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Felici. Sempre gli stessi. Ma perché?

Felici. Sempre gli stessi. Ma perché?

La Finlandia guida da 9 anni il World Happiness Report insieme a Islanda e Danimarca. Ma l’anomalia della nuova classifica sta altrove

Non è un cliché, è un record: la Finlandia guida la classifica mondiale della felicità per il nono anno consecutivo, seguita dai soliti nomi del Nord Europa: l’Islanda e la Danimarca, la Svezia e la Norvegia.
Insomma, la Felicità è fredda.
Fatta di saune, laghi, aurore boreali, renne, geyser e una fiducia sociale che non si compra: è qui che il benessere diventa cultura, e dove il resto del mondo fatica a tenere il passo.
Ma non mancano le sorprese: un piccolo paese tropicale rompe il monopolio del freddo, dimostrando che la felicità può avere anche il sole dalla sua parte.

Costa Rica, l’outsider che sfida il Nord della felicità

È il responso dell’annuale World Happiness Report (WHR), il Rapporto mondiale della Felicità del Wellbeing Research Centre, Università di Oxford diffuso appropriatamente a ridosso della Giornata Mondiale della Felicità dribblando di poche ore l’arrivo ufficiale della primavera.
Certo, non dimentichiamoci del quarto classificato a livello mondiale: Costa Rica.
C’è da chiedersi come il piccolo Paese dell’America Centrale sia riuscito a spezzare il cerchio magico del Felix Nord. Che è anche un esclusivo club europeo, visto che l’Olanda si piazza al 7. posto con il Lussemburgo al nono e a chiudere la Top Ten è la Svizzera. Vero, c’è un altro inserimento “esterno”: Israele all’ottava posizione.

Trattenere la felicità, anche sotto pressione

Il Rapporto è una cosa seria e consolidata. Pubblicato per la prima volta nell’aprile del  2012, non ha subito arresti, uscendo anche nel 2021, quando si concentrò sugli effetti della pandemia sulle popolazioni (vengono prese in esame più di cento nazioni) e le iniziative dei governi per affrontare la “nuova peste” analizzando il perché alcuni Paesi reagirono meglio e ne uscirono con più successo di altri.
Oggi a contrastare il sistema-Felicità, così come inteso dal Wellbeing Research Centre, sono specialmente le guerre, con tutte le loro conseguenze e ricadute anche sui rapporti umani e il benessere economico dei vari stati e genti.
Il fatto che la Finlandia detenga il primato da ben nove anni ce la dice lunga anche su come ne venne fuori dalla pandemia, ma evidentemente pure da come la sua popolazione ha accelerato per riprendersi da quello shock nonostante dal 2022 sia al centro di una nuova emergenza geopolitica, dopo che la Russia (con la quale condivide un confine di oltre 1300 chilometri) invase l’Ucraina.

Eyewitness: dal testimone oculare

Effettivamente, girando per Helsinki, si percepisce una maggiore “felicità” rispetto anche ad altre città del nordeuropa.
A Oslo invece addirittura si scherza dicendo che se decidi di non uscire perché piove, allora non farai nulla per giorni. In parte vero, in parte leggenda metropolitana, ma forse è per questo che la Norvegia è “solo” sesta nella classifica. Nonostante la città di Bergen sia un campione della “bella vita” quasi di stile mediterraneo. In salsa norvegese.

Lo stesso può dirsi di Copenhagen. La capitale della Danimarca (terza) è rappresentativa di un benessere diffuso, vissuto ed evidente, laddove in Islanda (al secondo posto) sarà per il clima, sarà per la densità abitativa, il benessere, reale, è però meno facile da percepire. Eppure molto solido e condiviso dai meno di 400mila residenti dell’isola che ne hanno fatto una vera cultura.

“In effetti, molti turisti italiani pensano ancora oggi alle vecchie statistiche che mostravano i Paesi scandinavi al vertice delle classifiche dei suicidi -commenta Giorgio, expat di origini lombarde e oggi felice cittadino norvegese -. Ancora una volta il ranking del benessere, che non è solo economico, smentisce questa immagine del passato. Alla fine è diventato un luogo comune, uno di quei cliché come l’Italia tutto pastasciutta e serenate”.
Ed elenca quelli che sono i fattori determinanti del benessere e addirittura della felicità del nordeuropa: alta fiducia nella società e nella governance dal livello nazionale fino a quello locale; buono stato dell’economia ed efficienti sistemi di welfare; sicurezza e bassa criminalità. Se poi si aggiunge, come osserva il Whr, anche un solido sistema educativo, allora la ricetta per la vera felicità è completa.

Il declino dei Paesi anglofoni

A giocare un ruolo fondamentale, sottolinea il Rapporto, è sicuramente il senso di appartenenza a una comunità, a una popolazione “guidata” da una fiducia costruttiva: il creare qualcosa di positivo.
Elementi che invece sono andati progressivamente indebolendosi praticamente in tutti i Paesi della sfera anglo, a cominciare da Stati Uniti (23), Canada (25) e Regno Unito (29) quindi neppure tra i primi venti del mondo.
Meglio piazzata è la Nuova Zelanda (11) appena fuori dai “Felici Dieci” con l’Irlanda tredicesima davanti all’Australia (15). E il declino, in particolare dei primi tre, è evidente ormai da una decina d’anni, spiegano gli analisti, con i giovani sorprendentemente motore di questa retromarcia verso l’insoddisfazione, caratterizzata per esempio dal cattivo uso e abuso dei social, laddove in altri Paesi (anche meno ricchi) le giovani generazioni mostrano più soddisfazione nella vita e una crescita del valore della Felicità.

Costa Rica: dove i soldi non fanno la felicità

Ma la vera anomalia, in questo panorama nordico, è rappresentata dal Costa Rica, quarto nel ranking assoluto, primo in America Latina, ma primo anche nel continente americano.
Un Paese in deciso miglioramento, con significativi incrementi di anno in anno: era al 6. posto nel 2025 ma dodicesimo l’anno precedente e addirittura occupava la posizione numero 23 nel 2023.
Una piccola nazione che naturalmente non può competere con i big della felicità in termini di Prodotto interno lordo o di salvaguardia sociale garantita dallo stato (due delle voci analizzate) ma che tuttavia sta diventando approdo finale per un crescente numero di Gen Z, soprattutto dal Nord America, ma anche dall’Europa: una nuova versione del Paradiso della Felicità. Giocando su Natura e ambiente.

felicità
Catarata del toro, Costa Rica

Italia: il Bel Paese. Ma non della felicità

E il Bel Paese? Cattive notizie per noi: l’Italia è appena 38esima su 147 nazioni verificate secondo il sistema di rilevazione Gallup. Perdiamo posizioni e seppure davanti alla Spagna (41), ci troviamo dietro la Francia (35). Abbondantemente superati da Germania (17), Slovenia (18), Austria (19), Romania (34).
Tra i vari parametri presi in esame dal Rapporto (fra cui l’aspettativa di vita, le libertà in senso lato e la corruzione, anche quella percepita), basterebbe osservare quello relativo alle “sensazioni negative” per spiegare la posizione italiana: 100 come valore. Per la Francia, alla stessa voce corrisponde un meno emergenziale 74, con la Finlandia che registra appena 11.
La Spagna, dietro di noi in valore assoluto, fa segnare 90.

trinità dei monti
La Scalinata di Trinità dei Monti, a Roma

Likkeland, la terra fortunata

Torniamo per un momento in Norvegia, da Giorgio, manager del settore turistico. «Il percepito è importante e i norvegesi hanno consapevolezza della fortuna capitata alla propria nazione. Che poi gioca una parte importante nella felicità della società, tanto che chiamano il loro Paese “Lykkeland”, terra fortunata.
Fortuna principalmente legata alla scoperta del petrolio, che ha trasformato questo Paese da uno dei più poveri d’Europa a uno dei più ricchi del mondo e ha conseguentemente reso la sua popolazione felice».
Non è compito del Rapporto dare indicazioni o raccomandazioni per stimolare il miglioramento per ogni singolo Paese, tuttavia i risultati del survey della Felicità possono rappresentare una chiave per costruire una società più moderna, all’avanguardia e una nazione più bella da viverci, più sostenibile e attrattiva. In una parola, più felice.

Agostino Buda

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