Ambiente +

Foreste urbane: il caldo perde un terzo della sua forza

Foreste urbane: il caldo perde un terzo della sua forza

Uno studio internazionale mostra che aumentare la copertura arborea urbana fino al 30% può ridurre fino a un terzo la gravità delle ondate di calore e salvare centinaia di vite nelle città italiane

In fondo, lo sappiamo tutti: quando il caldo diventa insostenibile, ripararsi sotto le fronde di un bell’albero rigoglioso cambia le cose.
Non è possibile però quantificare quanto effettivamente le cambi e soprattutto separare ciò che misuriamo da ciò che percepiamo.
Ora una simulazione climatica ad alta precisione pubblicata su Nature Partner Journal Urban Sustainability, condotta dall’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del CNR (Cnr-Iret) insieme al College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF), prova a rispondere proprio a questa domanda. E i risultati non passano inosservati.
I ricercatori hanno immaginato cosa accadrebbe se dieci città italiane riuscissero a raggiungere almeno il 30% di copertura arborea nei quartieri, trasformandosi di fatto in vere e proprie “foreste urbane funzionali”.
Dalle grandi metropoli come Roma e Torino ai centri più piccoli o costieri come Bolzano o Cagliari, passando per città molto diverse tra loro come Bari, Bologna, Firenze, Genova, Palermo e Verona, il risultato è lo stesso: città più fresche, più stabili e meno esposte agli effetti estremi delle ondate di calore.

Meno calore, meno morti, meno emergenze

Nello scenario simulato, la gravità delle ondate di calore si riduce mediamente di circa un terzo.
Espressa come frazione, la diminuzione può sembrare modesta ma nella realtà si concretizza in termini sanitari con una mortalità tra gli over 65 ridotta del 36%:  centinaia di decessi in meno in una sola estate estrema come è stata quella presa in considerazione dallo studio, quella del 2024.

Sinistra, Stima dell’esposizione e del rischio: i colori scuri indicano una maggiore esposizione alle ondate di calore e al rischio di mortalità degli over 65. Destra, Stima della riduzione dell’esposizione e del rischio: i colori scuri indicano maggiori benefici dovuto all’aumento della copertura arborea

In alcune città il beneficio è più marcato che in altre.
“I benefici risultano particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso -spiegano Marco Ciolfi e Francesca Chiocchini, tra gli autori dello studio -. Il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità”.

Le foreste urbane

Gli alberi non si limitano a “fare ombra”. Agiscono su più livelli contemporaneamente: raffreddano l’aria attraverso l’evapotraspirazione, riducono l’assorbimento del calore da parte delle superfici e migliorano il ciclo dell’acqua nel suolo. Funzionano come un sistema climatico naturale integrato.
Lo studio mostra anche un altro effetto fondamentale: il verde urbano riduce il deflusso dell’acqua piovana e migliora la qualità dell’aria, generando benefici economici che, per ogni città, si traducono in milioni di euro di valore ambientale.
“Le foreste urbane possono diventare una soluzione per la resilienza climatica, a beneficio della salute pubblica e della qualità della vita, assieme a maggiori superfici permeabili e sistemi di gestione dell’acqua piovana – aggiunge Endreny, di Cnr-Iret e State University of New York -. Contiamo di sviluppare modelli dettagliati, in modo da identificare i quartieri deputati alla dimora di nuovi alberi . Il lavoro evidenzia anche altri benefici: minor inquinamento atmosferico e deflusso di acque piovane grazie a superfici più permeabili, maggiore assorbimento di CO₂. Nel complesso – conclude- l’incremento di alberi sarebbe associato a benefici ambientali collaterali forniti dai servizi ecosistemici che mediamente si stimano sui 56 mila dollari all’anno per chilometro quadrato”.

percentuale di riduzione dell’esposizione alle ondate di calore e di aumento servizi ecosistemici in scenari con la copertura arborea urbana suggerita

Trappole termiche con circolo vizioso

Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali.
Sono diventate una presenza costante, sempre più intensa e sempre più pericolosa.
Nelle città, il problema si amplifica: cemento, asfalto e superfici impermeabili trasformano i quartieri in vere e proprie “trappole termiche”, dove il calore si accumula e non trova via d’uscita.
Il risultato è un circolo vizioso. Più fa caldo, più si usano i condizionatori. Più si usano i condizionatori, più calore viene rilasciato all’esterno. E così la città si autoalimenta, diventando ancora più rovente.
Le foreste urbane, secondo i ricercatori di questo studio, potrebbero dunque rappresentare una soluzione efficiente capace di dare alle città la possibilità di cambiare il loro destino.

Non solo alberi: una nuova idea di città

Il solo verde urbano non è una bacchetta magica.
In condizioni di siccità estrema, infatti, il suo effetto può ridursi.
La gestione dell’acqua diventa così l’altro fattore decisivo della soluzione indicata.
Irrigazione, suoli progettati meglio e specie più resistenti diventano parte della strategia.
Lo studio ricorda anche che non basta piantare alberi: serve farli stare bene. Per questo l’acqua diventa una risorsa fondamentale.
Irrigare aiuta gli alberi a continuare a raffrescare la città anche durante i periodi più caldi, ma irrigare troppo può aumentare l’umidità e rendere le notti ancora più afose.
Per questo gli esperti puntano su sistemi intelligenti, come il recupero dell’acqua piovana e un’irrigazione mirata, capaci di mantenere il verde in salute senza effetti indesiderati.

Lo studio e i suoi criteri

I ricercatori  hanno utilizzato per realizzare il loro studio “il sofisticato modello climatico urbano “i-Tree Cool Air”, che combina dati su temperatura, umidità, copertura del suolo e vegetazione, stimando come gli alberi raffreddino l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, cioè il processo con cui rilasciano acqua nell’atmosfera contribuendo a dissipare il calore”.
L’obiettivo fissato era quello di valutare come una copertura arborea aumentata del 30% avrebbe potuto mitigare gli impatti del caldo estremo rispetto all’estate del 2023, caratterizzata da un’ondata di caldo europea ben stimata che causò
72.210 decessi. Il focus è stato fatto sulle città italiane dove il Ministero della Salute ha registrato per quel periodo dati dettagliati sugli eventi di ondate di caldo e sulla mortalità e sono così state analizzate 10 città per un totale di 489 quartieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.