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Il premier Draghi rinuncia al compenso. Una scelta condivisa anche da altri politici

Il premier Draghi rinuncia al compenso. Una scelta condivisa anche da altri politici
Mario Draghi. foto Governo.it

Il presidente del consiglio Mario Draghi non riceverà alcun compenso per il suo mandato alla guida del Governo. Questo è quanto è emerso dalla pubblicazione di un documento, unitamente al suo stato patrimoniale, sul sito di Palazzo Chigi.
Il presidente del consiglio, come si legge nella nota, ci ha rinunciato. Mettendo nero su bianco che “dichiara di non percepire alcun compenso di qualsiasi natura connesso all’assunzione della carica
Attualmente un capo del governo italiano percepisce uno stipendio che si aggira intorno agli 80mila euro netti annui, circa 6.700 euro al mese.
Con lui rinuncia al compenso anche il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, che ha scelto di continuare a percepire quello da magistrato membro del Consiglio di Stato.

Quando i politici rinunciano allo stipendio

Nel mondo della politica Draghi non è il solo ad aver deciso di mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio lavoro gratuitamente.
Certo, bisogna poterselo permettere, ma tra chi può, c’è chi ha fatto questa scelta.
Si tratta di alcuni sindaci di piccoli paesi, ma anche di sindaci di città importanti.
Un caso è quello di Venezia, dove il sindaco imprenditore Luigi Brugnaro, fin dal suo primo mandato, nel 2015, ha rinunciato al compenso dovuto. Che al termine della prima legislatura è diventato un piccolo tesoretto di 475 mila euro distribuito, sulla base dei progetti presentati, tra varie associazioni cittadine.
Un fondo di solidarietà, com’è stato protocollato, che ha dato il via a ben 60 progetti di volontariato e sportivi.

L’esempio seguito anche da altri sindaci

Come lui hanno fatto altri amministratori come il sindaco di Spoleto, Umberto de Augustinis e l’assessore alla cultura, Ada Urbani, che da metà del 2018, data di inizio del mandato, hanno rinunciato alle loro indennità, creando un fondo speciale a sostegno dei cittadini più bisognosi e delle associazioni del territorio.
O ancora l’ex sindaco di Lagnasco Ernesto Testa o il sindaco del Comune di Iseo Marco Ghitti che, insieme a vicesindaco e assessori, non percepisce retribuzione e con i soldi messi da parte aiuta le famiglie in difficoltà a pagare affitto e bollette.
Anche in Campania, nella città metropolitana di Napoli, alcuni sindaci, assessori e consiglieri comunali hanno deciso di rinunciare ai propri compensi cercando di supportare le politiche sociali.
Provengono da destra, da sinistra e dal centro e come obiettivo hanno quello di aiutare le loro comunità destinando i loro stipendi a fondi per la lotta alla povertà, alla manutenzione di strutture sportive o all’istituzione di borse di studio per gli studenti meno abbienti.
Già nel 2011, a Orvieto, il sindaco Antonio Concina si era sospeso lo stipendio per esser d’esempio in un  momento di crisi, vivendo così solo della sua pensione e come lui avevano fatto i suoi amministratori, rinunciando al compenso statale. Una scelta fatta qualche anno dopo anche dal sindaco di Pantigliate (Milano) Claudio Veneziano e dal suo vice Franco Abate.

La rinuncia ai compensi dei senatori a vita

Un’altra rinuncia di compenso è stata quella del maestro Claudio Abbado, nominato senatore a vita nel 2013 dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Abbado aveva scelto allora di devolvere interamente la sua indennità alla scuola di musica di Fiesole e a sostegno di borse di studio  “nella convinzione – aveva spiegato attraverso un comunicato -che dando valore alla cultura, il nostro Paese possa guardare con maggior fiducia al futuro e che l’educazione musicale sia fondamentale strumento per lo sviluppo della persona e la qualità del vivere civile”.

Valentina Rossi

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