A Venezia riapre quello di Ca’ Rezzonico, mentre nel resto del Paese continua il completamento di restauri resi possibili anche grazie alle risorse del Pnrr
“Riapre al pubblico il giardino di Ca’ Rezzonico! Un giardino speciale, a ingresso libero, curato e silenzioso, accessibile a tutti negli orari di apertura del Museo che ha accanto. Una scoperta per molti, già un luogo del cuore per alcuni”.
Così, sui suoi canali social, la Fondazione Musei Civici Venezia, ha appena dato l’annuncio della riapertura di quella che lo stesso post definisce “uno spazio verde nel centro storico di Venezia punto di riferimento per adulti e bambini”.
I giardini, a Venezia, non mancano: se ne contano addirittura circa 500.
Ma spesso sfuggono a chi si approccia a una città apparentemente fatta quasi solo di pietre che si affacciano sull’acqua. E questo perché una buona parte di aree verdi è privata.
Con questa riapertura, dunque, veneziani e turisti possono tornare ad appropriarsi gratuitamente di uno spazio verde al contrario messo a disposizione di tutti. Una tendenza alla riapertura alla fruizione pubblica che, grazie anche ai fondi Pnrr, negli ultimi anni sta interessando molte parti d’Italia.
Il giardino di Ca’ Rezzonico
Come avvenuto anche negli anni passati, anche la chiusura del giardino di Ca’ Rezzonico che si è appena conclusa è legata a lavori effettuati al Museo del Settecento Veneziano ospitato dall’edificio affacciato sul Canal Grande a cui appartiene l’area verde. Del resto, è stata proprio l’apertura al pubblico degli spazi espositivi, nel 1936, a rendere fruibile dalla cittadinanza anche il giardino.

Precedentemente riservato a proprietari e loro ospiti, proprio nel ‘900 lo spazio verde è stato oltretutto reinterpretato, rispetto all’assetto settecentesco di semplice spazio esterno tipico di una dimora patrizia e alla successiva fase ottocentesca, assumendo l’attuale aspetto basato su un impianto di aree verdi, percorsi e spazi per attività didattiche e familiari all’interno di un disegno originale.
Il giardino di Ca’ Rezzonico, a cui si può accedere anche senza acquistare il biglietto per il museo (anche se solo negli orari di apertura dello stesso), è caratterizzato da aiuole di bosso, una pergola ricoperta da glicine e una vera da pozzo centrale. Ristrutturato dall’architetto Giorgio Bellavitis, in un recente rinnovamento è stato dotato anche di uno spazio con giochi per bambini.
Le tante aree verdi di Venezia
Quello di Ca’ Rezzonico è uno degli spazi verdi veneziani visitabili in edifici aperti al pubblico. Tra questi, vanno ricordati per esempio la corte della Querini-Stampalia, reinventata negli anni ‘50 da Carlo Scarpa, il giardino di Ca’ Bembo e quelli di Palazzo Cavalli Franchetti (sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti) e Palazzetto Bru Zane con i suoi putti in mezzo a rose e ortensie.
Ma non mancano nemmeno giardini pubblici veri e propri. Ci sono infatti i 9.500 metri quadri di parco Savorgnan, poco oltre il Ponte delle Guglie. Di poco più piccoli, 7.500 metri quadri, sono i giardini Papadopoli, realizzati nel 1834 su progetto di Francesco Bagnara, che furono ridotti dai 12 mila metri quadri originari in occasione della realizzazione del vicino Piazzale Roma.
Va ricordato anche il parco di Villa Groggia, nella zona di Sant’Alvise, sottratto all’abbandono con il restauro del 2004, ovviamente gli ottocenteschi i Giardini della Biennale, che ospitano i padiglioni espositivi, il parco delle Rimembranze sull’isola di Sant’Elena. Ancora, gli orti con le vigne di San Francesco della Vigna, fino ai Giardini Reali, alle spalle di Piazza San Marco.

L’Italia che riscopre e si riappropria dei suoi giardini
Non solo a Venezia, nei giardini italiani si incrociano storia, presente e futuro. Un patrimonio, insomma, su cui vale la pena di investire ai fini del recupero e della valorizzazione oltre che, nel contempo, di un rilancio anche per la fruizione pubblica. Un concetto che, negli ultimi anni, ha preso sempre più piede, trovando terreno fertile anche grazie alle risorse specifiche destinate nell’ambito del Pnrr.
Un recentissimo esempio concreto di questo tipo è quello che ha visto il completamento del progetto da 2 milioni di euro per il restauro della Palazzina dei Mulini e dei giardini delle Residenze Napoleoniche, riaperti all’Isola d’Elba con l’inaugurazione dello scorso 20 giugno. Residenti e turisti hanno così potuto tornare a godere di ampie porzioni di percorsi, bastioni e aree verdi rimaste per lungo tempo inaccessibili o compromesse.

Sempre in Toscana, ma a maggio 2025, a conclusione del centenario dell’Università di Firenze, era stato aperto per la prima volta al pubblico, dopo la riqualificazione, il giardino storico dell’Elettrice Palatina a Villa La Quiete, realizzato nella prima metà del ‘700 da Anna Maria Luisa de’ Medici. E, nel 2024, erano stati completati nel capoluogo toscano i lavori di restauro, con il ripristino dei giochi d’acqua, della Grotta degli animali del giardino della Villa di Castello.
Spostandoci a Roma, invece, a fine dicembre 2025 sono stati restituiti alla città, dopo i lavori di riqualificazione, cura e nutrimento con nuove essenze verdi, effettuati dal Dipartimento Tutela ambientale e resi necessari per il lungo periodo di abbandono, i giardini del Quirinale “Carlo Alberto”, dove è stato tra l’altro riportato alla funzionalità dopo 10 anni il laghetto, e “Sant’Andrea”, che ha visto anche il ripristino della fontana con i giochi d’acqua.
Alberto Minazzi



