Venezia: uno sguardo sul futuro. Intervista a Massimo Orlandini

Futuro Venezia

Se qualcosa di buono possiamo trovare fra le macerie lasciate dal coronavirus, è forse l’occasione per discutere del futuro di Venezia con occhi diversi.
Abbiamo la possibilità di metterci a tavolino partendo quasi da zero, elaborando nuove idee e nuove opportunità, nuovi schemi, nuovi paradigmi urbanistici, economici e sociali.
Possiamo ridisegnare, come davanti a un foglio bianco, i modelli che finora hanno tratteggiato la storia recente della nostra città.

È un esercizio che ci siamo permessi di fare raccogliendo le risposte di molti cittadini, anche acquisiti o d’elezione. Partendo dal Primo Cittadino e cercando di sondare tutti gli ambiti di questa grande realtà che, come sempre, e sempre più spesso in questi ultimi mesi, si asciuga le lacrime, si rimbocca le maniche e si rimette al lavoro.

Da oggi, un intervento al giorno per 10 giorni, pubblicheremo i contributi di quanti hanno condiviso con Metropolitano.it idee e suggestioni, immaginando con noi le prospettive e il futuro di una città che si reinventa.

Lo studioso di heritage marketing Massimo Orlandini

Nel breve periodo direi che dobbiamo procedere “festina lente”.
Dovremo cioè vivere senza indugi ma con consapevolezza e cautela, facendo in modo che si possa usufruire della bellezza di Venezia da viaggiatori e non da turisti.
Bisogna cambiare il paradigma.
Certo c’è una grande preoccupazione per il lavoro di tutti. Venezia però ha la possibilità di riscoprire le sue eccellenze culturali. Ci si deve attivare per creare un turismo responsabile, che non significa per forza di cose d’élite ma che non sia un semplice consumo di suolo.

Abbiamo ancora una città che, oltre al suo importantissimo tessuto culturale, riguardo al quale mi preme sottolineare anche la presenza di una filiera musicale viva e prestigiosa, ha anche valenze naturalistiche, che vanta eccellenze nel settore della manifattura, che può riprendere dai suoi asset.
Io credo che il ventaglio dell’offerta veneziana debba essere riscoperto, con finalità diverse, guardando al viaggiatore piuttosto che al turista.
Nel farlo, però, credo anche sia importante mantenere le specificità perché l’omologazione della città a tutte le altre, per esempio con le catene di franchising, fa della città un “non luogo” e un “non luogo” è un’accezione umiliante per una città come Venezia.
Una legge sulle specificità di Venezia con ristoro delle tasse, potrebbe essere utile per favorire il recupero o il mantenimento di realtà storiche.
Darebbe anche lavoro e potrebbe riportare i giovani, perché anche senza giovani una città è un “non luogo”. L’omologazione, poi, fa male anche al turismo.
La gente che viene dall’estero non è interessata a vedere ciò che ha anche a casa propria. In sostanza, pensando alla Venezia del futuro, mi piace immaginare un ventaglio che si riapre riscoprendo le proprie ricchezze e che riporti a una città in cui si faccia business ma in modo tale che la città diventi vivibile anche per le nuove generazioni.
Allargando alla terraferma, e in modo particolare a Marghera, penso che questo potrebbe tradursi anche nella realizzazione di un grande ente fieristico.
Una Bit (Borsa Internazionale del Turismo) o lo stesso Vinitaly potrebbero trovare logisticamente, negli spazi di Porto Marghera, luoghi ideali.

1 commento su “Venezia: uno sguardo sul futuro. Intervista a Massimo Orlandini”

  1. Giuseppe Scalici

    Mi pare che l’intervento di Massimo Orlandini abbia focalizzato in modo chiaro ed evidente la situazione che, de facto, tende a fare di Venezia un luogo come tanti altri. E’ necessario, per valorizzare al meglio l’intero tessuto urbano dal punto di vista turistico, un cambio di passo, coraggioso, consapevole e potenzialmente ricco di sviluppi positivi, data la difficile fase storica che anche Venezia si trova ad affrontare. Di certo le energie non mancano. Basterebbe uno sforzo di volontà!

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