Il Mediterraneo sempre più caldo alimenta un’atmosfera carica di energia e aumenta il rischio di fulmini. Il meteorologo Lorenzo Tedici: “fino a novembre ne cadranno moltissimi”
Prima i 18 mila fulmini registrati in appena sei ore durante il violento maltempo che a fine luglio ha colpito la Toscana, poi, a ridosso di Ferragosto, la nuova fase di instabilità annunciata dopo settimane di temperature eccezionalmente elevate, con temporali intensi, grandinate e downburst attesi soprattutto al Nord.
È un’estate italiana sempre più segnata dall’alternanza fra caldo estremo e improvvise esplosioni temporalesche. Un contrasto che ha un protagonista spesso spettacolare e al tempo stesso pericoloso: il fulmine.
Non si tratta soltanto di una suggestione legata ai temporali estivi.
Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media di iLMeteo.it, la frequenza dei fulmini è in aumento.
Accumulo di energia e riscaldamento globale
“L’atmosfera è carichissima di energia – spiega Tedici -. Da qui a novembre l’Italia dovrà fare i conti con moltissimi fenomeni temporaleschi. E in alcune giornate i fulmini possono arrivare a superare quota 100 mila”.
La tecnologia permette oggi di seguirli con una precisione impensabile fino a pochi decenni fa, consentendo anche di allertare circa il loro arrivo con i temporali anche con un’ora di anticipo e una previsione attendibile geograficamente nell’ordine di qualche centinaio di metri, ma resta molto più difficile prevedere il punto esatto in cui cadrà un fulmine.
“La frequenza dei fulmini – spiega Lorenzo Tedici – è in aumento per l’accumulo di energia nell’aria e per il riscaldamento globale, da cui deriva un aumento dei temporali e dei fenomeni estremi. Il picco assoluto si è toccato nel 2015, ma quei numeri sono stati nuovamente raggiunti a partire dal 2022 e questo succederà anche quest’anno. La tendenza è infatti all’aumento”.
Dove il cielo fa più paura
L’Italia, sottolinea il meteorologo, non è però la zona del mondo in cui si registra il maggior numero di fulmini: “Questo record spetta a Maracaibo, in Venezuela, per la presenza di un lago salmastro caldissimo e umido vicino alle Ande, da cui scendono arie fredde che portano alla formazione di temporali. Non a caso, in passato, lì il gran numero di fulmini faceva sì che la zona venisse usata addirittura come faro”.
Ciò non toglie che anche da noi, essendo al centro di un Mediterraneo sempre più caldo, i fulmini facciano sul serio.
“Roma, insieme al Friuli e alla zona dei laghi lombardi, è una delle zone maggiormente interessate. Al riguardo – anticipa Tedici – possiamo dire che per domani prevediamo che ne cadranno sicuramente sul lago di Como e in Valtellina”.
Come si formano i fulmini
Ma come nascono i fulmini?
“All’interno dei cumulo-nembi che provocano i temporali -spiega il meteorologo – c’è una sorta di grandissima batteria elettrica. Con lo scontro o lo sfregamento di cristalli di ghiaccio, che tendono ad andare verso l’alto, con gocce d’acqua super-raffreddata avviene un passaggio di cariche elettriche. Attraverso le correnti ascensionali e discensionali e i venti fortissimi che si verificano durante un temporale, tutta la carica positiva della nuvola si sposta in alto, mentre quella negativa va alla base, dove viene attratta dal terreno, che ha a sua volta una leggera carica positiva. Dalla differenza di potenziale si crea così il fulmine, che cerca di scaricarsi verso il basso, all’inizio non ci riesce, dando vita a fenomeni tra nube e nube, ma progressivamente si incontra con il terreno, producendo tra l’altro temperature di 30 mila gradi (5 volte superiori a quelle del Sole) che riscaldano l’aria, fanno dilatare i gas e in tal modo, un po’ come accade in un tamburo, attraverso espansioni e contrazioni producono il tuono. Il tutto, anche se i fulmini ci appaiono giganteschi per la loro luminosità, attraverso un fascio di corrente elettrica di 2, massimo 5 centimetri di larghezza”.




