Società +

Un litro d’acqua e tre gradi di giudizio. Il "rubinetto" finisce in Cassazione

Un litro d’acqua e tre gradi di giudizio. Il "rubinetto" finisce in Cassazione

Dopo anni di battaglie legali tra una turista e un hotel cinque stelle a Corvara, i giudici sentenziano: l’acqua di rubinetto al ristorante non è un diritto

Per quelle vacanze di Natale, tra il 26 dicembre 2019 e il 3 gennaio 2020, non aveva esitato a sborsare 5.700 euro.
Aveva scelto un soggiorno in un hotel a cinque stelle, con un pacchetto in mezza pensione e la formula “bevande escluse” accettata senza troppe domande al momento della prenotazione.
Ma durante quei giorni in alta quota, tra sale eleganti e tavole curate nei minimi dettagli, si era presentato un dettaglio apparentemente insignificante, destinato alla fine a diventare il centro di una lunga battaglia legale: l’impossibilità di avere dell’acqua del rubinetto.
La cliente ha chiesto più volte, con insistenza crescente, durante i pasti, la somministrazione di acqua potabile di rete ma la risposta dell’Hotel è sempre rimasta ferma: al tavolo sarebbe stata servita solo acqua in bottiglia. Al costo di 7 euro al litro.
Una negazione che nei giorni ha trasformato per la cliente un fastidio in una questione di principio.
Tanto da far finire un bicchier d’acqua al centro di una lunga battaglia legale.

Tre gradi di giudizio, un’unica risposta

Tra causa e ricorsi, sono passati sei anni.
La prima decisione, del 2024, già aveva dato ragione all’albergatore, che sosteneva di non esser obbligato a somministrare acqua del rubinetto al tavolo.
Ma non era andata bene alla cliente, convinta non solo di averne diritto ma anche che il costo imposto per l’acqua minerale costituisse un danno risarcibile, per il quale, a titolo di “danno economico” e di “disagio personale”, aveva chiesto con il ricorso in appello 2.700 euro.
A fronte del rigetto anche in secondo grado, il bicchiere d’acqua di rubinetto è passato al terzo, chiudendo il capitolo con l’Ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026 della Corte di Cassazione civile, Sez. III depositata il 29/04/2026.
Un altro rigetto, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

La legge italiana non impone ai ristoratori di servire acqua dal rubinetto

La Corte di Cassazione ha chiarito definitivamente che “non sussiste un obbligo giuridico in capo al gestore di un pubblico esercizio o struttura alberghiera di somministrare acqua potabile di rete al cliente, trattandosi di scelta rimessa all’autonomia organizzativa e commerciale della struttura, in assenza di diverso accordo contrattuale”.
In assenza di una specifica norma che imponga la somministrazione gratuita dell’acqua di rete, il cliente non può dunque pretendere per legge la caraffa d’acqua di rubinetto al tavolo, né contestare un eventuale rifiuto da parte del ristoratore.
Che è libero tanto di offrirla quanto di rifiutarla.
In Italia, la legge impone ai pubblici esercizi l’obbligo di disporre di una fonte di acqua potabile conforme a rigorosi requisiti igienico-sanitari, ma non di servirla ai clienti.
Le associazioni dei consumatori ricordano inoltre che l’acqua del rubinetto o acqua di rete può anche essere servita a pagamento, ma solo nel caso in cui sia indicato nel menu. In ogni caso, di fronte a un rifiuto, in alcun modo l’esercente può essere sanzionato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.