Germania.
Questa situazione, a cui la Francia farà fronte attingendo alle scorte (comunque piene al 56%, rispetto il 50% abituale di questo periodo dell’anno, come ha rassicurato GRTgaz), è legata alla notevole riduzione delle forniture decisa da Gazprom.
La motivazione ufficiale di Mosca è la mancanza di pezzi di ricambio per la manutenzione dei gasdotti.

I leader europei: “decisione politica”

In realtà, ritiene anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi, alla base delle decisioni su gas e grano ci sarebbero soprattutto ragioni politiche, per far pressione sui Paesi europei che si sono schierati a fianco dell’Ucraina.
Una posizione che, in ogni caso, il premier italiano ha ribadito da Kiev: “Vogliamo che si fermino le atrocità e vogliamo la pace. Ma l’Ucraina deve difendersi, se vogliamo la pace, e sarà l’Ucraina a scegliere la pace che vuole. Qualsiasi soluzione diplomatica non può prescindere dalla volontà di Kiev”.

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Le prospettive

La situazione delle scorte di gas italiane, quelle su cui ricadono maggiormente i tagli attuali, non è al momento tale da far scattare l’emergenza.
“Siamo arrivati – ha detto il Presidente del Consiglio – al 52% dei livelli di stoccaggio, il che ci rende abbastanza tranquilli nell’immediato e per l’inverno”.
In realtà, si tratta di una quantità di scorte molto inferiore rispetto a quella degli scorsi anni, per cui occorre accelerare sulle forniture da altri Paesi, come quelli nordafricani.

Il prezzo sale

“Il rischio di avere una situazione molto, molto critica il prossimo inverno è elevatissima” ha affermato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Va però detto che l’Italia ha iniziato il processo che dovrà portarla a una sempre maggiore indipendenza dal gas russo. E, come ha sottolineato l’Enea, nei primi 5 mesi del 2022 si è già scesi dal 40% di inizio 2021 al 24% attuale.
Intanto, dopo le decisioni di Gazprom, i prezzi del gas sui principali mercati hanno ripreso a salire con decisione. Ad Amsterdam, principale piazza europea per le trattative di questa materia prima, si è registrato un rialzo del 7,75% per i contratti futures sul mese di luglio, che hanno raggiunto i 134 euro per Mwh.
A Londra, l’incremento è stato ancor maggiore, con un +9,01% e un prezzo di 254,67 penny per Mbtu.

I rischi

Sul fronte energetico, dunque, occorre una ben precisa strategia. E non si può escludere che anche in tempi brevi il Governo possa decidere di introdurre misure di razionamento dei consumi in aggiunta a quelle già adottate, come la modifica della temperatura massima e minima di condizionatori e termosifoni negli uffici delle Pubbliche Amministrazioni. Tra le ipotesi, così, oltre alla riduzione dell’illuminazione pubblica, ha cominciato a circolare anche quella di limitare l’uso dei climatizzatori anche negli edifici privati.

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Un primo freno, “naturale”, ai consumi privati arriverebbe già dall’aumento delle bollette, che il nuovo intervento da 7 miliardi di euro al quale sta lavorando il Governo potrebbe solo in parte far fronte.
Il passo ulteriore, che potrebbe rendersi necessario il prossimo inverno se le scorte non torneranno almeno al 90%, è quello dei razionamenti energetici. Un piano di intervento progressivo, che partirebbe dagli impianti industriali “interrompibili” e potrebbe rivalutare anche l’apertura delle centrali a carbone.

Le conseguenze di uno stop totale del gas russo potrebbero però essere anche più ampie, portando il sistema economico italiano in una condizione di stagnazione.
Del resto, la situazione è già allo stato attuale molto pesante per la produzione nostrana. Il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, ha sottolineato che l’aumento del metano è già arrivato al +647%. E Confcommercio ha calcolato un aumento del costo dell’energia per bar, negozi e ristoranti da 11 a 27 miliardi nel confronto tra 2021 e 2022, con incrementi massimi (+87%) per i negozi non alimentari.

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