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Allerta aviaria: in Polonia primo focolaio nei gatti

Allerta aviaria: in Polonia primo focolaio nei gatti

Le autorità sanitarie internazionali raccomandano di rafforzare la sorveglianza negli uccelli selvatici e nei mammiferi

E’ allerta-aviaria A/H5N1 in Polonia per un focolaio riscontrato nei gatti. A esserne colpiti, in 2 settimane, 29 felini, 14 dei quali sono stati soppressi e 11 deceduti. L’Organizzazione mondiale della Sanità Oms comunica che al momento la fonte dell’esposizione al virus aviario è sconosciuta ma le indagini sono in corso.

Dopo la segnalazione di decessi insoliti nei gatti in tutto il Paese, arrivata all’Oms lo scorso 27 giugno dalle autorità polacche, sono stati testati 47 campioni, prelevati da 46 gatti e 1 caracal, di cui 29 sono risultati positivi.

Rafforzare la sorveglianza negli uccelli selvatici e nei mammiferi

I campioni positivi all’aviaria sono stati registrati in 13 aree geografiche della Polonia e alcuni gatti hanno sviluppato sintomi gravi come difficoltà respiratorie, diarrea sanguinolenta e segni neurologici con rapido peggioramento e morte in alcuni casi. Al 12 luglio l’Oms ha comunque comunicato che nessun contatto umano con gatti positivi al virus A/H5N1 ha riportato sintomi.

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Sono stati segnalati casi anche negli animali da pelliccia in allevamenti di volpi artiche e visoni in Finlandia. Considerato che il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità continua a circolare ampiamente tra gli uccelli selvatici in Europa causando un’elevata mortalità in diverse specie dalle zone più settentrionali della Norvegia fino al Mediterraneo, le autorità sanitarie internazionali invitano a rafforzare la sorveglianza anche nei mammiferi.

E l’Autorità europea per la sicurezza alimentare EFSA del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ECDC e del laboratorio di referenza europeo per l’influenza aviaria presso l’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) delle Venezie raccomandano di intensificare la sorveglianza attiva della malattia negli uccelli selvatici, soprattutto quelli acquatici per meglio cercare di identificare i diversi virus ad alta patogenicità in natura.

La situazione epidemiologica negli uccelli in Europa, attenzione ai gabbiani

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2022, in 67 Paesi di Asia, Africa, Europa e Americhe sono stati segnalati focolai di aviaria nei volatili selvatici e e nel pollame con 131 milioni di capi di quest’ultimo persi a causa della malattia o per abbattimento. Nel 2023, soprattutto nelle Americhe, segnalazioni sono arrivate da altri 14 Paesi e la malattia continua la sua diffusione.

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Guardando all’Europa, nel periodo aprile-giugno i focolai sono stati 732 (98 in uccelli domestici, 634 in selvatici) in 25 Paesi. Un numero particolarmente alto si è avuto nel Sud-Ovest della Francia a danno delle anatre domestiche, mentre la situazione complessiva nel pollame è migliorata.

Tra gli uccelli selvatici, sono stati colpiti da aviaria diverse nuove specie di uccelli acquatici, in particolare gabbiani comuni e sterne, con un aumento della mortalità. Numeri che per gli esperti sono destinati a crescere durante i mesi estivi considerata la recente identificazione di virus H5N5 di origine euroasiatica in Canada e di virus H5N1di origine africana lungo le coste mediterranee europee.

L’aviaria nei mammiferi, rischi bassi per l’uomo

I virus di aviaria H5N1 attualmente in circolazione in Europa, come sottolineano gli esperti, hanno una preferenza per i ricettori cellulari di tipo aviario pur se sono state rilevate diverse mutazioni associate a un adattamento nei mammiferi e ad un aumento del potenziale zoonotico, ovvero delle malattie causate da agenti trasmessi per via diretta o indiretta dagli animali all’uomo.

Si tratta per la maggior parte di carnivori selvatici che cacciano uccelli selvatici o si nutrono di uccelli selvatici morti. Finora sono almeno 26 le specie note di mammiferi a essere state colpite con positività, anche in animali domestici, è il caso della Polonia, come cani e gatti.

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Quali sono i rischi per l’uomo? L’ECDC, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha valutato che il rischio di infezioni per la popolazione è basso in generale e moderato per le persone esposte professionalmente o per altri motivi a contatto con infetti. Tra maggio e luglio 2023, solo 2 casi di infezione da H5N1 sono stati rilevati in esseri umani nel Regno Unito e 3 in Cina da H9N2, H5N6 e H3N8, con il decesso di una persona.

Va detto però che a livello globale in una dichiarazione congiunta Fao, Oms e Woah, l’Autorità mondiale per la salute degli animali, affermano che i focolai rappresentano un rischio anche per l’uomo. In alcuni mammiferi possono fungere da serbatoi di rimescolamento genetico per i virus dell’influenza portando all’emergere di nuove varianti che potrebbero essere più dannose per gli animali e l’uomo.

La prevenzione per frenare la diffusione dell’aviaria

Per contrastare il diffondersi della malattia, le Organizzazioni internazionali stanno svolgendo studi per comprendere eventuali cambiamenti biologici del virus che potrebbero aiutarlo a diffondersi più facilmente tra i mammiferi, compreso l’uomo.

I Paesi sono stati così esortati ad adottare azioni di prevenzione quali il rafforzamento della sorveglianza negli animali selvatici e domestici, delle misure di biosicurezza in allevamento e la possibilità di usare la vaccinazione nel pollame. Anche per quanto riguarda i mammiferi è opportuno aumentare il controllo dei virus altamente patogeni nei carnivori selvatici o domestici nelle aree ad alto rischio ed evitare l’esposizione degli animali domestici carnivori ad animali morti o malati (mammiferi e uccelli).

 

Silvia Bolognini

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