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Venezia: riapre il Labirinto di Borges

Venezia: riapre il Labirinto di Borges
Labirinto Borges, ph. Matteo De Fina, Courtesy of Fondazione Cini

Dopo il restauro, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, dal 10 luglio torna visitabile uno dei luoghi più suggestivi d’Italia: un’opera d’arte che si attraversa camminando

Il 10 luglio riapre a Venezia il Labirinto di Borges, sull’isola di San Giorgio Maggiore.
Realizzato nel 2011 su progetto dell’architetto inglese Randoll Coate su richiesta della vedova di Jorge Luis Borges, che voleva omaggiare il marito e insieme il suo grande amore per Venezia, era stato chiuso al pubblico per un necessario restauro conservativo.
Borges, uno tra i più influenti scrittori del Novecento, era profondamente legato alla città veneta, che percepiva come un labirinto naturale di calli, canali e deviazioni continue.
L’opera è nata proprio da questa idea: trasformarla in una forma fisica, traducendo letteratura e memoria in un percorso reale.
A venticinque anni dalla morte di Borges, il progetto ha preso corpo anche come ricostruzione del primo giardino-labirinto ideato nel 2003 a Mendoza da Randoll Coate, poi sviluppato fino alla versione veneziana.

Courtesy of Fondazione Cini

Dentro il disegno: numeri, simboli e geometrie verdi

Il Labirinto si estende per circa 2.300 metri quadrati, con un percorso lungo quasi un chilometro.
È composto da circa 3.200 piante di bosso alte novanta centimetri, che costruiscono pareti vegetali compatte e continue.
Dall’alto, il disegno non è casuale: osservando la trama dei sentieri si può riconoscere il cognome “Borges”, come se fosse scritto tra le pagine verdi del giardino.
Un dettaglio che trasforma il labirinto in una sorta di testo visivo, leggibile solo da una certa distanza.
Tra le siepi compaiono anche simboli che rimandano all’universo dello scrittore: specchi, clessidre, una tigre, un grande punto interrogativo e le iniziali di Maria Kodama, figura centrale nella vita di Borges.

Il restauro come “manutenzione della bellezza”

Può sembrare strano parlare di restauro per un labirinto, ma qui il tempo non è un dettaglio secondario.
Dopo circa quindici anni, le oltre 3.200 piante avevano perso in parte la loro uniformità: alcune siepi erano cresciute in modo irregolare, altre si erano diradate, e il disegno complessivo rischiava di perdere definizione.
Come ha sottolineato la Fondazione, si è trattato di una vera “manutenzione della bellezza”: un intervento che non doveva aggiungere ma proteggere perché in quest’opera la natura non è sfondo, ma struttura stessa del progetto.

labirinto di borges

Il suono del Labirinto

Il Labirinto non è muto. Durante la visita, il percorso si intreccia con una colonna sonora originale composta da Antonio Fresa ed eseguita dall’Orchestra del Teatro La Fenice.
Una suite pensata come esperienza sensoriale più che come semplice sottofondo.
Come ha raccontato il compositore, il Labirinto è una metafora della vita: quattro movimenti che attraversano nascita, ricerca, consapevolezza e ritorno, come un ciclo che si ripete tra le siepi.

Una delle 10 meraviglie verdi d’Italia

Nel 2019 il Labirinto di Borges è stato selezionato tra le 10 meraviglie italiane del concorso “Il parco più bello d’Italia” ma resta soprattutto un’opera che vive nel tempo: cresce, cambia, si cura.
E proprio questo lo rende diverso da qualsiasi altro spazio culturale o labirinto: non solo perché, essendo fatto di piante, stagioni e manutenzione continua, non è mai identico a sé stesso ma anche perché nel labirinto veneziano il senso non sta nel trovare l’uscita, ma nell’attraversare un’idea di spazio in cui ogni scelta sembra definitiva e invece apre un’altra possibilità.

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