Dalle emissioni dimezzate agli autobus a idrogeno, passando per alberi, piste ciclabili e stop al consumo di suolo: la città lagunare mette a sistema dieci anni di politiche ambientali nel nuovo Paesc e rilancia la sfida
In dieci anni Venezia ha ridotto quasi della metà le emissioni di gas serra, ampliato le piste ciclabili di 200 km, piantato decine di migliaia di alberi e tagliato le polveri sottili prodotte dai mezzi pubblici.
Questi risultati, raccolti e messi a sistema nel nuovo Paesc, diventano ora il punto di partenza per nuove azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Il Paesc, adottato la scorsa settimana dalla Giunta comunale, non è solo un documento formale: raccoglie e organizza tutte le politiche ambientali portate avanti dalla città negli ultimi dieci anni, dalle aree verdi alla gestione dell’acqua, dalla mobilità sostenibile all’efficientamento energetico degli edifici pubblici.
Tra le azioni più rilevanti, la riconversione green di Porto Marghera e l’adozione di autobus a idrogeno, che entro il 2026 diventeranno 90, insieme all’obiettivo di motori ibridi o a energia rinnovabile su tutti i mezzi di navigazione entro il 2032.
Un decennio di risultati ambientali a Venezia
Secondo l’assessore all’Ambiente, Massimiliano De Martin, la città si presenta oggi come “altamente performante”.
“Si tratta – ha sottolineato in occasione della presentazione del Paesc – di una città virtuosa, che ha già raggiunto obiettivi significativi e che attua politiche ambientali coerenti con gli obiettivi internazionali”.
Il Paesc contiene 33 azioni di mitigazione e 46 di adattamento, con traguardi concreti: riduzione del 72% delle emissioni entro il 2030 e neutralità carbonica entro il 2050.

La strategia adottata in questo decennio si è spinta oltre alla semplice gestione e valorizzazione di parchi e aree verdi urbane, comprendendo anche l’analisi e la gestione delle acque, delle loro dinamiche e del dissesto idrogeologico, viabilità, illuminazione, efficientamento energetico degli edifici pubblici. In più, si è portata avanti la riconversione green di Porto Marghera, con particolare attenzione alla produzione energetica, dal biodiesel e all’idrogeno: carburante, quest’ultimo su cui si è puntato con decisione anche per quanto riguarda i mezzi del trasporto pubblico. E la strategia ha sempre cercato il miglior bilanciamento della tutela del territorio con le esigenze di sviluppo delle aree produttive.
-90% di polveri sottili, + 41 mila alberi, vasche d’accumulo
I risultati raggiunti sono stati supportati anche attraverso numeri concreti.
Le emissioni di gas serra, per esempio, sono passate dagli oltre 3,1 milioni del 2015 al milione e mezzo di tonnellate del 2025. E quelle da parte dei mezzi pubblici sono scese, dal 2017 al 2025, del -90% per le polveri sottili Pm10 e del -73% per le altre emissioni. Il patrimonio arboreo è cresciuto di oltre 41 mila alberi, a cui vanno aggiunti i 100 mila del Bosco dello Sport previsti entro il 2026. I percorsi ciclabili sono stati estesi di circa 200 km. Dalla pianificazione urbanistica sono invece stati tolti 2,75 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, a partire dalle aree del Bosco dello Sport, del Parco del Marzenego e dell’ex ospedale Umberto I. Quanto infine al rischio idrogeologico, sono state realizzate vasche d’accumulo a Mestre e Bissuola.
“L’obiettivo dichiarato – conclude l’assessore – è quello di consegnare alle generazioni future una città sempre più bella, sensibilmente migliore dal punto di vista ambientale e destinata a inquinare progressivamente meno”.

L’accelerazione veneziana con il Paesc
In questo contesto, il Paesc, che ora è sotto esame in sede di Commissioni consiliari prima del voto definitivo da parte del Consiglio comunale, comprende, traducendo concretamente gli impegni presi a partire dall’adesione nel 2020 al Patto europeo dei sindaci per il clima e l’energia, rilancia la sfida.
Il fine ultimo è il perseguimento degli obiettivi previsti che, per quanto riguarda la mitigazione, si traducono nel raggiungimento della neutralità emissiva, cioè un bilancio di carbonio pari a zero, entro il 2050, con la tappa intermedia del -72% entro il 2030. Il Patto contiene dunque un “Inventario base delle emissioni”, che individua i settori a maggiore consumo energetico e impatto emissivo, orientandone le relative politiche. Nell’ambito della mobilità, per esempio, è già prevista l’entrata in servizio, entro giugno 2026, di ulteriori 90 veicoli su strada alimentati a idrogeno ed è stato confermato l’obiettivo di rendere, entro il 2032, tutti i mezzi di navigazione che percorrono il Canal Grande dotati di motori ibridi, alimentati da energia rinnovabile o biodiesel.
Alberto Minazzi



