fbpx

Energia elettrica dalla feccia del vino: ora si può

M14-uva

Con l’uva si fa il vino. E restano le vinacce. Con le vinacce si fa la grappa. E resta la feccia. E questa è uno scarto che le aziende possono (e devono) solo smaltire.
O, meglio, che fino ad oggi potevano solo smaltire. Perché, adesso, anche la feccia ha un suo valore.
Grazie a un brevetto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, se ne possono trarre coloranti naturali da utilizzare nella produzione di celle fotovoltaiche. Che, per di più, hanno un costo più basso rispetto alle tradizionali celle al silicio oggi in commercio. Non bastasse, presentano ulteriori vantaggi: possono, ad esempio, essere utilizzate in condizioni di tempo nuvoloso o su pareti verticali (e non solo sui tetti).

La cella fotovoltaica collegata a un apparecchio che misura l’energia elettrica prodotta

Dall’idea ai prototipi: lo studio continua

Il progetto è recentissimo, essendo partito circa un anno e mezzo fa. E il brevetto lo è ancor di più, essendo stato depositato solo a maggio.
Per poter trovare in commercio queste celle, così, ci vorrà ancora qualche anno. Ma la strada è tracciata.
Dall’idea, maturata da tre amici a tavola di fronte a un bicchiere di prosecco, attraverso la ricerca al Campus scientifico di Mestre si è arrivati a tradurla in pratica. E si sono realizzati alcuni prototipi, che stanno dando risultati incoraggianti.

La professoressa Elisa Moretti e il rettore Michele Bugliesi mostrano un prototipo di cella fotovoltaica

“I test – spiega Elisa Moretti, inventrice e professoressa di Chimica dei nanomateriali al Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi di Ca’ Foscari – ci dicono che l’energia prodotta è comparabile a quella riportata dalla letteratura internazionale per questo tipo di celle”.
Si può allora passare agli step successivi verso l’immissione sul mercato, a partire dalla prototipazione. “In questo momento stiamo ottimizzando tutti i parametri”, aggiunge Moretti.
La ricerca, così, va avanti, anche grazie all’accordo per un progetto biennale sottoscritto oggi da Ca’ Foscari con Serena Wine 1881, che fin dall’inizio affianca l’ateneo in questa avventura e ora ha acquisito la piena titolarità del brevetto.

La firma dell’accordo tra Ca’ Foscari e Serena Wines 1881

L’idea: nuova vita alla feccia

Il metodo brevettato da Ca’ Foscari insieme a una delle prime cinque aziende produttrici di prosecco è il primo che estrae il colorante da uno scarto.
“E’ un esempio paradigmatico di economia circolare”, hanno sottolineato il rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, e il presidente del Veneto, Luca Zaia.
La feccia del vino, come detto, è tradizionalmente un costo, per i produttori. Utilizzandola per le celle fotovoltaiche, al contrario, diventa un valore.
Per l’ambiente, nel quale vengono immessi meno rifiuti e più energia rinnovabile e sostenibile, in quanto prodotta dalla luce solare con tecnologie “green”. Ma anche per le aziende stesse, che possono così attirare sempre più gli interessi degli investitori.

Un prototipo di cella fotovoltaica prodotta utilizzando i coloranti ricavati dalla feccia del vino

I coloranti ricavati dai polifenoli presenti nella feccia, utilizzati su una base di biossido di titanio, catturano la luce solare e trasmettono elettroni a un semiconduttore.
E’, in pratica, l’imitazione della natura stessa. Si tratta infatti dello stesso processo che le piante utilizzano per la fotosintesi clorofilliana.
Lo sviluppo dell’idea iniziale è partito grazie a un progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo della Commissione Europea e gestito dalla Regione Veneto, che ha contribuito con una quota parte. In questa maniera, si sono messi in contatto il mondo universitario con quello aziendale. “E dobbiamo dire – rivela Moretti – che si stanno aprendo anche nuovi sviluppi per la lavorazione della feccia anche al di là del core business che stiamo sviluppando”.

Stretta di mano tra il rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, è il presidente di Serena Wines 1881, Giorgio Serena, dopo la sottoscrizione dell’accordo a Casa Foscari

Ricerca e brevetti a Ca’ Foscari

L’interazione tra processi di ricerca scientifica e imprese può dare ottimi risultati su entrambi i fronti. Non a caso, da tre anni l’Università Ca’ Foscari, accedendo a un finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico, ha messo in moto un’agenda che sta dando risultati crescenti. Quello legato all’energia elettrica prodotta utilizzando la feccia del vino è uno dei casi di maggior successo tra i 5 brevetti depositati quest’anno.

Sulla base dell’idea che unire la creatività dei docenti al mondo dell’impresa è un vantaggio per l’economia, l’ateneo veneziano ha deciso un importante investimento sul Campus scientifico di Mestre. Per dotarlo di strumentazione scientifica all’avanguardia, sono stati così stanziati 3 milioni di euro per il triennio 2018-2020.

1 commento su “Energia elettrica dalla feccia del vino: ora si può”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi sui social

Condividi su facebook
Condividi su twitter