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L’amore ai tempi della Serenissima.

All’Archivio di Stato la mostra “Amori di carta e carte d’Amore”

 

Il gioco, l’amore, la follia. In sostanza, la vita. Di ogni secolo. Una delle declinazioni culturali più curiose del tema di questo Carnevale 2020 è “Amore di carta e carte d’amore”.
Si tratta di una mostra singolare, allestita dall’Archivio di Stato di Venezia dal quale, tra carteggi vari, sono uscite tre storie d’amore.


Diverse fra loro, sono degne di essere raccontate non solo perché restituiscono uno spaccato di un’epoca ma anche perché riassumono ciò che, pur passando i secoli, resta inalterato.

L’Amore Violento

Raccolte in un video, le vicende fanno parte di fascicoli processuali che hanno coinvolto il Consiglio dei Dieci e gli Esecutori contro la bestemmia, chiamati a decidere sulle sorti dei malcapitati. In tempi di codice rosso, una delle tre storie risulta quanto mai contemporanea e riguarda la sorella del celebre letterato e giornalista Gasparo Gozzi, Emilia.
Sposata al nobile Giandaniele Montereale Mantica, più volte è stata minacciata dal marito, “uomo collerico” che oltre a lei maltrattava i figli. Avendo dissipato anche buona parte della sua dote e del patrimonio familiare, non provvedeva più neppure al mantenimento e alle spese scolastiche.
E’ per questo che, al Consiglio dei Dieci, si rivolse Gasparo Gozzi, chiedendo che il genero fosse allontanato.

Parte della lettera scritta al Consiglio dei Dieci da Gasparo Gozzi

Era il 1768 e il Consiglio dei Dieci non tardò molto a rispondere, confinando Giandaniele Montereale Mantica nel castello di Chioggia dello zio, dove l’uomo continuò a vivere dissolutamente.

L’Amore Fedele

Quello di Emilia Gozzi fu un amore sfortunato e violento.
Ma dai carteggi dell’Archivio di Stato di Venezia è uscito anche un “Amore Fedele” al di fuori dei canoni.
E’ quello racchiuso tra i faldoni del “Processo Boeman“, che ha interessato il Consiglio dei Dieci tra il 1785 e il 1789.
In quegli anni, una banda di vagabondi girava tra Brescia e Venezia chiedendo l’elemosina. Lo faceva però esibendo all’occorrenza dei falsi permessi alla questua.
La loro presenza e la consapevolezza che si trattasse di una truffa, aveva avviato un carteggio tra gli organi di sicurezza delle aree che attraversavano.
Erano coinvolte 23 persone, tra le quali una donna, Anna Maria Teresa Boeman, moglie di Giuseppe Bon. Appena venticinquenne lui, di ventinove anni e già vedova lei che, sposando Giuseppe e accettando una dura sorte nel momento in cui lui perse il piede e la mano destra, finì con il vivere di stenti andando a far l’elemosina mentre il marito passava le giornate in osteria. Coinvolta nel processo, Anna Maria Teresa Boeman dichiarò di non saper né leggere né scrivere, di essere all’ocuro del fatto che quei documenti fossero falsi e di vivere nell’impossibilità di sottrarsi al suo triste destino. Chiedeva quindi l’assoluzione in quanto, essendo moglie, aveva l’obbligo di seguire il marito e di essergli in buona e cattiva sorte fedele. Il Consiglio dei dieci condannò tutti gli imputati accogliendo invece la richiesta di assoluzione di Anna Maria Teresa Boeman.

L’Amore Ostacolato

L’ultimo carteggio fa luce invece su un amore ostacolato. Anche questo un filone che ritorna nei secoli. A denunciare il figlio è un nobil signore assolutamente contrario al suo amore per la domestica di casa. Rivoltosi agli Esecutori della bestemmia, il padre chiede dunque di allontanare il figlio da Venezia e di mandarlo “a levante” con le truppe. Il tribunale sente anche la giovane donna coinvolta, che ammette di esser stata sedotta e di essere innamorata rivelando però anche di aver ricevuto una promessa di matrimonio. Proprio per questo, chiede agli Esecutori di liberarlo e di non allontanarlo da lei. Al di là delle differenze sociali e della convenienza economica, vince l’amore. Gli esecutori infatti rispondono positivamente alla giovane, a patto che i due si sposino davvero.
Il video della mostra, creato partendo dai documenti processuali esposti in originale, si può vedere all’Archivio di Stato fino al 25 febbraio (dalle 10 alle 13, ingresso gratuito) o attraverso il canale Youtube dell’Archivio di Stato di Venezia, che ha lanciato “un’iniziativa di fundraising per il restauro di un documento che raffigura i terreni di proprietà della Scuola di S. Maria della Natività di Chioggia, vicini al forte di San Felice, dove venne confinato il protagonista di una delle vicende amorose narrate”.

 

 

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