Più di 500 casi sospetti, già 118 i morti. Il virus è il Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini o terapie
L’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, diffuso ieri a Ginevra dalla rappresentante Oms nella Repubblica Democratica del Congo, segnala oltre 500 casi sospetti, circa 118 morti probabili e un contagio che potrebbe estendersi anche a Uganda e Sud Sudan.
Le Nazioni Unite ammettono che l’epidemia di Ebola, già dichiarata ufficialmente, si sta diffondendo rapidamente.
Gli operatori sanitari stanno cercando di fermare i contagi, mentre l’Onu collabora con le autorità locali inviando con urgenza nuovi kit per identificare i casi di infezione.
L’Oms ha convocato una riunione del comitato d’emergenza.
E gli Stati Uniti, nonostante Donald Trump abbia dichiarato che “per ora il virus è circoscritto all’Africa”, hanno vietato per 30 giorni l’ingresso ai viaggiatori stranieri che nelle ultime tre settimane sono stati in uno dei Paesi africani colpiti dall’epidemia.
Ebola: il punto della situazione
È stato un portavoce del Governo della Repubblica Democratica del Congo, facendo il punto sul contagio nel Paese (almeno 118 decessi e oltre 513 casi sospetti) ad ammettere però che le segnalazioni stanno iniziando ad arrivare da un’area più ampia. Alcuni casi sarebbero stati identificati, per esempio, a Nyakunde, nella provincia di Ituri. E, come ha reso noto l’Oms, ci sono conferme di contagi anche nel Nord Kivu, tra Butembo e la città di Goma.

In Uganda, poi, secondo quanto riportano i Centri per il controllo e la prevenzione (Cdc) statunitensi, sarebbero già 2 i casi confermati con un decesso, così come arriva notizia di un contagio rilevato in Sud Sudan. E, tra i contagiati, è stata confermata la presenza anche di un medico americano in Congo per conto di un’organizzazione missionaria, ora trasferito e in quarantena in Germania con altri 6 statunitensi che hanno avuto contatti con persone infette.
Anche in considerazione della “profonda preoccupazione per la scala e la velocità dell’epidemia” ammessa dal direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, in meno di 24 ore, intanto, il dipartimento Africa dell’Organizzazione ha consegnato quasi 12 tonnellate di forniture d’emergenza e sono stati inviati 35 esperti e soccorritori. E il nostro Ministero della Salute ha fatto scattare la sorveglianza sanitaria per il personale impegnato nelle zone del focolaio.
Le considerazioni dell’Oms
Come e dove sia iniziata l’epidemia, non si sa.
Non ci sarebbe un conclamato “paziente zero”.
Quello che sappiamo al momento è che il 5 maggio c’era una persona che è morta a Bunia, dove peraltro i test locali hanno mostrato risultati negativi per il più comune ceppo di ebola dello Zaire. Solo dopo i test effettuati a Kinshasha è stata rivelata la presenza del virus Bundibugyo, una rara variante di virus ebola per la quale non esistono vaccini o terapie.
La principale chiave per contenere la trasmissione, allora, al momento per l’Oms consiste nel lavoro di base all’interno delle comunità per sensibilizzare, combattere la disinformazione e garantire l’adesione alle misure sanitarie, in particolare intorno ai funerali.

Il virus Bundibugyo
Non è la prima volta che la variante bundibugyo, probabilmente derivante dai pipistrelli della frutta, provoca epidemie in Africa. La prima, in Uganda, risale al 2007; la seconda, ancora nella Repubblica Democratica del Congo, è del 2012. E il tasso di mortalità, in quelle occasioni, si attestò tra il 30% e il 50%.
La malattia richiede un periodo di incubazione variabile, tra 2 e 21 giorni, e la contagiosità degli infetti inizia solo in seguito alla comparsa dei primi sintomi.
Questi possono essere di vario tipo, ma prevalentemente si tratta di febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, che possono quindi essere confusi con l’influenza. Nei casi più gravi possono manifestarsi anche disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e manifestazioni emorragiche. Fondamentale, per evitare il peggioramento della malattia, è una diagnosi tempestiva.
La trasmissione del virus può avvenire tanto dall’animale all’uomo quanto tra uomo e uomo. E si verifica solo attraverso un contatto ravvicinato con sangue o secrezioni. Per questo, gli ambienti considerati maggiormente a rischio sono quelli sanitari in cui non sono applicate adeguate misure di prevenzione e controllo, ma anche i funerali, quando i partecipanti vengono a contatto con il defunto in occasione della sepoltura.
Alberto Minazzi




