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Diritto al clima: le “nonne” svizzere vincono a Strasburgo

Diritto al clima: le “nonne” svizzere vincono a Strasburgo
@greenpeace

La Corte europea accoglie la querela dell’associazione “Anziane per il clima” contro lo Stato elvetico. Una spinta che si estende a tutti i Paesi Ue

Insieme a quelli alla vita e a libertà e sicurezza, alla non discriminazione e alle libertà di pensiero, espressione e movimento, riconosciuti dalla Dichiarazione universale adottata il 10 dicembre 1948 dalle Nazioni Unite e poi ripresi nella Convenzione europea in vigore dal 1953, tra i diritti umani rientrerà ora anche quello alla protezione del clima.
È l’effetto della decisione dei 17 giudici della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, che hanno accolto le ragioni alla base della querela presentata dall’associazione “Anziane per il clima” e da singoli cittadini contro la Svizzera, sostenendo che i cambiamenti climatici stanno danneggiando la loro vita e chiedendo interventi concreti per contrastarli.

Violati gli articoli 8 e 6 della Convenzione

La richiesta presentata dalle “nonne” svizzere con il supporto di Greenpeace Svizzera, che ora lo Stato elvetico sarà tenuto ad accogliere, era quella di una tutela dei loro diritti umani, attraverso l’adozione dei provvedimenti legislativi e amministrativi che, applicando obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di gas serra, ritenuti necessari per contribuire a scongiurare un aumento della temperatura media globale di oltre 1,5°C.

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Non essendo state adottate tali misure, la Corte ha riconosciuto una violazione dei diritti umani, con particolare riferimento, come riporta il sito di Greenpeace, all’articolo 8 (che stabilisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare) e all’articolo 6 (in cui, attraverso il diritto a un equo processo, si sancisce il diritto alla giustizia) della Convenzione europea.

Le possibili conseguenze

È la prima volta che un tribunale sovranazionale specializzato in diritti umani si esprime esplicitamente a sostegno di un diritto alla protezione del clima. Di conseguenza, pur essendo il verdetto direttamente vincolante per la sola Svizzera, chiamata a vigilare sulla sua attiazione, si crea un precedente che potrebbe in futuro interessare anche altre Nazioni. Non a caso, anche l’Avvocatura generale italiana aveva presentato una memoria a supporto della posizione svizzera.

La sentenza stabilisce dunque quali siano i requisiti specifici che gli Stati membri sono chiamati a soddisfare per rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani. Un fondamento giuridico sulla cui base tutti i cittadini dell’Unione Europea potrebbero presentare ai rispettivi Paesi l’invito a rivedere o rafforzare la propria politica climatica, proprio al fine della salvaguardia dei diritti fondamentali.

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Le cause climatiche in corso

Come ricorda sempre Greenpeace nel commento alla sentenza, le cause climatiche in tutto il Mondo sono più che raddoppiate dal 2017 a oggi. Sono del resto già numerose anche le cause su tematiche legate al clima presentate alla Corte internazionale di giustizia. E sono già fissate per l’inizio del 2025 le prime udienze sugli obblighi di giustizia climatica dei vari Governi.

Anche in Italia, sono già state avviate cause sui diritti climatici. Lo scorso 16 febbraio, per esempio, si è tenuta al Tribunale di Roma la prima udienza di quella presentata da Greenpeace con l’altra associazione ReCommon e 12 cittadini contro Eni al fine di obbligare la grande azienda energetica a ridurre le proprie emissioni, per allinearsi con i valori stabiliti dall’Accordo di Parigi.

Alberto Minazzi

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