Il museo di Piazza San Marco cambia pelle e guarda già alle prime grandi mostre della nuova stagione. I lavori sono già in corso. In arrivo un secondo intervento da 5 milioni, con la riapertura di mille metri quadrati chiusi da dieci anni
Per anni è stato semplicemente il Correr.
Il museo di Piazza San Marco dove entrare per attraversare la storia di Venezia: le sue origini, i simboli della Serenissima, il Doge e le magistrature, le rotte dello Stato da Mar, le feste, le guerre, la vita quotidiana. E poi il Palazzo Reale, Sissi, Francesco Giuseppe, la Venezia austriaca e quella dei Savoia.
Adesso quel museo sta cambiando.
E non soltanto perché cambieranno le sale, gli impianti o i percorsi di visita ma perché il Grande Correr sta ridisegnando la propria funzione puntando a diventare anche più competitivo quando si tratta di grandi mostre.
Basta guardare ai primi tre nomi in calendario per capire quanto: Giandomenico Tiepolo, Paolo Veronese e Andrea Mantegna.
Tre grandi artisti per il Grande Correr
Il primo cantiere è già aperto.
Ieri il sopralluogo del sindaco Simone Venturini, presidente della Fondazione Musei Civici Venezia, della presidente Mariacristina Gribaudi e dei responsabili del museo ha segnato una nuova tappa di un progetto che, rispetto a quando venne presentato, ha ormai smesso di essere soltanto sulla carta.
L’investimento del primo lotto è di 3,5 milioni di euro.

Il cuore dell’intervento è nella riqualificazione degli spazi destinati alle esposizioni temporanee e soprattutto negli impianti: nuovi sistemi all’avanguardia che potranno garantire le condizioni necessarie per conservare opere delicate e rispondere agli standard richiesti dai grandi musei per concedere i propri prestiti.
“Venezia deve poter contare su spazi espositivi all’altezza del suo nome, capaci di accogliere grandi mostre e dialogare con i principali musei e le istituzioni internazionali – ha spiegato il sindaco di Venezia SimoneVenturini -. Il sogno Grande Correr prende sempre più forma grazie a una visione che va oltre il singolo intervento e integra spazi, tecnologia, tutela delle opere e qualità dell’offerta culturale” .
E proprio Tiepolo nel 2027 e Veronese nel 2028, ha concluso, saranno “due appuntamenti simbolici di questa nuova stagione”.

Giandomenico Tiepolo: 300 anni e una nuova apertura
Nell’autunno del 2027, a trecento anni dalla sua nascita, saranno le opere di Giandomenico Tiepolo ad aprire la nuova stagione espositiva.
Figlio di Giambattista, Giandomenico ha costruito una sua personalità artistica indipendente.
Se il padre fu il pittore degli affreschi spettacolari e dei grandi cieli aperti, lui lo fu della vita quotidiana, delle folle, del teatro. Soprattutto di Pulcinella, trasformato in un personaggio grottesco, ironico, capace di raccontare con malinconia un mondo che stava cambiando.
Giandomenico guardava oltre la Venezia ufficiale dei palazzi e delle celebrazioni.
E forse non è casuale che il nuovo Correr, nel suo voler raccontare la città nella sua complessità, cominci proprio da lui.

Veronese, il pittore che mise in scena la magnificenza della Serenissima
Nel 2028 toccherà a Paolo Veronese. Anche in questo caso, per una ricorrenza: i cinquecento anni dalla nascita di un artista per il quale il Grande Correr sta preparando un percorso dedicato alla produzione veneziana e al rapporto con la Serenissima, della quale ha dato un’ immagine potente, spettacolare.
Le sue tele sono grandi, affollate, contengono architetture monumentali, abiti preziosi, banchetti, colori che sembrano accendersi uno accanto all’altro. Nei suoi dipinti, la Venezia del Cinquecento appare come una gigantesca scena pronta a ospitare il mondo.

Paolo Caliari era nato a Verona, da cui il soprannome diventato nome d’arte, ma fu Venezia a offrirgli alcuni dei più importanti incarichi della sua carriera. E fu a Venezia che costruì una parte fondamentale della sua leggenda.
Il rapporto tra l’artista e la Serenissima sarà proprio uno dei fili conduttori della mostra del 2028.
Mantegna, l’artista che cambiò il modo di guardare
Sul tavolo della nuova stagione del Grande Correr c’è anche Andrea Mantegna.
Nato nel padovano nel Quattrocento, Mantegna è stato uno dei grandi protagonisti – innovatori – della pittura rinascimentale.
Prospettive ardite, scorci che sembrano portare lo spettatore dentro il dipinto, corpi solidi e quasi scolpiti: la sua pittura ha cambiato il modo di costruire lo spazio e di rappresentare la figura umana.
Nel 1453 sposò Nicolosia Bellini, figlia di Jacopo e sorella di Gentile e Giovanni, entrando così in una delle grandi famiglie della pittura veneziana del tempo.
Tiepolo, Veronese e Mantegna sono tre artisti che attraversano tre secoli e tre modi diversi di raccontare il Veneto e Venezia.

Il prossimo capitolo: 5 milioni e mille metri quadrati che tornano a vivere
Il Correr non chiuderà durante la sua trasformazione.
I lavori procederanno a moduli e i cantieri saranno una sorta di “retrobottega” che rende gli interventi previsti diversi dal solito racconto sui lavori pubblici.
D’altra parte, non si tratta per il museo di un semplice restyling ma di una trasformazione in grado di di offrire un nuovo modo di leggere la storia di Venezia.
Con anche nuovi spazi per farlo.
Se il primo cantiere da 3,5 milioni è già aperto, il secondo si appresta a farlo.
Riguarderà il secondo piano, oltre mille metri quadrati di museo che, dopo dieci anni, riapriranno al pubblico 27 nuove sale.
La gara d’appalto è in corso e l’intervento prevede un investimento di 5 milioni di euro.
Si terrà proprio qui la prima grande mostra su Giandomenico Tiepolo.
Un nuovo racconto
Ma una rivisitazione è prevista anche per le sue preziose collezioni che raccontano Venezia dalle origini della città fino all’Ottocento al fine di riportare al centro l’idea di museo che fu nelle intenzioni di Teodoro Correr, il nobile veneziano che alla sua morte, nel 1830, lasciò alla città la sua straordinaria raccolta, fino alle nuove sezioni pensate per raccontare la Venezia urbana, politica, marittima e sociale.
La storia della Serenissima, quella del Palazzo Reale, con le stanze legate a Francesco Giuseppe e a Elisabetta d’Austria, la sala Moresca e le trasformazioni arrivate con Casa Savoia si racconteranno dunque in un modo diverso.

Il progetto prevede infine la tutela e, dove possibile, la ricostruzione filologica degli interventi realizzati da Carlo Scarpa negli anni Cinquanta, con il recupero di arredi e apparati museografici che fanno parte essi stessi della storia del museo.




