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El Niño sconvolge l'inverno: gelo e crisi del gas possono trasformarsi nella “tempesta perfetta”

El Niño sconvolge l'inverno: gelo e crisi del gas possono trasformarsi nella “tempesta perfetta”

Le proiezioni stagionali dell’Emcwf disegnano un possibile quadro di grande difficoltà legata al freddo eccezionale sul bacino del Mediterraneo e sull’Europa

Il caldo estremo, con possibili temperature massime mai viste in precedenza, è solo una delle possibili conseguenze climatiche legate allo straordinario El Niño che sta interessando il nostro pianeta.
Dal fenomeno meteorologico potrebbe derivare infatti anche un’ondata di freddo inedito in Europa, in particolare sul bacino del Mediterraneo, Italia compresa. Uno scenario che si fa ancora più preoccupante pensando alla crisi climatica.
Guardando all’ormai imminente inizio della stagione fredda, si è dunque già iniziato a parlare con timore di una possibile “tempesta perfetta”, dopo le ultime proiezioni stagionali del centro europeo sul clima Ecmwf.

El Niño e il grande freddo

L’allarme si lega alle simulazioni sulle temperature elaborate dai computer europei, utilizzando anche l’intelligenza artificiale. Per quanto si tratti di un fenomeno periodico naturale, il riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale chiamato El Niño, che si sta manifestando in forma estremamente marcata, sta alterando drasticamente l’intera circolazione atmosferica terrestre, compromettendone il quadro globale attraverso una serie di reazioni a catena.
Il meccanismo parte dall’interferenza con la corrente a getto delle grandi quantità di calore rilasciate nell’atmosfera, da cui deriva un indebolimento del vortice polare fino al possibile collasso. In particolare, sul fronte delle temperature, giocano un ruolo fondamentale le anomalie di pressione, che generano alle alte latitudini giganteschi blocchi anticiclonici. Si viene così a creare uno scivolo per le masse di aria polare gelida verso il continente europeo.

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I possibili effetti concreti sull’Europa e sull’Italia

È una vasta area di bassa pressione, in questo contesto, a richiamare l’aria artica e siberiana verso l’Europa. Nei Paesi a Nord del continente si può allora ipotizzare che vengano ricoperti per molte settimane da una coltre di neve, facilitata da temperature straordinariamente basse. In quello che, secondo le previsioni dell’Ecmwf, potrebbe essere realmente uno dei trimestri invernali più rigidi dell’era contemporanea, gli effetti arriverebbero però fino all’area mediterranea.
Con temperature anche di decine di gradi sotto le medie, il contrasto tra l’aria gelida e una temperatura ancora tutto sommato mite del mare è in grado infatti di favorire la formazione di profondi e violenti cicloni.
Anche in Italia si potrebbe allora assistere a nevicate eccezionali di lunga durata, non solo su Alpi e Appennini, ma addirittura in pianura e lungo le coste, creando difficoltà anche alla viabilità e a un sistema infrastrutturale non adeguato a queste condizioni.

La combinazione con la crisi energetica

I veri problemi, con il rischio di arrivare a potenziali emergenze sia umanitarie che logistiche, si legano però alla combinazione degli eventi naturali con la crisi energetica in corso per le tensioni geopolitiche internazionali.

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Le forniture di gas verso l’Europa sono infatti estremamente ridotte. E i livelli di stoccaggio che in molti Paesi risultano già insufficienti per coprire il fabbisogno da destinare al riscaldamento domestico e industriale per un periodo prolungato.
Si prospetta in tal modo concreto il rischio di un razionamento di energia per poter garantire prioritariamente i servizi essenziali. Un vero e proprio stress test infrastrutturale, per l’Occidente, visto che è tutt’altro che da escludere anche l’eventualità di estesi blackout elettrici. Insomma: se non è ancora il momento di lasciarsi prendere dal panico, è al contrario già da ora necessario che i Governi accelerino i piani di emergenza nazionali per non farsi trovare impreparati.

Alberto Minazzi

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