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CRESCERE O MORIRE

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Secondo il sociologo trevigiano Vittorio Filippi la città metropolitana di Venezia è una priorità assoluta per non soccombere nel confronto con i mercati: «Tre categorie possono fungere da traino: gli imprenditori, gli immigrati di seconda generazione e i giovani»

 

La Città metropolitana è una priorità che va realizzata assolutamente. Qui, altrimenti, si rischia di morire di nanismo». A sostenerlo è Vittorio Filippi, sociologo, docente universitario, editorialista da molti anni esperto delle dinamiche del Nordest.

Prof. Filippi, cosa ne pensa di una riforma degli enti locali che porti all’istituzione della Città metropolitana? «Bisogna procedere spediti. Nel nostro caso la Pa-Tre-Ve di cui tanto si discute, dev’essere almeno l’ambito minimo, il punto di partenza. In questi ultimi 20 anni il Triveneto si è scoperto troppo piccolo rispetto alle aree della competizione mondiale: si è passati, infatti, da una competizione dei luoghi ad una competizione dei flussi. Di fronte al processo di globalizzazione, il mito di una fabbrica per campanile si è in fondo rivelato troppo poco perché troppo piccolo. Il primo prototipo di allargamento è stato la nascita dei distretti industriali, ma non basta più. Adesso è necessario unire i territori che sono chiamati a darsi da un lato un’identità, dall’altro lo scheletro. Le piattaforme produttive non possono non integrarsi».

La spinta al cambiamento in questa direzione sta arrivando dal basso, anzitutto dalla società civile… «Certo, ma serve una presa di consapevolezza sempre più generalizzata, un nuovo stato psicologico che va accompagnato da una fornitura maggiore di servizi. Consapevolezza significa che occorre guardare al di là del proprio naso, smetterla di ragionare in termini localistici, moltiplicare le forze in campo, dare al produrre un valore aggiunto, creare economie di scala. Siamo o no europei? Ormai la dimensione è sopranazionale. Esistono già tre categorie che si rendono conto di questo, che posseggono una forte tensione alla mobilità e possono fungere da traino al movimento di aggregazione in senso lato: sono gli imprenditori, gli immigrati di seconda generazione e i giovani, con le loro tecnologie e i loro talenti, hanno un ruolo decisivo».

La creazione della Pa-Tre-Ve, almeno in prima battuta, può rappresentare una svolta utile per la nostra realtà? «Intanto si parta, ma s’inizi già a guardare ancora più in là. Vista dal satellite, questa dimensione appare un francobollo. L’obiettivo dev’essere l’abbattimento degli steccati, mettendo assieme la dorsale padana, Torino-Milano-Bologna-Venezia, così da fare massa critica dal punto di vista demografico. La competizione è già, e lo sarà ulteriormente in futuro, tra le aree vaste, non più tra imprese, ma tra territori e nel mondo. Per questo motivo i territori vanno fatti crescere. Noi, qui, abbiamo vicine aree di forte crescita, come il Mediterraneo e l’Oriente, e non possiamo più permetterci di perdere tempo in discussioni sterili e inconcludenti. Da certi punti di vista siamo già in ritardo, è il momento di agire molto concretamente».

La nuova Città metropolitana dovrà chiamarsi Venezia: pensa che potrebbero anche esserci delle resistenze? «Vanno superate. Il problema non può essere nominalistico. Venezia è un brand conosciuto in tutto il mondo. Io stesso abito in centro a Treviso, ma agli amici che vivono e lavorano all’estero non esito a dire che vengo da Venezia. Se alcuni pensano di continuare a ragionare in termini di annessione, davvero non ne usciamo più. Lasciamo da parte falsi timori e preoccupiamoci, piuttosto, delle opportunità e potenzialità che la riforma potrebbe garantirci. La regia non può essere locale. Le stesse Province sono diventate anacronistiche e vanno abolite. Più macro è, meglio è. Ragioniamo in termini ampi, negli assetti internazionali odierni e che si profilano non può essere diversamente, a pena di scontare pesanti ripercussioni».

In attesa che la politica faccia il suo corso cos’è possibile fare nel breve e medio termine per sostenere la riforma? «Ciascuno deve sentirsi responsabilizzato. In questi mesi si avvii un discorso di sensibilizzazione capace di raggiungere i singoli cittadini, ogni categoria e ciascun ambiente. Si cerchi un logo, uno slogan, un’immagine che siano in grado di catalizzare l’attenzione in maniera efficace. Bisogna rendersi conto che mentre costruiamo un’Europa unita non più soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale, è opportuno che anche dentro di noi si realizzi qualcosa di più grande e significativo. La stessa crisi a ben vedere è uno strumento acceleratore e forzatore di un processo che, in fondo, è diventato ineludibile. Ci dice, infatti, che non si può morire di piccolezza e ci spinge in maniera brutale a cambiare, perché o si cresce o si muore».

Prof. Filippi: quali vantaggi per la vita di tutti i giorni sarà in grado di portare la Venezia Città metropolitana? «Tantissimi, posso citarne due in particolare. Il primo concerne il turismo. Sarà questo il settore in cui più di ogni altro sarà possibile assistere in maniera tangibile alla bontà del processo di aggregazione: ne discenderà un coordinamento dei luoghi, con le loro specificità e caratteristiche distintive, che sarà in grado di promuovere un Veneto dei turismi dentro ad un disegno finalmente unitario e vicendevolmente valorizzante. Il secondo riguarda i giovani che, guardando al futuro, più che spaventati appaiono disorientati. Oggi chi è più capace ed intraprendente tende ad andarsene. Le esperienze all’estero sono molto positive, ma è necessario creare le condizioni per consentire il rientro: la realizzazione della Città metropolitana potrà quindi essere anche un deterrente alla fuga definitiva dei cervelli».

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Vittorio Filippi
nato a Treviso, dove tutt’ora risiede, nel 1954. Ha insegnato Sociologia, Sociologia del lavoro, Sociologia della famiglia e Istituzioni di sociologia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Scuola Superiore Internazionale di Scienze della Formazione (SISF) di Venezia. Nel 2004 ha svolto a Mosca attività di formazione per manager dello sviluppo locale (progetto EDEF) di tre regioni pilota russe finanziato dal Ministero degli Esteri e da altri partner italiani e russi. Attualmente è professore di Sociologia generale e di Sociologia dei consumi alla IUSVE (Istituzione universitaria salesiana di Venezia). Ha lavorato all’Ufficio studi dell’Unione Industriali di Treviso dal 1980, dove curava ricerche e approfondimenti socioeconomici sul Trevigiano e sul nordest italiano. È responsabile dell’Osservatorio sui consumi e sui consumatori per la Confcommercio di Treviso. È consulente per vari enti ed organizzazioni, specie pubbliche, su tematiche socioeconomiche e formative. I suoi campi di interesse scientifico sono rivolti alla famiglia, alla demografia ed ai consumi e più in generale al rapporto tra l’economico ed il socioculturale. Scrive come editorialista per “Avvenire” di Milano, per il “Corriere del Veneto” e per “Il Piccolo” di Trieste; è commentatore per Rai 3 Veneto, Rete Veneta, Antenna Tre Veneto.

 

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