Venezia custodisce un nuovo grande “Museo virtuale” fatto di donazioni

Nella foto in alto: Cà Pesaro, Venezia

Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici, ci conduce alla scoperta delle opere d’arte donate alla Fondazione MUVE

C’è un Museo dentro ai Musei.
La Fondazione MUVE conserva infatti un patrimonio artistico dal valore inestimabile.
Negli 11 musei che ne fanno parte si trovano capolavori antichi e moderni.
Forse però non tutti sanno che questo tesoro si arricchisce nel tempo attraverso donazioni e comodati a lungo termine che, di fatto, rappresentano il dodicesimo Museo virtuale, ma estremamente concreto, di MUVE.

Con l’aiuto della direttrice di MUVE Gabriella Belli abbiamo pensato ad un museo virtuale fatto proprio con le opere donate e prestate a Venezia. Scopriamolo insieme.

Pronti a visitare il museo virtuale?

Il nostro viaggio nell’arte inizia da Cà Pesaro, prestigioso palazzo barocco sul Canal Grande sede permanente della Galleria Internazionale d’Arte Moderna.

Collezione Sonnabend, opera di Tom Wesselman “Seascape #14”, 1966
  • Direttrice Belli, innanzitutto, il nostro museo virtuale in che quadro storico artistico si colloca?

“Le opere che abbiamo ricevuto in donazione e comodati a lungo termine fanno emergere il ventesimo secolo raccontando sia la storia di Venezia sia europea. Certe donazioni arrivano spontaneamente dagli artisti, altre da familiari eredi, altre sono sollecitate dai Musei stessi per completare dei percorsi artistici là dove manchino dei tasselli.

Opera di De Chirico

Sono tutte opere che non hanno solo un valore economico. Le donazioni e i comodati a lungo termine sono insieme storia, tradizione e testimonianza della generosità nel mondo della cultura e dell’arte. Siamo orgogliosi della fiducia riposta nei nostri Musei, che nasce da una lunga pratica di valorizzazione e buona conservazione della memoria e delle opere”.

Il punto di partenza: Cà Pesaro

E’ proprio Cà Pesaro tra i Musei Civici di Venezia a raccogliere il maggior numero di donazioni e opere in comodati a lungo termine.

L’ultimo considerevole arrivo, da parte di un collezionista privato del Nord Italia che preferisce rimanere anonimo, riguarda 33 opere di arte moderna del valore complessivo di oltre 5 milioni di euro. Si tratta di disegni, acqueforti, acquerelli, litografie di autori quali – tra gli altri – Kandinskij, Klee, Beckmann, Morandi, Vedova.

Opera di Wasilij Kandinskij

A queste si aggiungono 20 opere di Anna Moro Lin. L’artista veneziana porta a Cà Pesaro la Fiber Art. Attraverso i suoi lavori è così possibile scoprire quella corrente artistica sviluppatasi a partire dal ventesimo secolo che sperimentava l’uso di fibre e materiali come la seta artificiale, il metallo, il cellophane e la ciniglia nella tessitura.

Opera di Anna Moro Lin

Trent’anni dopo nasceva la Fiber Art vera e propria con il suo boom creativo negli anni 60/70. Chiamata anche arte tessile si basa sull’unione di diversi materiali, sia flessibili che fibrosi: dal pizzo, agli elastici, dai tubi alle canne di gomma,  fino alle reti di plastica o di metallo, ai fili di lana e all’ erba sintetica.

A Cà Pesaro: una raccolta d’arte moderna italiana

Sempre nelle sale dela Galleria Internazionale d’arte Moderna sono custoditi 32 capolavori di alcuni tra i più importanti autori italiani del ‘900 da Massimo Campigli a Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Ottone Rosai, Scipione e Mario Sironi.

Massimo Campigli, “Le amazzoni”, 1928

Hanno trovato casa a Cà Pesaro anche Ileana Sonnabend, grande patrocinatrice della Pop Art e Minimal Art; un gruppo di vetri di Murano del ‘900 provenienti dalla collezione Francesco e Chiara Carraro e opere di De Chirico e Picasso.

Collezione Sonnabend – Andy Warhol “Nine Jackies”, 1964

“Si tratta di opere – spiega Belli – che hanno aiutato il Museo a completare la storia dei percorsi espositivi permanenti. Le donazioni e i comodati a lungo termine sono importanti anche per le relazioni culturali che si stabiliscono con i musei di altre parti d’Europa e del mondo e arricchiscono il patrimonio pubblico”.

Fondazione Chiara e Francesco Carraro

Di interesse anche le opere donate nel 2015 dalla collezione Panza di Biumo. Le tele e le sculture sono messe in dialogo con alcuni autori della scena contemporanea statunitense.

Il viaggio continua: da Cà Pesaro a Cà Rezzonico al Museo del vetro di Murano

Rimaniamo lungo il Canal Grande spostandoci a Cà Rezzonico per proseguire il viaggio nel nostro Museo virtuale. Lo sapete che proprio in questo Palazzo è conservato uno splendido arazzo con lo stemma della famiglia dei Tiepolo di fabbricazione francese del XVIII secolo?
L’opera è arrivata a Venezia grazie ad una donatrice tedesca.

Ca’ Rezzonico – Arazzo con lo stemma della famiglia Tiepolo. Fabbricazione francese del XVIII (Gilles Bacor)

Spostandoci nell’isola di Murano recentemente gli eredi dei fratelli Carlo e Giovanni Moretti, fondatori dell’azienda vetraria, hanno donato al Museo del Vetro una selezione di oggetti in vetro che si compone di 453 pezzi, 12 quadri, 1 pannello di catalogo di perle vitree e due cannette di vetro della collezione Cappellin per un valore di 1,3 milioni di euro.

Museo del vetro di Murano, opere della collezione Moretti

Veri e propri capolavori che raccontano la storia di un’eccellenza artigiana, qual è quella del vetro, sono anche i 177 pezzi che compongono la collezione, nata dalla passione del noto collezionista newyorkese Barry Friedman, donati al Museo di Murano nel 2017.

Opera della collezione Barry Friedman, Museo del Vetro di Murano

Si tratta di vetri firmati da Zecchin, Bianconi, Buzzi, Nason, Poli, Scarpa, realizzati presso le più importanti e storiche fabbriche dell’isola come Seguso, Barovier e Toso, Cenedese, Salviati e Venini. 

Palazzo Ducale

Dove concludere il nostro itinerario nei Musei Civici alla scoperta delle donazioni? A Palazzo Ducale.

“Qui – ci anticipa Belli – nelle restaurate antiche sale della Quadreria arriveranno 16 opere concesse in comodato a lungo termine da una collezione privata. Sarà possibile ammirare i capolavori, tra gli altri di Tiziano, Artemisia Gentileschi, Tintoretto.

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