Tedici (iLMeteo.it): “Si va verso un inverno molto caldo, con il rischio di forti piogge tra dicembre e gennaio”
La probabilità che El Niño attualmente in corso si riveli il fenomeno naturale di questo tipo più forte mai registrato continua a consolidarsi e a produrre conseguenze in tutto il pianeta.
Un’allerta tale da spingere, nel Regno Unito, il ministro dell’Ambiente, Angela Eagle, a lanciare un appello preventivo sul fronte della protezione civile. L’ invito è stato quello di fare scorte di cibo, acqua e alimenti a lunga conservazione.
Il Governo britannico punta in tal modo a far sì che la popolazione sia in grado di far fronte all’eventualità di una sospensione di qualche giorno di elettricità e acqua potabile provocata da eventi meteo estremi, annunciando anche una campagna pubblica sulla preparazione delle famiglie alle emergenze. E questo anche in considerazione delle catene di approvvigionamento, che dipendono per molti prodotti da Paesi fortemente colpiti da El Niño, come l’India.

El Niño: il Regno Unito non è l’Italia
Se è innegabile che ci troviamo di fronte a un fenomeno globale, al tempo stesso va ricordato che l’influsso di El Niño non è lo stesso a tutte le latitudini.
“A livello meteorologico – sottolinea Lorenzo Tedici, responsabile media di iLMeteo.it – il Regno Unito è uno dei territori più colpiti dalle tempeste atlantiche provenienti da Sud-Ovest, che colpiscono Inghilterra e Irlanda e sono mediamente più forti con un fenomeno di livello “super” come quello attuale. Essendo nel Mediterraneo, invece, l’Italia ne risente molto meno”.
Il fenomeno, spiega Tedici, si lega al grande calore accumulato nel Pacifico, che si estende gradualmente alla zona subtropicale atlantica, dando vita, per la differenza di temperature con l’area polare, a una forte corrente a getto, cioè di venti in quota oltre 9 mila metri. E l’allerta del ministro britannico, continua l’analisi del meteorologo, si lega alle previsioni del Met Office, che ha emesso una previsione di “tempeste più intense già verso novembre, destinate poi ad attenuarsi sul Regno Unito con l’abbassamento verso Sud della corrente a getto”.

L’impatto di El Niño sull’Italia
La nostra Penisola, come buona parte dell’Europa, per ora dunque si chiama fuori. Quando però inizierà questo spostamento della corrente, quasi come per effetto di un nastro trasportatore, inizierà una seconda fase che potrebbe interessare anche noi. “Tra dicembre e gennaio – riprende Lorenzo Tedici – c’è il rischio di forti piogge, nel nostro Paese. Stiamo andando verso un inverno molto caldo. La neve non dovrebbe mancare, ma probabilmente solo oltre i 2 mila metri, trasformandosi invece in pioggia al di sotto di queste quote”.
L’analisi sull’Italia deve tenere in considerazione anche la temperatura molto elevata, tra i 27 e i 28 gradi, che registrano attualmente i nostri mari. “Consideriamo – ricorda – che a ogni grado corrisponde un 8% di umidità in più. Ed è proprio questa combinazione tra il nostro mare e il picco di El Niño tra dicembre e gennaio che rende più probabili precipitazioni ed eventi estremi, richiedendo di monitorare la situazione tra fine autunno e inizio inverno. Il tutto pur ritenendo esagerata l’idea di fare scorte di cibo anche da noi”.

La combinazione tra El Niño e l’estate 2026 in Europa
Se le tempeste e i cicloni atlantici più forti (da non confondere con gli uragani atlantici, al contrario indeboliti da El Niño) che saranno possibili nel Regno Unito tra ottobre e novembre sono una previsione verosimile, il discorso cambia spostando il ragionamento sul continente europeo. Qui, infatti, El Niño ha sempre avuto un impatto non molto importante e soprattutto, illustra il meteorologo di iLMeteo.it, “non c’è una correlazione scientifica netta. Lo studio del Met Office, realtà importante in questo settore, segna però una linea da tenere in considerazione”.
E il ragionamento sull’Europa deve tenere in conto una serie di fattori. “Da una decina d’anni – conclude Tedici – le temperature sono sopra le medie. Adesso, inoltre, gli oceani hanno già iniziato ad evaporare in maniera significativa, liberando nell’atmosfera a livello globale una quantità elevata di vapore acqueo. Così, se è difficile sapere esattamente cosa comporterà il Super El Niño, visto che un fenomeno di questa entità a volte si traduce in piogge estreme ma altre volte nella mancanza di piogge, non va sottovalutata la combinazione di caldo e umido in un contesto con un Mediterraneo molto caldo e l’estate più rovente della storia”.
Alberto Minazzi



