Patrimonio arboreo: alberi e verde pubblico crescono del 10%

Bosco di Mestre

Nel sistema di vuoti e di pieni delle nostre città, una mappatura aerea evidenzierebbe numerosi corridoi e grandi aree verdi.
Tra le abitazioni, nei boschi e nei parchi, nei giardini storici pubblici e in quelli privati. Nelle riserve naturali e nelle oasi.
Tra i capoluoghi di provincia Venezia si trova infatti tra le prime venti posizioni per verde urbano.
E se già nel 2019 aveva guadagnato posti nella classifica di Legambiente raggiungendo la 19° posizione, quest’anno potrà contare su “performance ambientali” migliori.
Il patrimonio arboreo è infatti cresciuto nell’ultimo quinquennio del 10%.

Viali alberati, boschi fitti, parchi verdi

Nonostante ci siano stati eventi meteo (basti pensare all’”acqua granda”del novembre scorso) importanti, che hanno abbattuto 2123 alberi, le nuove piantumazioni portano il Bilancio Arboreo 2020 a registrare “una consistenza complessiva del Verde pubblico comunale pari a 442.482 piante e arbusti”. Il dato comprende i 10 boschi e i forti.
Dal 2015 a oggi (il Bilancio Arboreo è quinquennale) sono stati piantumati 13.712 nuovi alberi.
La maggior parte nel Bosco di Dese (6109 elementi arborei e arbustivi tipici del bosco di pianura Padano Veneto quali farnie, carpini bianchi, frassini, olmi, aceri, melastri, ciliegie tigli selvatici, pioppi neri) e nell’area naturalistica e parco pubblico di via del Tinto e Via Frisotti (5100).

lun tratto della pista ciclopedonale che collega Favaro a Dese all’altezza del Bosco di Mestre

Molti (405) nella zona Vallenaris Bis, dove sono comparsi anche altri 373 nuovi arbusti), lungo i Viali di Mestre (96) e del Lido (71), nell’area dell’aeroporto (100) e nei parchi (458) Il resto negli impianti sportivi e in sostituzione. Tolte le 2123 piante abbattute per cause meteo e  perché a fine ciclo, “il numero di nuove piante finale –si legge nel bilancio arboreo- risulta pari a 11.589”.

Presto i tetti verdi e le pareti arboree

I nuovi alberi non sono legati solo ai nuovi nati ma anche alle nuove misure urbanistiche e al nuovo regolamento edilizio che, per esempio, prevedono la piantumazione di un albero ogni tre nuovi posti auto realizzati nei parcheggi e hanno aperto la strada ai cosiddetti “tetti verdi” e alle “pareti arboree”.
La strada, quindi, dovrebbe essere delineata. Anche nel 2020, come nel 2019, Venezia si configura come tra le città più green d’Italia.
“L’Amministrazione Comunale – si legge nella nota che accompagna il documento- riconosce il verde come elemento ambientale indispensabile e necessario del contesto urbano. Il verde favorisce il miglioramento della qualità urbana attraverso i benefici che le specie vegetali arboree apportano al microclima, alla qualità dell’aria, al ciclo delle acque e contribuisce alla salvaguardia della biodiversità. Oggetto di tutela sono sia il patrimonio verde di proprietà pubblica sia quello di proprietà privata”.
Tra le new entry legate al verde ci sono anche gli appezzamenti di terreno sistemati e affidati a chi ne ha fatto richiesta come “orti urbani” e il recupero e la valorizzazione del territorio agricolo.

Il verde pubblico a Venezia

Nel comune di Venezia ci sono oltre 200 specie di alberi appartenenti a 44 famiglie diverse.
Il patrimonio arboreo si distribuisce fra i 230 ettari di bosco di Mestre, i 110 ettari di parchi, i 340 ettari di verde urbano.
Ma anche tra 
i forti del campo trincerato di Mestre, le strade, le isole, gli impianti sportivi, i giardini delle scuole e quelli privati.
E’ costituito oggi da 442.482 piante, alberi e arbusti ognuno dei quali non solo rende la città esteticamente più bella ma svolge un’importante azione per il benessere e la salute di tutti.

Gli alberi per la Serenissima

L’attenzione di Venezia per gli alberi ha radici che portano molto indietro nel tempo.
Già  dai tempi della Serenissima erano infatti stati approntati sistemi di gestione forestale per tutelare il patrimonio boschivo dei possedimenti veneziani.
I boschi della Venezia “de tera”, come per esempio quello del Cansiglio, dal quale arrivava il faggio per la costruzione dei remi delle galee, erano fondamentali per i cantieri navali e per consolidare le rive.
Soprattutto, già dal 1500, abbattere gli alberi, se non lo si faceva con una debita autorizzazione,  era un reato.
Questo valeva per gli alberi su suolo pubblico, ma anche per gli alberi degli orti, i peri e i meli e qualsiasi altra specie arborea.
E non si scherzava: un albero abbattuto valeva una condanna.

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