Dopo l’allarme dell’Aie sulle scorte di cherosene, la Commissione Europea prepara un piano d’emergenza per aumentare la produzione e blindare le forniture. Oggi a Parigi il vertice dei leader europei
La guerra in Iran sta trasformando la vulnerabilità energetica europea in un’emergenza immediata.
Secondo le dichiarazioni rilasciate ad Associated Press dal direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), Fatih Birol, le scorte di cherosene disponibili in Europa potrebbero bastare per sole 6 settimane.
Non solo: il blocco di Hormuz rischia di produrre conseguenze anche sulla disponibilità di alcuni farmaci come paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e farmaci oncologici, che dipendono da precursori petrolchimici che transitano per lo Stretto.
E a rischio è anche il mercato internazionale dei fertilizzanti, con possibili aumenti dei prezzi per alcuni prodotti alimentari a larga diffusione.
Con lo Stretto di Hormuz ancora paralizzato e i mercati energetici sotto pressione, Bruxelles accelera così su un piano d’emergenza (sarà inserito nel prossimo pacchetto energia, atteso per mercoledì 22 aprile) che punta ad aumentare la produzione e la disponibilità del carburante per l’aviazione, riducendo la dipendenza dalle importazioni extraeuropee.
Nel frattempo, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il premier britannico, Keir Starmer, hanno convocato sul tema per oggi, venerdì 17 aprile, un vertice di leader a Parigi a cui parteciperà anche Giorgia Meloni.
Al centro del confronto, proprio la sicurezza delle rotte energetiche e marittime e la costruzione di una strategia comune per la stabilizzazione post-crisi dello Stretto di Hormuz.

La strategia europea sullo Stretto
Il senso del vertice dei leader europei, insieme a quelli di alcune Nazioni asiatiche, è trovare una linea e una strategia comune.
Al tavolo, si valuterà l’idea di inviare, al termine del conflitto, una forza multinazionale per garantire la sicurezza e la libera circolazione delle merci nello Stretto di Hormuz, iniziando a preparare la migliore pianificazione possibile per la futura missione difensiva, con operazioni di bonifica dalle mine e poi il dispiegamento di navi militari per il pattugliamento.
Come ha anticipato il Wall Street Journal, si inizierebbe con l’evacuazione delle navi bloccate a fronte della certezza di un impegno iraniano a non aprire il fuoco sulle imbarcazioni e quello degli Stati Uniti a non bloccare nessuna nave.
Per fornire garanzie alle compagnie di navigazione e agli assicuratori sarà quindi richiesto anche lo sminamento del tratto di mare, oltre alla previsione della non introduzione di alcuna forma di pedaggio.

Verso il piano di emergenza dell’Unione Europea
Da una riapertura dello Stretto di Hormuz deriverebbe anche una riduzione dei prezzi.
Compresi quelli, schizzati alle stelle, richiesti dalle agenzie di viaggio per biglietti e pacchetti per le sempre più vicine vacanze estive. Anche su questo fronte, il rischio è insomma quello di una grave ripercussione sull’economia continentale. Basti pensare che, secondo i dati di Aci Europe, il trasporto aereo genera ogni anno 851 miliardi di euro di pil e sostiene 14 milioni di posti di lavoro.
Tra i provvedimenti, attesi per la prossima settimana, dell’Unione Europea, c’è l’avvio da maggio di una mappatura delle capacità di raffinazione nel continente e misure per garantire che questa sia pienamente utilizzata e mantenuta.
Oltre a questi interventi, contenuti nella bozza del primo documento visionata da Reuters, l’Ue sta valutando se includere nella strategia anche l’ipotesi di acquisti comuni a livello europeo e un allentamento delle regole sull’importazione.
Allo studio, inoltre, ci sono ulteriori misure relative all’approvvigionamento del carburante per aerei. Le cancellazioni di voli, del resto, sono solo una delle possibili conseguenze, insieme all’aumento dell’inflazione e possibili carenze alimentari.

Il futuro dei voli in Europa
La chiave per provare a evitare lo spettro dell’annullamento dei voli, secondo l’Aie, passa attraverso la sostituzione delle importazioni dal Medio Oriente.
Circa il 75% dei quantitativi di cherosene importati in Europa, pari a 375 mila barili al giorno, proviene infatti da quelle aree. E si sale tra il 96% e il 97% aggiungendo il petrolio raffinato negli stabilimenti continentali per la produzione di carburante per gli aerei. Un quantitativo “locale” che, comunque, è inferiore alla domanda.
Una quota di forniture è già stata compensata ricorrendo al mercato statunitense, ma potrebbe non bastare.
Birol ha infatti spiegato che l’import mediorientale da compensare non può essere inferiore al 50% del totale. In caso contrario “potrebbero emergere carenze fisiche in aeroporti selezionati, causando cancellazioni di voli e distruzione della domanda”. Arrivando al 75%, il rischio non sarebbe scongiurato, ma l’orizzonte temporale coperto si sposterebbe da giugno ad agosto.
Anche diversi aeroporti europei hanno intanto annunciato imminenti carenze sistemiche, e conseguenti cancellazioni di voli, se lo Stretto di Hormuz non sarà completamente riaperto entro 3 settimane: solo in questo modo si può pensare a una vera boccata d’ossigeno per il settore. A Reuters, non a caso, il Cto di Lufthansa, Grazia Vittadini, ha spiegato che i fornitori non sono più disposti a fornire stime su periodi superiori al mese.
Il rischio del razionamento dell’energia
Il direttore Aie Birol ritiene che il blocco dello Stretto di Hormuz causerà “la più vasta crisi energetica che abbiamo mai affrontato”. “Siamo in gravi difficoltà – ha aggiunto. – Più si andrà avanti, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione. In molti Paesi il razionamento dell’energia potrebbe arrivare presto”.
Tutte considerazioni che sono al centro anche dell’incontro odierno di Parigi.
Nonostante il pur fragile cessate il fuoco e la tregua informale in atto, Donald Trump ha ipotizzato un allargamento del blocco attuato dalle navi americane. La mossa degli Stati Uniti sui porti iraniani ha fatto seguito a quella fatta scattare dall’Iran fin dal 28 febbraio, subito dopo l’attacco congiunto di Usa e Israele. È stato proprio questo blocco a una strozzatura strategica nei traffici marittimi internazionali a dare il via all’impennata dei prezzi globali dell’energia.
Alberto Minazzi



