L’evoluzione della schedina: dal lancio del 5 maggio 1946 alle tante formule di oggi per provare a fronteggiare il calo di partecipanti. A Milano, un evento per celebrare l’anniversario
Ottant’anni fa bastavano dodici partite, una matita e un sogno scritto a crocette per provare a cambiare vita.
Nell’Italia in bianco e nero che scopriva il “13“, le prime vincite sembravano favole e il racconto di una domenica di calcio si trasferiva sulla carta portando su un’unica schedina il mondo e, insieme, la speranza.
Il Totocalcio ha accompagnato per 16 lustri i sogni di ricchezza e di riscatto economico degli italiani.
E’ diventato un rito collettivo che ha attraversato epoche e geografie — da Padova–Vigevano a Bayer Leverkusen–Lipsia – il dopoguerra, l’arrivo della televisione, il boom economico e l’avvento di Internet.
Alla veneranda età di 80 anni, è meno attrattivo di altri giochi più moderni.
Ma 1 -x- 2 resistono senza tradire l’idea originaria: affidare un po’ al caso e un po’ all’intuizione la lettura di una giornata di calcio e, con essa, il sogno di un avvenire migliore.
Il Totocalcio delle origini
“Totocalcio” è un acronimo per “Totalizzatore calcistico”. Ed è utilizzato solo dal 1948, quando passò al Coni la gestione della “schedina Sisal” della società fondata dall’inventore del gioco, il giornalista Massimo Della Pergola, con i colleghi Fabio Jegher e Geo Molo. L’idea di un concorso a premi legato al calcio per finanziare lo sport italiano gli venne durante la permanenza in un campo profughi svizzero.
Per chi ha vissuto l’epoca d’oro di questo gioco, il Totocalcio è stato spesso identificato con il “13”. Ovvero la combinazione di partite di cui indovinare l’esito (“1” per la vittoria della squadra in casa, “2” per quella della formazione in trasferta e “X” per il pareggio) per avere diritto alla vincita più elevata. Ma questa, anche se pochi lo ricordano, fu un’evoluzione, introdotta dal 21 gennaio 1951.
La prima schedina, che si apriva con il “derby d’Italia” Inter- Juventus, prevedeva infatti 12 incontri, più due “partite di riserva”. Ed ebbe subito il suo primo vincitore: il romano Emilio Biasotti che, spendendo 30 lire per la giocata minima di una “colonna”, si mise in tasca 426.826 lire.

I record e le evoluzioni
Il successo di partecipanti non fu immediato: dei 5 milioni di schedine stampate ne furono giocate al primo concorso solo 34 mila, con quelle avanzate distribuite dalla Sisal ai barbieri per pulire i rasoi. Ma la crescita, comunque, non tardò, anche perché già all’ottavo concorso arrivarono le prime vincite milionarie: 1,696 milioni di lire, andati a un disoccupato genovese e a una casalinga bolognese.
La più alta vincita di sempre fu però quella del 7 novembre 1993, con solo 3 “13” da 5.549.756.245 di lire.
La somma andò, grazie al loro “sistema” di combinazioni, ai giocatori di una ricevitoria di Crema. Il montepremi più elevato della storia, oltre 34,470 miliardi di lire, si registrò invece dopo circa un mese, il 5 dicembre 1993, anche se i vincitori furono 1472, riducendo il guadagno a 12 milioni a testa.
La formula basata sul “13” durò per oltre mezzo secolo, fino cioè al 17 agosto 2003, quando fu inserita una 14^ partita, chiamata “Tredicissimo”, insieme all’introduzione del concorso parallelo “Il 9” e, vista la possibilità di scommettere anche sulle partite dei campionati esteri, vennero istituiti ulteriori concorsi, al mercoledì e al sabato, in aggiunta a quello classico della domenica.
Il Totocalcio oggi
Premiato dal Coni con la “Stella d’oro al merito sportivo” nel 1997, il Totocalcio negli ultimi 30 anni ha però registrato un pesante calo di popolarità e un crollo di montepremi, tra il moltiplicarsi di concorsi a pronostico legati al mondo del calcio, liberalizzazione delle scommesse sugli eventi sportivi e il boom di giochi che assegnano premi molto più elevati, a partire dal Superenalotto.
A gennaio 2022, così, arrivò la vera e propria rivoluzione del Totocalcio, con una nuova formula a 6 modalità di gioco. Si può cioè scommettere su 3, 5, 7, 9, 11 o 13 partite. Per tutte queste categorie, che prevedono un meccanismo di accumulo “jackpot” in caso di mancate vincite, è adottato un sistema diverso da quelli tradizionali: la divisione tra partite “obbligatorie” e “opzionali”.
Le prime sono 8 e devono essere tutte presenti nella scommessa a “13” (per chi scommette su 3 incontri ne servono 2). Tra le 12 opzionali, invece, lo scommettitore ne deve scegliere 5 per la giocata più estesa e 1 per la più ridotta. Formula che, però, ha avuto un successo molto limitato. Basti pensare che, nell’ultimo concorso, le colonne valide sono state appena 751 per il “3” e 98.796 per il “13”
Un evento per celebrare gli 80 anni del Totocalcio
Al di là dell’evoluzione recente, al Totocalcio restano comunque collegate importanti pagine della storia sociale del nostro Paese. E così, alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, Sisal ha deciso di celebrare l’importante anniversario del concorso, in collaborazione con la Scuola di Restauro di Botticino – Valore Italia, con un progetto-evento dedicato intitolato “Memorie di carta”.
Sono stati così recuperati e valorizzati i primi 6 numeri della testata sportiva settimanale “Sport Italia”, pubblicata a partire dal primo concorso del Totocalcio. Una pubblicazione, distribuita allora in tutta Italia come organo ufficiale del concorso a pronostici, che rappresentò un vero e proprio sistema di comunicazione, informazione e promozione.
“Da 80 anni – commenta il managing director di Sisal Italy, Marco Tiso – accompagniamo l’evoluzione del Paese con responsabilità, innovazione e trasformando le passioni delle persone in momenti condivisi. Con il restauro di Sport Italia vogliamo preservare e rendere accessibile un patrimonio culturale che è parte della nostra storia condivisa, un modo concreto per unire memoria e futuro”.
Alberto Minazzi



