Venezia: uno sguardo sul futuro. Intervista a Vincenzo Marinese

Futuro Venezia

Se qualcosa di buono possiamo trovare fra le macerie lasciate dal coronavirus, è forse l’occasione per discutere del futuro di Venezia con occhi diversi.
Abbiamo la possibilità di metterci a tavolino partendo quasi da zero, elaborando nuove idee e nuove opportunità, nuovi schemi, nuovi paradigmi urbanistici, economici e sociali.
Possiamo ridisegnare, come davanti a un foglio bianco, i modelli che finora hanno tratteggiato la storia recente della nostra città.

È un esercizio che ci siamo permessi di fare raccogliendo le risposte di molti cittadini, anche acquisiti o d’elezione. Partendo dal Primo Cittadino e cercando di sondare tutti gli ambiti di questa grande realtà che, come sempre, e sempre più spesso in questi ultimi mesi, si asciuga le lacrime, si rimbocca le maniche e si rimette al lavoro.

Da oggi, un intervento al giorno per 10 giorni, pubblicheremo i contributi di quanti hanno condiviso con Metropolitano.it idee e suggestioni, immaginando con noi le prospettive e il futuro di una città che si reinventa.

Il presidente di Confindustria Venezia Vincenzo Marinese

I contagi, anche se diminuiti, ci sono ancora, quindi non solo dobbiamo imparare a convivere con questo virus ma è chiaro che, dal punto di vista economico, il coronavirus continuerà a impattare in maniera importante sul commercio e sui servizi al dettaglio. Ciò che maggiormente ha inciso sulla filiera industriale è stato invece soprattutto il blocco totale dei trasporti in Europa.
Riguardo la riprogrammazione economica nel nostro territorio secondo me c’è un equivoco da sfatare. Si identifica normalmente Venezia come una città che vive interamente sul turismo.

Ma la città metropolitana di Venezia vive in realtà prevalentemente sul settore industriale.
Abbiamo un PIL di 40 miliardi di euro e di questi solo 2 derivano dal turismo.
La città storica ritornerà ad avere appeal.
È amata nel mondo e ha talmente tanta cultura e spessore che i turisti ritorneranno.
Ritengo però che si possano fare delle cose importanti per recuperare al più presto agendo sull’intera area metropolitana, a partire da una politica forte per la residenza proprio nella città storica.
Fondamentale è poi diversificare i flussi, ma sulla base di un investimento che riguardi tutto il territorio metropolitano.
In una grande metropoli si vive l’intera città.
La stessa cosa dovrebbe avvenire a Venezia. Per far questo, è necessario riqualificare i nostri piccoli centri perché diventino altrettante tappe importanti da visitare.
Se Venezia resta l’unico punto di attrazione, ci saranno soggiorni brevi e quel turismo mordi e fuggi che non porta valore aggiunto e nemmeno benessere alla città.
Per quanto riguarda il settore industriale, invece, c’è la necessità di mettere in sicurezza le aziende con liquidità non solo per far fronte al breve periodo ma per far sì che possano investire sulla ripresa.
Uno dei punti d’arrivo, ora, sarà la definizione del piano strategico dell’area ZES, la Zona Economica Speciale. Ma ci vorrebbe anche un piano nazionale per gli investimenti per l’edilizia, così come andrebbero rilanciate le infrastrutture, anche digitali.
L’economia digitale, come quella ambientale, diventerà fondamentale e potrà avviare le aziende verso una nuova rivoluzione industriale.

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