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Estate: la “Family Fatigue” colpisce milioni di famiglie italiane

Estate: la “Family Fatigue” colpisce milioni di famiglie italiane

Quando le scuole chiudono, comincia una corsa a ostacoli fatta di organizzazione, costi e stanchezza mentale. In Italia, dove le famiglie con figli under 18 sono circa 5,3 milioni, la “fatica estiva” è un fenomeno diffuso e spesso invisibile

Ci sono estati fatte di mare, relax, giornate lente.
Ed estati di burnout genitoriale, piene di stress e sovraccarichi di preoccupazioni, di conti che non tornano e di sensi di colpa.
Il rovescio della medaglia, dopo il suono dell’ultima campanella, arriva per i genitori che, non potendo contare su aiuti familiari, iniziano a metà giugno la loro scalata verso la migliore organizzazione possibile.
Una difficoltà molto comune, considerando che in Italia, secondo stime ISTAT, sono circa 5,3 milioni le famiglie con almeno un figlio minorenne, mentre i minori under 18 superano gli 8 milioni.
Quando la scuola si ferma, il sistema di equilibrio quotidiano di milioni di famiglie cambia improvvisamente.

Quando la routine salta e il carico mentale cresce

È proprio in questo spazio di disallineamento che nasce ciò che alcuni psicologi stanno iniziando a chiamare Family Fatigue: una forma di stress emotivo e organizzativo che esplode nei mesi estivi.
Secondo uno studio condotto tra gli psicologi che collaborano con Unobravo, il fenomeno è tutt’altro che marginale: il 68% dei terapeuti osserva un aumento dello stress nei genitori durante l’estate.
Non si tratta solo di “avere più cose da fare”. È qualcosa di più sottile e continuo: la gestione mentale di giornate da reinventare ogni mattina, la ricerca di soluzioni per i figli mentre si lavora, la pressione economica di centri estivi e babysitter e soprattutto la sensazione costante di non riuscire a fare abbastanza.

family fatigue

Chi regge meno il peso dell’estate

A soffrirne di più sono i genitori senza una rete di supporto stabile, le famiglie con bambini piccoli e chi ha figli con bisogni speciali.
Ma, rileva l’85% degli specialisti coinvolti nello studio, sono soprattutto le donne a farsi carico della “fatica invisibile” dell’estate.
Dietro la Family Fatigue non c’è solo la gestione del tempo. C’è anche il portafoglio.
Il 67% dei terapeuti segnala infatti come i costi di centri estivi e babysitter rappresentino uno dei principali fattori di stress. A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: la mancanza di supporto familiare o sociale, indicata dal 40% degli intervistati.
E quando più fattori si sommano — lavoro, spese, organizzazione, solitudine — lo stress diventa cumulativo.

Le emozioni che emergono: stanchezza, irritabilità, senso di colpa

Quando il troppo diventa troppo, si finisce spesso nello studio di un terapeuta.
Il sintomo principale è una forte condizione di stanchezza mentale (75%), seguita da frustrazione e irritabilità.
Emozioni che spesso si intrecciano anche con la preoccupazione perché, in assenza di alternative stimolanti, i figli spesso trovano una soluzione di intrattenimento l’uso dello smarphone, in molti casi il principale compagno di estati solitarie.

Strategie di resistenza

Se i più fortunati (pochi) possono contare su centri estivi aziendali, altri genitori coprono 4 delle 12 settimane da reinventare prendendo ferie in periodi diversi, in modo tale da assicurare per quanto possibile ai figli una presenza alternata.
Finendo per non stare però più insieme loro.
La parte restante resta legata ai centri estivi e a un impegno economico che pesa sul bilancio di famiglia.
Gli psicologi parlano di coping adattivo: piccoli aggiustamenti che non eliminano lo stress, ma lo rendono più gestibile.
Ciò nonostante, in alcuni casi si arriva al bornout, tanto che il 44% degli specialisti segnala che la richiesta di supporto psicologico resta stabile anche d’estate.

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