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Covid. Nel Regno Unito, ecco il booster contro Omicron. Basterà una dose?

Covid. Nel Regno Unito, ecco il booster contro Omicron. Basterà una dose?

Chiesta l’autorizzazione anche nell’Unione Europea. Intanto, uno studio Usa individua nei macachi anticorpi contro tutti i virus Sars

Potrebbe bastare una sola somministrazione di vaccino all’anno per proteggersi dal Covid. Compresa la malattia provocata dalla variante Omicron.

È quanto hanno affermato i vertici di Moderna, la big pharma statunitense che ha aggiornato in vista del prossimo autunno il proprio vaccino contro il Sars-CoV-2, vedendolo ora approvato nel Regno Unito, in attesa del via libera anche nel resto di Europa.

Nel frattempo, la ricerca non si ferma. E, sempre dagli Stati Uniti, arriva la notizia della scoperta nei macachi di un anticorpo che sarebbe efficace non solo nei confronti di tutte le varianti del virus del Covid, ma anche per tutti gli altri virus Sars (quelli, cioè, che provocano sindromi respiratorie acute gravi).

Il nuovo vaccino e l’ok britannico

La Mhra, l’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari della Gran Bretagna, ha autorizzato l’uso del nuovo vaccino di Moderna per la somministrazione agli adulti del booster di richiamo della protezione contro il Covid.

L’agenzia del farnaco del Regno Unito ha affermato che gli effetti collaterali del vaccino sono generalmente lievi e gli stessi di quelli osservati nella dose di richiamo originale di Moderna. L’azienda ha intanto reso noto di aver completato le sue domande per l’approvazione normativa del booster in Australia, Canada e Unione Europea.

Il vaccino (chiamato mRNA-1273.214) è un’evoluzione bivalente di quello già in uso per le prime 2 dosi e per quella di richiamo, essendo in grado di prendere di mira tanto il ceppo originale del Sars-CoV-2 quanto le sue successive mutazioni, compresi i sottogruppi delle varianti Omicron.

Progettato contro la variante Omicron 1, come annunciato a fine giugno da Moderna le ultime prove effettuate avevano infatti evidenziato una forte risposta immunitaria anche contro le altre sottovarianti Omicron, comprese la B4 e la B5. E l’aumento degli anticorpi sembra talmente elevato da far ipotizzare la necessità di una sola somministrazione l’anno.

“La risposta anticorpale – ha affermato Paul Burton, Chief Medical Officer di Moderna – è forte e potente. Probabilmente si tratta di un effetto di lunga durata e penso che il booster o la vaccinazione primaria effettuata con questo vaccino aggiornato potrebbe rappresentare davvero un punto di svolta nella nostra lotta contro il virus SARS-CoV-2”.

Il “super anticorpo” dei macachi

In futuro, poi, potrebbe essere disponibile un nuovo vaccino in grado di proteggere non solo da tutte le varianti del Covid, ma anche dagli altri virus Sars. È quanto auspicano i ricercatori dello Scripps Research Institute, sulla base dei risultati emersi dallo studio effettuato negli Stati Uniti sui macachi e pubblicato su ‘Science Translational Medicine’.

In queste scimmie, immunizzate con la proteina Spike del Sars-CoV-2, sono stati infatti individuati alcuni anticorpi in grado di riconoscere una regione della proteina virale diversa da quelle, con maggior variabilità, prese di mira dagli anticorpi umani e relativamente più conservata, cioè comune a virus Sars differenti e meno incline a mutare nel tempo.

Questo, come spiega uno dei 39 co-autori della ricerca, Dennis Burton, è dovuto alla presenza nei macachi di un particolare gene. “Se riusciamo a progettare vaccini che suscitino risposte immunitarie ampie, simili a quelle viste nel nuovo lavoro – commenta l’autore senior Raiees Andrabi – questi potrebbero garantire una protezione maggiore contro il virus e le varianti di preoccupazione“.

I macachi rhesus sono ritenuti uno dei migliori modelli per comprendere le risposte immunitarie alle infezioni e ai vaccini, poiché il loro sistema immunitario è molto simile a quello degli esseri umani. “Questi risultati – conclude lo studio – indicano anche che gli anticorpi contro i macachi possono aiutare a identificare i bersagli conservati per la progettazione razionale del vaccino”.

Alberto Minazzi

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