Le risorse dell’idroelettrico e il nuovo Piano triennale contro il dissesto: 356 milioni complessivi tra valore prodotto dall’acqua e interventi per proteggere il territorio
C’è un filo che unisce due cifre apparentemente distinte: 99 e 257 milioni di euro.
La prima racconta il valore economico dell’acqua delle Dolomiti, la seconda il costo necessario per difendere il territorio quando la stessa acqua diventa una minaccia.
In mezzo c’è Belluno, una provincia dove l’acqua è da sempre una ricchezza e, allo stesso tempo, una delle principali sfide da governare. È l’acqua che riempie i bacini delle centrali idroelettriche, produce energia e genera valore.
Ma è anche l’acqua dei torrenti che, quando arriva con violenza, scende rapidamente dalle montagne, trascina detriti, scava gli alvei e mette sotto pressione strade, paesi e infrastrutture.
La partita che si apre oggi in Veneto riguarda proprio questo e la Regione ha annunciato due grandi capitoli di investimento.
Da una parte ci sono quasi 99 milioni di euro legati alle grandi derivazioni idroelettriche, dall’altra 257 milioni destinati alla difesa del suolo e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
Non sono due storie separate. Sono due facce dello stesso problema: convivere con l’acqua.

L’acqua che produce energia: 99 milioni tornano ai territori
Le montagne bellunesi alimentano una delle infrastrutture energetiche più importanti del Veneto.
Dighe, invasi e centrali trasformano l’acqua delle Dolomiti in energia, ma il tema della restituzione del valore prodotto è rimasto a lungo al centro del dibattito politico.
Ora una parte di quelle risorse torna sul territorio.
Dopo una lunga interlocuzione con Enel, Palazzo Balbi ha infatti comunicato di aver definito un’intesa che porterà complessivamente 99 milioni di euro tra canoni idrici e monetizzazione dell’energia gratuita spettante alla Regione.
44 milioni arrivano dalla rideterminazione dei canoni idrici e andranno a Belluno, perché chi mette a disposizione una risorsa naturale strategica deve poter beneficiare anche della ricchezza che quella risorsa produce, mentre altri 55 milioni derivano dalla monetizzazione dell’energia gratuita prevista dalla normativa regionale.
“Oggi annunciamo un risultato storico – ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani -. Grazie a interlocuzioni ripetute, avviate con ENEL sin dai primi mesi dall’insediamento della giunta, abbiamo finalmente incassato 99 milioni di euro, risultanti dalla rideterminazione dei canoni idrici. Quello che abbiamo ottenuto è un risultato importante, che testimonia l’esercizio di una forma ulteriore di autonomia regionale, che procede attraverso gli strumenti del dialogo”.

Il Veneto apre la partita del futuro idroelettrico
Le risorse saranno trasformate in servizi e opportunità per un territorio che deve fare i conti con spopolamento, difficoltà nei collegamenti e costi più alti rispetto alla pianura.
“Stiamo parlando di risorse che potranno sostenere il sistema sociosanitario, i trasporti, le scuole, la valorizzazione della montagna, le infrastrutture e altro – ha rilevato l’assessore all’Agricoltura – Foreste – Montagna – Politiche Venatorie e Pesca Dario Bond -. E’ una forma di autonomia fondamentale per il nostro territorio e attiveremo una cabina di regia congiunta per concertarne la destinazione”.

I 99 milioni di euro incassati dalla Regione rappresentano senz’altro una notizia importante.
Ma potrebbero non essere nemmeno l’aspetto più importante dell’intera vicenda.
Perché il Veneto sta ora lavorando a un tavolo tecnico che dovrà decidere il futuro delle grandi concessioni idroelettriche.
Lo ha annunciato l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Bitonci.
“Abbiamo affidato l’analisi delle soluzioni a un tavolo tecnico -ha reso noto-. Sulla base della relazione finale, prenderemo la decisione che porterà, secondo criteri oggettivi, il migliore beneficio al Veneto e ai veneti”.
Sarà stabilito dunque chi nei prossimi anni gestirà gli impianti quando le concessioni arriveranno a scadenza e con quali regole. Da questa decisione dipenderanno nuovi investimenti, introiti pubblici e manutenzione delle infrastrutture.
La partita interessa tutto il Veneto: la montagna, le sue infrastrutture, le sue risorse energetiche e la sua sicurezza hanno effetti sull’intera regione.

257 milioni contro il dissesto: una rete dei cantieri
Se in montagna il problema è l’acqua che erode e destabilizza versanti e alvei, in pianura il problema è l’acqua che esonda.
I 99 milioni dell’idroelettrico dicono che l’acqua delle Dolomiti ha un valore economico enorme.
Ma ci sono altri 257 milioni per la difesa del suolo a ricordare che quella stessa acqua va anche gestita e controllata.
Sono quelli contenuti nel Piano triennale dei lavori pubblici per la difesa del territorio approvato ieri e illustrato dall’assessore all’Ambiente della Regione Veneto, Elisa Venturini.
Non si tratta di una grande opera destinata a cambiare il volto del Veneto, ma di una rete di centinaia di interventi diffusi e fondamentali, soprattutto per chi vive nei territori fragili.
“Tra risorse regionali e sinergie messe in campo – ha spiegato Venturini – abbiamo concentrato circa 212 milioni di euro in interventi mirati alla protezione del territorio. A questi si aggiungono ulteriori 28 milioni di euro derivanti dalla riprogrammazione di fondi FESR, oltre a 20 milioni stanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per un’ulteriore serie di lavori. Si tratta di un complesso di interventi fondamentali per gestire in modo efficace la sicurezza idrica della nostra regione”.

Prima che l’acqua faccia danni
La sicurezza della montagna, insomma, si costruisce con una manutenzione continua: sistemando un alveo prima che diventi pericoloso, consolidando una sponda prima che ceda, riparando un’opera prima che un evento estremo la renda insufficiente.
Dietro i 257 milioni ci sono quindi cantieri per sistemare torrenti, ripristinare argini, recuperare opere danneggiate, fermare erosioni e contenere frane.
In pianura, invece, dove il problema maggiore sono le alluvioni, gli interventi sono “mirati a garantire l’officiosità dei corsi d’acqua e la stabilità degli argini, come quelli in provincia di Padova: “Penso ai lavori sul fiume Fratta, a tutela dei comuni di Montagnana e Merlara -dice ancora l’assessore all’Ambiente – al consolidamento del torrente Muson dei Sassi a Campodarsego, o ancora alla stabilizzazione del fondo del canale scaricatore a Padova. Sono opere essenziali per la tutela del territorio e per la gestione ottimale delle portate idrauliche”.

Dal Boite al Maè: dove il Piano entra nella montagna bellunese
Nel Bellunese il Piano prevede interventi sul Boite, sul Maè, sul Caorame, sul Biois, sul Chioit, sul Rio San Sebastiano e in diverse aree dove negli anni si sono manifestati problemi legati alla fragilità idrogeologica.
In Val di Zoldo, il torrente Maè è uno dei simboli di questa sfida. Sono previsti interventi di sistemazione idraulica nelle località Forno di Zoldo e Pianaz, con investimenti rispettivamente da un milione e 500 mila euro. L’obiettivo è ridurre il rischio lavorando sull’alveo e sulla capacità del torrente di gestire eventi intensi.
Sono poi previsti lavori a Villanova sul Boite, alla Polveriera e a Perarolo di Cadore, dove è previsto il consolidamento dell’argine in sponda destra per 1,2 milioni di euro.
Molte delle difese del territorio hanno decenni di vita e devono essere continuamente adattate a un clima che sta cambiando.
Nell’ Agordino il tema è ancora più evidente. Torrenti come il Chioit e il Biois attraversano vallate dove la velocità dell’acqua e il trasporto di materiale rappresentano un rischio costante. Per il Chioit, a Cencenighe Agordino, è previsto un intervento da 1,54 milioni di euro, mentre sul Biois sono programmati lavori nei comuni di Falcade, Canale d’Agordo, Vallada Agordina e Cencenighe. Un aspetto interessante del Piano è che non guarda soltanto ai danni già avvenuti.
Ci sono anche interventi pensati per prevenire problemi futuri, come il ripristino delle difese spondali del Rio San Sebastiano in località Travazzoi, nel Comune di Belluno, con un investimento da 1,2 milioni di euro, e nuove opere sul Chioit.
Consuelo Terrin



