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Gas: l'Italia si prepara per i prossimi inverni. Ma scatta la corsa all'acquisto di stufe

Gas: l'Italia si prepara per i prossimi inverni. Ma scatta la corsa all'acquisto di stufe

Algeria, Congo, Angola e Mozambico: le alternative alla supremazia russa

La strada da percorrere è ancora lunga e gli italiani lo sanno.
Forse per questo è scattata negli ultimi tempi la corsa all’acquisto di stufe a pellet e a legna.
Molti temono la carestia di gas per il prossimo inverno e il conseguente razionamento.
Così, corrono ai ripari metendo le mani avanti, nonostante dal Governo arrivino rassicurazioni in merito: non sarà immediato l’arrivo all’indipendenza energetica dalla Russia ma l’Italia sta procedendo a grandi passi.
Dopo essersi assicurata un incremento di fornitura di gas da Libia e AzerbaijanEgittoQatar e Stati Uniti, altri accordi sono stati firmati con altri Paesi.
Nella giornata di ieri, 20 aprile, a un mese dalla prima visita del Ministro degli Esteri Luigi di Maio, un aumento delle forniture è stato assicurato dall’Angola.
«Un’azione costante a difesa delle famiglie e delle imprese», ha sottolineato Di Maio, che oggi è in Repubblica del Congo con il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani per altri accordi in questa direzione. Prossima tappa, il Mozambico.

Dalla missione africana nuove forniture di gas per 6,5 miliardi di metri cubi

Dopo l’accordo con l’Algeria, che a regime porterà a incrementare di 9 miliardi di metri cubi la fornitura da quel Paese, altri 6,5 ne arriveranno così tra quelli dell’ Angola  e del Congo.
Con le recenti intese andate a buon fine, l’Italia punta ad arrivare entro il 2023 a rimpiazzare il 50% dell’energia fornita da Mosca, in particolare sul fronte del gas, che vede il Paese dipendere per il 40% dai flussi russi.

Il ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani

In Angola è stata firmata una dichiarazione di intenti per aumentare l’export verso il nostro Paese e favorire progetti congiunti per la decarbonizzazione e transizione energetica dello Stato africano. Da parte sua il Ministro Roberto Cingolani vede con ottimismo al futuro e ha annunciato che l’Italia in 18 mesi sarà in grado di smettere di importare gas dalla Russia.
«La nostra strategia – spiega il Ministro – è di sostituire i 29 miliardi di metri cubi di gas che arrivano ogni anno in Italia dalla Russia attraverso il gasdotto del Tarvisio con altrettanto gas che deve essere però prodotto da Paesi che si trovano in continenti diversi e sono anche loro connessi ai gasdotti».

Il vantaggio dei cinque gasdotti italiani e il potenziamento dei rigassificatori

«Rispetto agli altri Paesi europei – precisa Cingolani – in Italia abbiamo il vantaggio di avere cinque gasdotti che ci collegano a nord, a sud e a est. Con gli accordi che stiamo siglando in questi giorni e quelli che firmeremo prevediamo di arrivare a circa due terzi di quanto ci serve già nelle prossime settimane. Riteniamo che entro il secondo semestre dell’anno prossimo potremo cominciare veramente ad avere una quasi totale indipendenza. La strategia si basa da un lato sul fatto che noi manderemo al massimo il trasporto di gas nei gasdotti con i nuovi contratti, poi aumenteremo la capacità di rigassificazione. Il gas può essere trasportato nei gasdotti ma anche liquefatto, cioè compresso e trasportato sotto forma di liquido per poi essere ritrasformato in gas con i rigassificatori. Attualmente ne abbiamo tre, ai quali se ne aggiungeranno altri due galleggianti, da utilizzare per il periodo necessari».

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Verso un tetto al prezzo del gas

Mentre gli Stai Uniti potrebbero annunciare nuove sanzioni contro la Russia e l’invio di nuove armi in Ucraina per 800 milioni, la presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen ha aperto all’ipotesi di stabilire un tetto al prezzo di importazione del gas come da tempo proposto dal presidente del Consiglio Mario Draghi.
Il presidente americano Joe Biden ha riunito in video conferenza alleati e partner e nel corso dell’incontro ha sollecitato l’Unione europea a prendere sul serio un embargo verso tutte le forniture di energia russa: gas, petrolio e carbone. Per l’Italia significherebbe rinunciare al 40% di fabbisogno di metano e a un quarto di quello da petrolio.
Secondo il premier Draghi «L’Europa continua a finanziare la Russia acquistando petrolio e gas a un prezzo che non ha alcuna relazione con valori storici e costi di produzione. Dovrebbe quindi imporre un tetto al prezzo del gas russo con l’obiettivo di rafforzare le sanzioni e allo stesso tempo rendere meno significativi gli effetti delle stesse sui Paesi che le hanno imposte».
In pratica l’Unione europea dovrebbe decidere unilateralmente di pagare meno per le forniture di gas imponendo alla Russia la sua decisione e facendo valere il suo potere di mercato.

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