Alberto Angela: la “mia” Venezia

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Nella foto in alto: PH© Barbara Ledda

Oltre “Stanotte a…”, il programma che ha fatto grandi ascolti su RaiUno, la visione della città del grande documentarista

 

La “sua” Venezia ha fatto quasi cinque milioni di ascolti in prima serata su RaiUno (con uno share superiore al 25%). Alberto Angela ha raccontato al grande palcoscenico gli aspetti più e meno noti della Serenissima, tra storia e presente, con il tipico accattivante stile dei documentari “di famiglia”. Del resto, chiacchierando con lui, emerge chiaramente che il figlio d’arte di Piero conosce perfettamente la nostra città e i suoi segreti. E, nel suo intimo, ne è profondamente innamorato.

PH© Barbara Ledda

«Ogni volta che arrivo a Venezia, non cesso mai di stupirmi: è come se la vedessi per la prima volta. Quando si scende dal treno, alla stazione, di colpo si esce e si vede l’acqua. Quell’acqua color verde, con vaporetti che passano, persone che passano, a destra e sinistra, normalmente. È una città eccezionale, una città che non esiste, al mondo. Si parla della Venezia del Nord, della Venezia dell’Asia… No: Venezia è unica e ha tanto, tanto da raccontare. Quello che a me piace è soprattutto passeggiare, per Venezia. Passeggiare tra la gente, oppure nel silenzio della notte. Venezia è come una persona che ti parla con dei silenzi. E i suoi silenzi non li comprende la tua testa, li comprende il tuo cuore. Quando passeggi di notte, c’è una magia unica, che ritrovo ogni volta che torno qui».

PH© Barbara Ledda

Nel realizzare il programma trasmesso dalla Rai, Angela ha riproposto il format di “Stanotte a…”, già adottato a Roma, Firenze e Torino, per far emergere una Venezia diversa. «Abbiamo cercato di farci raccontare da Venezia il suo passato. E devo dire che Venezia ha una magia particolare rispetto a tutte le altre città. Perché nelle altre città si va a visitare musei, monumenti, luoghi e si entra all’interno di questi luoghi. Invece, la magia di Venezia è quello che c’è fuori dai palazzi. Venezia viene visitata per le atmosfere che circondano gli antichi palazzi, che si respirano nelle calli. Quando ci si ferma, passeggiando di notte, e si sta su un piccolo ponte su un canale, si vede la luna riflessa. Oppure si sentono dei passi lontani… di colpo probabilmente trovi te stesso. Un te stesso protetto da questa antichissima storia. E vuoi conoscerla meglio. La magia di questa città è la stessa che ti dà una persona. Immagina di essere con lei ad una cena a lume di candela: quello che ti dice suona completamente diverso. Venezia si viaggia e si esplora con il cuore: è quello che abbiamo cercato di fare».

Nelle cinque settimane di lavoro, Alberto Angela e la sua troupe hanno vissuto tante esperienze singolari, alcune delle quali probabilmente sconosciute anche alla maggior parte delle persone che vivono a Venezia. «Ho scoperto che Venezia è l’unico posto al mondo in cui l’acqua sale dal basso e scende dall’alto. In Piazza San Marco, dalle 3.30 alle 4.30, non c’è nessuno. Anzi no, perché non tutti i piccioni, a quell’ora, dormono… Attorno alle 2, 2.30 passa ancora qualcuno, di solito cantando. Poi la piazza è tutta per te, straordinaria. E questo succede ogni sera. Poi, verso le 4.30-5, iniziano rumori strani: i trolley dei turisti che si dirigono all’aeroporto a prendere i voli low cost».

PH© Barbara Ledda

La Venezia raccontata in 4K HDR (una tecnica di immagine che va oltre l’alta definizione cinematografica) è così riuscita ad entrare non solo nel cuore di capolavori come la “Tempesta” di Giorgione o l’Uomo Vitruviano di Leonardo, ma nello stesso notturno cuore pulsante della città storica, superando difficoltà tecniche, ma venendo ripagati da momenti irripetibili… «Vedendo il dietro le quinte, gli spettatori si saranno accorti delle difficoltà che ci sono nel lavorare a Venezia, anche solo per portare i materiali o lasciare la barca. E poi non è facile illuminare una città poco luminosa come Venezia. I palazzi affacciati sul Canal Grande non sono mai illuminati, di notte, come abbiamo fatto artificialmente noi. E c’è stato così un momento in cui, verso le 3.30-4, si è venuta a creare una situazione mai vista: con meno vaporetti che passano, le acque si sono calmate e il Canal Grande è diventato uno specchio in cui si è potuta vedere una doppia Venezia riflessa nell’acqua. Un incantesimo che è durato per venti minuti… poi è passato un vaporetto e tutto è finito»

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