Dalla crisi degli affitti alla mobilitazione di centinaia di miliardi: l’Unione Europea lancia la sua prima strategia organica per rendere la casa più accessibile
La casa non è più solo una questione locale né individuale ma un elemento essenziale del modello sociale europeo.
Ed è per questo che, per la prima volta, entra stabilmente nell’agenda europea come tema strategico, al pari di clima, energia e coesione sociale.
In tutta Europa, infatti, i prezzi degli affitti e degli immobili sono cresciuti tanto da escludere milioni di persone dal mercato abitativo.
E’ nato per questo l’European Affordable Housing Plan, che sarà presentato oggi a Bruxelles nel corso di un evento promosso dalla Commissione Speciale del Parlamento Europeo sulla Crisi Abitativa nell’UE (HOUS) e dalla Task Force sulla Gestione Abitativa della Commissione Europea.
Il piano al centro del dibattito europeo
Le parole chiave di questo incontro, durante il quale saranno valutati i progressi compiuti dalla pubblicazione del Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile nel dicembre 2025 e dalla successiva risoluzione del Parlamento europeo sulla crisi abitativa, approvata nel marzo 2026, sono finanziamenti, gestione delle aree di maggior pressione immobiliare, giovani e ruolo del settore edilizio.
Il primo passo della strategia europea prevede di calmierare i prezzi aumentando l’offerta di alloggi accessibili sia con nuove costruzioni sia con il recupero di quelli esistenti.

Una leva finanziaria senza precedenti
La dimensione economica del piano è ragguardevole.
Dai 40 miliardi di euro già stanziati per il periodo 2021-2027, secondo le stime si potrebbe arrivare a investimenti fino a 375 miliardi entro la fine del decennio.
Un risultato ambizioso, che punta a un “effetto leva che coinvolga capitali pubblici, privati e istituzioni finanziarie, con un ruolo centrale affidato alla Banca europea per gli investimenti”.
Ciò che è certo è che per questo sarà realizzata una piattaforma europea dedicata agli investimenti nell’housing, “pensata per rendere finanziabili progetti che finora hanno incontrato difficoltà a causa dei costi elevati e dei rendimenti limitati”.
Ridurre i tempi, superare la burocrazia
Le risorse sono la base dalla quale partire.
Ma il passo successivo individuato dal piano riguarda la burocrazia, uno dei principali ostacoli alla realizzazione di nuovi alloggi.
Le parole d’ordine saranno quindi semplificazione e accelerazione dei tempi autorizzativi.
L’obiettivo è rendere più rapido ed efficiente l’intero ciclo di progettazione e costruzione, in modo da rispondere con maggiore tempestività alla domanda abitativa.
Case più sostenibili per ridurre i costi
Le nuove costruzioni, così come quelle recuperate, dovranno rispondere a degli standard di sostenibilità.
La transizione energetica passa anche da questo e gli edifici dell’Housing Plan dovranno essere in grado di ridurre non solo l’impatto ambientale, ma anche i costi sostenuti dalle famiglie.
Il costo della casa, viene sottolineato nel piano, non è legato infatti solo all’affitto o a un mutuo ma anche alle spese per l’energia.

Un’attenzione particolare ai più vulnerabili
Il piano europeo riguarda tutti i cittadini degli Stati membri, ai quali comunque resta la piena competenza in materia di edilizia e di politiche abitative.
In modo particolare, però, l’attenzione è concentrata sulle categorie più esposte alla crisi abitativa.
Persone a basso reddito, giovani e lavoratori essenziali, dunque, saranno i primi beneficiari di queste nuove politiche europee che, anche attraverso strumenti come garanzie per gli affitti, mirano a iniziative che coinvolgano anche il mondo dei senza fissa dimora. Questo anche in via preventiva, per evitare che la difficoltà di trovar casa, soprattutto in aree di maggior pressione immobiliare o turistiche, alimenti l’esclusione sociale.
Tra ambizione e criticità
Mentre scriviamo, l’European Affordable Housing Plan sta per esser sviscerato dagli esperti e non mancano le critiche.
Tra i relatori c’è chi ha sottolineato che un suo limite stia proprio nella sua natura non vincolante (gli Stati membri potranno o meno abbracciarlo) e chi ha rilevato che puntando esclusivamente sull’aumento dell’offerta del mercato, non mette in campo un’adeguata strategia di controllo dei prezzi o di regolazione del mercato stesso.
Le questioni aperte sono diverse e riguardano anche la tutela della proprietà privata, l’equilibrio tra questa e i diritti degli inquilini e, non ultimo, l’assenza di standard europei comuni sull’accessibilità degli alloggi, nonché il rischio che le nuove abitazioni possano perdere nel tempo la loro funzione sociale.



