Dal MIT e Harvard arriva Anemoia Device, un prototipo che converte immagini in fragranze evocando emozioni e ricordi mai vissuti. L’inizio di una memoria artificiale che si respira
C’è un istante, sospeso e quasi impercettibile, in cui un’immagine smette di essere documento e diventa suggestione.
Non richiama un ricordo preciso, ma apre una crepa, facendo sgorgare emozioni legate a frammenti di un passato che sembra familiare.
Un sentimento che la letteratura ha intuito molto prima che la scienza provasse a decifrarlo.
Oggi, in quel territorio incerto tra memoria e immaginazione, si inserisce una delle invenzioni forse più spiazzanti degli ultimi anni: Anemoia, una macchina capace di tradurre le immagini in odori, distillando ricordi– anche mai vissuti – da una fotografia e rendendoli percepibile attraverso il senso più primitivo e diretto: l’olfatto.
Profumi dal futuro: non solo cosmesi
La tecnologia scoperta da cinque ricercatori del MIT- Massachusetts Institute of Technology e dell’università di Harvard apre le porte a più svariati utilizzi.
Non solo nell’ambito della cosmesi, ad esempio con la creazione di profumi personalizzati “partoriti” da un’immagine fotografica, ma anche nel campo medico, scientifico e tecnologico.

La ricostruzione di immagini personali tramite gli odori può infatti fornire strumenti terapeutici per la stimolazione della memoria e il benessere emotivo nelle persone anziane e in quelle affette da patologie cliniche.
In ambito tecnologico l’integrazione dell’olfatto con i media visivi e uditivi è invece in grado di creare nuove forme di narrazione immersiva capaci di intensificare il coinvolgimento emotivo e la memorizzazione.
In un futuro già prossimo, si potrà ad esempio aggiungere un canale di emissione olfattiva a telefoni, TV e visori per la realtà aumentata.
Il sapore della dolce tristezza
Che bastasse un aroma a liberare frammenti di ricordi intrappolati nella memoria sensoriale già ce l’aveva detto Proust nel suo romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”.
Nel primo libro, “Dalla parte di Swann”, il morso a una petite madeleine (un dolce tradizionale francese a forma di conchiglia) inzuppata nel tè scatena una “memoria involontaria“, facendo riaffiorare vividi ricordi d’infanzia.
Ma che odore ha una vita che non abbiamo mai vissuto?

Anemoia (nome scelto per la macchina perché termine molto diffuso sui social media e tra le nuove generazioni per descrivere la malinconia per decenni passati, come gli anni ’90 o 2000, o un’estetica vintage: una sorta di “nostalgia presa in prestito” per un passato mai vissuto), catturando luce, colore e atmosfera i ricordi infatti li crea ex novo.
E, con essi, dà vita a una sorta di nostalgia per ciò che non si è mai vissuto e che secondo la scienza è un sentimento reale, che affiora nel profondo e che molti hanno spesso provato magari vedendo fotografie o sentendo canzoni di epoche passate. Una “dolce tristezza” per un tempo, un’esperienza, un luogo, una persona, o un’esperienza che non è capitata nella propria vita ma che si sente propria.
Respirare il passato
La memoria non è più soltanto rievocazione: diventa artificiale, sospesa tra immaginazione e sensazione: un passato inventato che si respira.
Con il profumo, il ricordo arriva senza preavviso, guidato dai sensi.
Questo meccanismo magico ha una spiegazione scientifica, data dal fatto che gli odori recepiti giungono per una via preferenziale alla parte del cervello che custodisce ricordi ed emozioni, senza altri filtri.
“Madeleine de Proust” (o sindrome di Proust) è diventata un’espressione comune per indicare un oggetto, profumo o sapore che rievoca improvvisamente il passato, ed è utilizzata frequentemente per indicare un innesco per i ricordi e il sottile legame tra olfatto/gusto, memoria e nostalgia.
Vivere un passato che non ci appartiene
Ascoltando una canzone dei Beatles, possiamo immaginare cos’abbia significato vivere la Beatlemania negli anni ’60 a Londra. Attraverso il profumo di quell’epoca potremo sentire però una strana sensazione di “mancanza”, un ricordo immaginario, di un contesto che conosciamo solo attraverso storie, immagini o media.
Anemoia innesca questa “dolce tristezza” utilizzando l’intelligenza artificiale non per archiviare memorie, ma per inventarle.
«E’ una macchina che memorizza gli odori e trasforma le fotografie analogiche in fragranze personalizzate. Grazie a un modello narrativo di intelligenza artificiale generativa e a un sistema di formulazione olfattiva su misura – spiegano i ricercatori – ogni immagine diventa una composizione unica, creando una memoria multisensoriale capace di evocare l’emozione generata da un momento in realtà mai vissuto».

Come funziona The Anemoia Device
Il procedimento inizia inserendo una foto analogica nel dispositivo, una stampa vera, con la sua grana e le sue imperfezioni. L’intelligenza artificiale analizza l’immagine, interpretandone atmosfere, colori e profondità, e costruisce una sorta di narrazione sensoriale.
Anemoia attinge poi a una libreria di elementi olfattivi e li miscela in tempo reale.
«Un processo di miscelazione algoritmica combina fino a quattro fragranze da una selezione di 44 aromi, creando una composizione olfattiva unica: un profumo che sintetizza un ricordo sconosciuto».
Il risultato è una fragranza in grado di evocare immagini e sensazioni precise: la fragranza umida di un bosco autunnale, la luminosa serenità di un pomeriggio estivo, l’aria salmastra di una vacanza in un luogo esotico mai visto ma che ci piacerebbe tanto visitare.
Nuovi tempi di memorie sintetiche
Anemoia Device è stato presentato come un prototipo che unisce apprendimento automatico, dati di profumeria e hardware per realizzare profumi riproducibili a partire da input visivi. Il progetto è già in fase applicativa e si muove in un territorio ibrido, dove l’intelligenza artificiale non sostituisce l’immaginazione umana, ma la accompagna nella costruzione di memorie sintetiche.
Il profumo diventa il vettore di una storia possibile, di un passato immaginato che il corpo riconosce come familiare senza poterlo collocare. È qui che l’Anemoia prende forma: una sensazione intima e straniante, in cui la nostalgia non è legata a ciò che è stato, ma a ciò che avrebbe potuto essere o che potrà forse essere in futuro.
Claudia Meschini



