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A Oderzo l’area dell’ex Pescheria svela una Basilica paleocristiana

A Oderzo l’area dell’ex Pescheria svela una Basilica paleocristiana

I resti sono emersi sotto il livello della strada e dalla planimetria e altri elementi rinvenuti si ipotizza che la costruzione sia databile tra la finire del IV e l’inizio del V secolo d. C.

Muri importanti, uno spazio a tre navate, ricchi mosaici geometrici  a tema floreale e tombe addossate all’edificio.
E’ quanto ha restituito il sottosuolo di Oderzo, nel trevigiano, nell’area dell’ex Pescheria dove erano in corso indagini per un intervento edilizio. Sotto l’attuale piano stradale sono emerse murature conservate fino a circa tre metri di profondità che subito hanno fatto pensare a un complesso monumentale importante.
Da planimetria, sepolture e soprattutto dal livello dei mosaici, gli studiosi hanno ipotizzato si tratti di una Basilica paleocristiana, costruita tra fine del IV e l’inizio del V secolo d.C.

La Basilica dell’antica Opitergium

La Basilica sorgeva in un insediamento già attivo nel X secolo a. C., poco distante dall’attuale Duomo, e che si sviluppò nell‘Età del Ferro e divenne municipium dalla seconda metà del I secolo a.C.
Nel corso dei lavori per l’intervento edilizio nell’ex Pescheria sono state ritrovate dapprima delle tessere mosaiche bianche e nere, successivamente sono comparse pavimentazioni e mosaici in diverse parti. A mano a mano che si procedeva con gli scavi, le scoperte si facevano sempre più interessanti agli occhi degli archeologi della ditta Malvestio, diretti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Treviso, Padova e Belluno, con la funzionaria Maria Cristina Vallicelli. Alcuni muri arrivano fino a un metro e 20 di larghezza in fondazione e vi sono lesene e contrafforti che riportano a una costruzione importante.

Oderzo
Screenshot

Tre navate e ricchi mosaici policromi

L’area attualmente interessata dagli studi archeologici è di circa 450 metri quadrati dove emergono pavimentazioni musive. Nella navata centrale della Basilica sono visibili ottagoni intrecciati, motivi a edera, cerchi concentrici, decorazioni chiamate “a pale di mulino” e nodi doppi alternati in rosso e azzurro.
In quella laterale meridionale, la migliore conservata, fa bella mostra di sé un grande ottagono con motivo a velario al centro e un nodo di Salomone. Tutto attorno il pavimento è costituito da una trama continua di figure geometriche.
Non solo. Gli archeologi hanno individuato basi di pilastrini che potrebbero indicare la presenza delle transenne presbiteriali e dell’area dell’altare. La parte orientale della Basilica, dove si ipotizza la presenza dell’abside, è ancora in fase di scavo.
All’esterno della Basilica infine sono state scoperte quattro sepolture, collocate tra le lesene della struttura, che saranno ora sottoposte a ulteriori studi.

Oderzo

La trasformazione della città

L’area al centro degli studi attuali si trova in una zona già in passato ricca di testimonianze storiche dai mosaici della caccia, rinvenuti negli spazi dell’orto Gasparinetti al sito del Gellius nelle ex carceri, dove erano emerse sepolture tardo antiche e un importante ridotto fortificato.
Tutte tracce della trasformazione della città di Opitergium dopo il declino del centro romano imperiale.
Per quanto riguarda le fondazioni della Basilica paleocristiana, presentano pali lignei infissi nel terreno alluvionale sopra i quali sono stati costruiti i muri in laterizio e malta. Si tratta di una tecnica sofisticata che in futuro, grazie ad analisi al radiocarbonio sui campioni lignei, potrebbe anche fornire dati cronologici più precisi. Al momento la datazione preliminare dell’edificio è basata soprattutto sul confronto stilistico dei mosaici con quelli di Concordia Sagittaria e Aquileia. La qualità dei mosaici emersi è confermata anche dal ritrovamento di tessere in pasta vitrea che rimandano a un apparato decorativo più ricco di quanto a una prima vista possa sembrare.

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