Coronavirus: nuovo studio sulla comunità di Vo’. E’ il primo al mondo

Andrea Crisanti
Nella foto in alto: Al centro, il professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova. A dx il rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto. A sx, il presidente del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia del Veneto Stefano Merigliano e l’assessore alla Sanità della regione Veneto Manuela Lanzarin

Parte dal Veneto il primo studio al mondo che prevede l’analisi genetica di un’intera comunità, il tracciamento virale della stessa e lo studio delle risposte anticorpali dei suoi cittadini.
La comunità è ancora una volta quella di Vo’ Euganeo, l’unica che fornisce un campione epidemiologico preciso e conosciuto.
A capo del progetto, già finanziato con 2 milioni di euro da istituzioni nazionali, internazionali e da singoli finanziatori, è il professor Andrea Crisanti.
Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova ha presentato lo studio nel corso della diretta quotidiana dall’Unità di Crisi della Regione Veneto con il presidente del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia del Veneto Stefano Merigliano e il rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto.

Lo studio sarà infatti realizzato grazie alla collaborazione delle tre realtà e con il supporto della Regione Veneto, il cui presidente Luca Zaia ha ricordato come la prima telefonata ricevuta dal professor Crisanti, allora a lui sconosciuto, abbia aperto al Veneto una fase scientificamente fondamentale per la comprensione del virus.

 Uno studio unico al mondo

Com’è fatto davvero il coronavirus?
Come cambia nella trasmissione tra una persona all’altra?
Perché alcune persone sono molto suscettibili al virus mentre altre non si ammalano, anche se in contatto con individui positivi?
Perché alcune persone guariscono velocemente e altre restano positive anche per otto settimane?

“La situazione epidemiologica unica di Vo’ ci ha fatto capire che questa infezione  non è uguale per tutti -ha spiegato Andrea Crisanti- e che possiamo andare oltre a una semplice foto epidemiologica. Vogliamo capire cosa succede quando il virus passa da una persona all’altra, se il genoma cambia e se ci sono associazioni tra la suscettibilità alla malattia e la reazione alla stessa. Ecco perché abbiamo deciso di procedere con la mappatura genetica degli abitanti di Vo’, con il sequenziamento del genoma e lo studio delle risposte anticorpali”.

La validazione dei test

Vo’ è infatti la situazione ideale anche per capire a cosa servono veramente i test immunologici.

“Sappiamo quanti a Vo’ si sono ammalati, per quanto tempo sono rimasti positivi, chi era asintomatico – ha rilevato ancora Crisanti – Oltre all’analisi genetica e al tracciamento anticorpale potremo quindi anche capire la percentuale di falsi negativi di questi test, la percentuale di falsi positivi e aspetti tecnici importanti per la loro validazione”.

Un obiettivo ambizioso

Lo studio e la collaborazione della popolazione di Vo’ Euganeo, ringraziata dal professore per la grande disponibilità sempre dimostrata, possono “dare all’Italia la possibilità di acquisire importantissime nuove informazioni per combattere il Coronavirus”.
La mappatura genetica della popolazione può svelare se ci sono “associazioni tra la suscettibilità e la resistenza alla malattia, consentendo di identificare -ha continuato Crisanti – persone potenzialmente resistenti al virus e individui invece molto suscettibili“. Un’informazione, questa, che può risultare fondamentale nel trattamento dell’infezione.
Il sequenziamento del genoma consente di capire se il virus, quando passa da un individuo all’altro, muta e se lascia traccia della sua mutazione.

I tempi dello studio

Lo studio, che è su base volontaria, inizierà con i primi campionamenti già il 25 aprile.
I primi dati sulle risposte anticorpali, e quindi sulla validità dei test immunologici, potranno arrivare già tra quattro  o cinque settimane. Più complesse sono le fasi del sequenziamento del genoma e, soprattutto, quella della mappatura genetica, le cui informazioni dovranno essere confrontate anche con molte variabili, richiedendo circa sei mesi di lavoro.

Una telefonata importante

Andrea Crisanti è oggi conosciuto nel mondo intero per i suoi studi sul coronavirus.
Ma la sua partecipazione attiva nel comitato scientifico individuato dalla regione Veneto è arrivata grazie a una telefonata “temeraria”.
“Un giorno ho preso coraggio e, anche se non lo conoscevo -ha raccontato – ho telefonato al presidente Luca Zaia, che aveva fatto una scelta importante campionando tutta la popolazione di Vo’ quando è risultato chiaro che il Paese poteva essere un primo cluster del contagio”.
Fare un secondo campionamento poteva consentire di capire l’impatto generato dalle misure di contenimento all’interno della zona rossa e quali fossero le dinamiche dell’infezione.
L’intuizione del professore di Padova e la fiducia del presidente della Regione hanno fatto il resto.
“Oggi possiamo dimostrare che è possibile eliminare la trasmissione dell’infezione -ha detto Crisanti – Se si verificheranno altri focolai abbiamo la ricetta tracciata, sapremo cosa fare”.

La situazione veneta

Attualmente il Veneto registra in data 21 aprile 2020 un totale, dall’inizio della pandemia,  di 16.404 positivi.
Di questi 1407 sono ricoverati, 177 si trovano in terapia intensiva e 11.059 sono in isolamento fiduciario. Le persone curate sono 3600. Quelle decedute in ospedale dall’inizio della pandemia risultano 972, mentre in contesto extraospedaliero 182. I nuovi nati sono 93.

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