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Auto e motori: una tradizione “made in Veneto”

Auto e motori: una tradizione “made in Veneto”
Museo Nicolis, Delorean DMC 12, ph Ivano Mercanzin

Tra celebri produttori, musei, eventi internazionali e ben due “Città dei motori”

All’ultimo CES2023 di Las Vegas è stata presentata una concept car a emissioni zero con telaio stampato in 3D “firmato” da un’azienda trevigiana; l’anno scorso a Mestre è stato aperto il primo distributore urbano italiano che rifornisce idrogeno; il Lido di Venezia già due anni fa è stata inaugurata la prima rete di trasporto pubblico elettrico in Italia e dal 2035 la produzione di auto e veicoli vedrà lo stop a mezzi che funzionano a benzina e diesel.
Il mondo automotive sta cambiando alla velocità della luce, pronto a cancellare una storia di auto e motori che per molti aspetti è una tradizione “made in Veneto”.
Perché è qui che sono nati il primo motore a scoppio e la prima fabbrica italiana di autovetture.
Nonostante la diatriba sia ancora aperta, sembra infatti appurato che a brevettare il primo motore endotermico non sia stato il tedesco Karl Benz ma il veronese Enrico Bernardi. E la prima casa automobilistica italiana non fu la FIAT ma la padovana Miari&Giusti.

Museo Nicolis, Enrico Bernardi, Motrice Pia, ph Angelo Rosa

La “Motrice PIA”

Tutto cominciò a Quinzano, piccola frazione del comune di Verona nella quale, nel 1841, nacque Enrico Bernardi, sin da giovane con un particolare interesse per la matematica e la meccanica.
Fu lui a fondare, dopo essersi laureato in ingegneria a Padova, l’Istituto Macchine dell’Università patavina e a brevettare nel 1882, dopo anni di studi, la motrice PIA.
Si chiamava così il primo motore a scoppio a benzina e venne applicato a una macchina da cucire presentata poi all’Esposizione Nazionale di Torino nel 1884. Nello stesso anno, Bernardi applicò la motrice PIA al triciclo del figlioletto, facendolo diventare di fatto il primo veicolo a motore circolante su strada.

Museo Nicolis, Enrico Bernardi, Motrice, @Angelo Rosa

La prima casa automobilistica italiana? Nacque a Padova

Dal triciclo con motrice Pia al primo autoveicolo a quattro ruote con motore a scoppio il passo fu davvero breve, vista l’epoca.
E a produrlo non fu la FIAT ma un’azienda padovana, la Miari&Giusti, fondata nel 1894 da due lungimiranti imprenditori padovani che contattarono il Bernardi nell’intento di produrre auto su vasta scala.
La sede produttiva dell’azienda era in via San Massimo a Padova. Ma la Miani&Giusti non riuscì a mantenersi sul mercato che per quattro anni.
Purtroppo la domanda non fu così elevata come immaginato, mancavano investimenti e l’azienda venne messa presto in liquidazione.
A circa 400 chilometri di distanza, però, qualcun altro intuì la potenzialità del progetto: era il giovane Giovanni Agnelli, che visitò in più occasioni quella “fabbrica di sogni”. Quando venne definitivamente chiusa, Agnelli non si lasciò sfuggire il Bernardi e gli propose di collaborare nella sua Società anonima Fabbrica Italiana di Automobili. Il resto è storia.
Ancora in molta parte veneta, visto e considerato che sono ancora due, in regione, le cosiddette “Città dei Motori”.  In due modi diversi.

Verona, Città dei motori

Verona ospita da oltre dieci anni la più grande esposizione al mondo dedicata alla moto personalizzata: il Motor Bike Expo, salone internazionale dedicato agli amanti delle due ruote customizzate, che nell’ultima edizione ha toccato i 170.000 visitatori.
E’ proprio grazie a questo importante evento che Verona è entrata a far parte del Club delle Città dei Motori, la rete ANCI che raggruppa i comuni a vocazione motoristica: dalla produzione, agli eventi, dai musei ai circuiti.
In mostra, ogni anno ci sono pezzi unici delle più importanti case motociclistiche, abbigliamento, accessori e componentistica.
L’ evento negli ultimi anni si è allargato varcando i confini della Fiera coinvolgendo altri luoghi della città con attività e iniziative rivolte al pubblico.

 

Il Museo Nicolis a Villafranca di Verona

Ma anche Villafranca di Verona fa parte del network Città dei Motori.
Qui si trova infatti una straordinaria collezione privata nata grazie a Luciano Nicolis, veronese, classe 1933.
Nel suo “Museo dell’Auto, della Tecnica e della meccanica”, edificio di ben 6.000 mq aperto nel 2000, hanno trovato casa oltre alle automobili d’epoca anche moto, biciclette, aerei, strumenti musicali, macchine fotografiche e per scrivere, calcolatori e macchine da cucire.
In tutto dodici collezioni che narrano due secoli di storia dei motori e dell’automobilismo con pezzi unici e straordinari collezionati da Nicolis nel corso della sua vita, a partire dalla famosa Motrice PIA fino alla mitica DeLorean DMC 12, protagonista della saga di Ritorno al Futuro.
Una collezione senza pari che ha valso al Museo premi prestigiosi come il Museum of the Year e il The Historic Motoring Awards nel 2018 e anche il più recente titolo italiano di “Best in Classic 2021 – Museo dell’Anno”.

Il Museo Bernardi a Padova

Anche Padova, dove tutto nacque grazie alla geniale idea di Enrico Bernardi, ha il suo Museo delle Macchine.
Allestito nel Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università, il museo dedicato a Bernardi custodisce i suoi primi motori, risalenti al 1878, i quaderni con gli appunti, i disegni, i risultati delle sue ricerche e soprattutto la vettura Bernardi targa 42-2.
Una tre ruote prodotta in cento esemplari di cui ne esistono soltanto cinque, ma l’unica funzionante è proprio quella presente al Museo delle Macchine di Padova.

Luisa Quinto

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