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Velisti non per Caso

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Tre storie, tre vite segnate dall’amore per il mare e le barche a vela. Sono quelle di Gianni Testa, Andrea Stella e Luca Tosi

Tre storie. Tre vicende che si sposano con l’estate e con il suo simbolo, il mare. Non quello spesso addomesticato delle spiagge ma quello impetuoso degli oceani. Tre storie, di avventura, di tenacia, di coraggio, di spavalderia. Tre storie di chi ha sfidato il mare, la sua forza, la sua impetuosità, il suo essere padre e madre ma anche orco cattivo. Reyerzine vi accompagna a conoscere Gianni Testa, Andrea Stella e Luca Tosi. Tre persone diverse, ma uguali, tre uomini che non vivono di sogni, ma fanno dei loro sogni l’obiettivo delle loro imprese. Tre storie che arrivano dal Veneto. Tre personaggi con un obiettivo fisso in testa: la vela.

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Prima brillante dirigente in una azienda telefonica di rilevanza mondiale e poi navigatore su una barca a vela, l’amata Eutikia, in giro per gli oceani con la moglie Marina. Questa è la storia di Gianni Testa, un veneziano doc, manager per professione e navigatore per passione che il Capodanno del 2002 ha deciso di mollare il lavoro per coltivare i suoi sogni di velista negli oceani.

«Eravamo a Barcellona per passare il Capodanno e dentro alla Basilica di Santa Maria del Mar, protettrice dei marinai – ricorda Gianni – immersi in un concerto con musiche di Bach. Poche note di accordi e poi fu solo vera musica. Tutto era perfettamente in linea, si trattava solo di andare a La Rochelle, al cantiere Amel ed incontrare la giusta barca». E fu subito amore con Eutikia nata in Francia nel 2003 e amata dal primo momento: due alberi bianchi e lucidi su uno scavo perfetto, intonso. Dopo la prima attraversata invernale fino alle acque veneziane e al porto di Lignano, ecco le prime inevitabili scorribande in tutto il Mediterraneo, negli anni dal 2004 al 2007, per conoscere noi e la nostra barca assieme». Gianni e Marina seguirono con Eutikia le stesse rotte delle prime crociere degli anni ’70 e ‘80, tra Grecia e Turchia. Ma è a fine 2007 che si concretizza il sogno: La coppia di velisti veneziana si trasferisce da Venezia a Las Palmas nelle isole Canarie e qui, il 26 novembre 2007, inizia la traversata oceanica: l’ARC, Atlantic Rally for Cruisers, una specie di regata non competitiva in compagnia di una flotta di oltre 200 barche. Emozioni intense, sensazioni di vivere finalmente in mezzo al grande mare oceano sino all’arrivo il 13 dicembre (dopo poco più di 17 giorni di navigazione e circa 2700 miglia) a Santa Lucia nei Caraibi in piena notte, cielo coperto e qualche goccia di pioggia «ma molto, molto felici: tra le altre tre o quattro barche Amel, come la nostra, siamo arrivati ultimi o penultimi, ma la vittoria più grande era essere lì». Quattro anni (2007-2011) girovagando per i Caraibi fanno da prologo all’approccio con il Pacifico. Ma con una base stabile, il Venezuela, dove lasciare la barca per il periodo degli uragani (in pratica da giugno a novembre). Ora si presentano nuove sfide, mete ben diverse dalla navigazione tranquilla della Laguna: le Fiji, poi le Vanuatu, la Nuova Caledonia ed infine l’Australia dove la coppia di velisti veneziana conta di arrivare a fine estate e dove lasceranno Eutikia, per ritornare a Venezia evitando così il periodo, là estivo, degli uragani, ma pronti l’anno prossimo alla veleggiata sino all’Indonesia e poi si vedrà.

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Seconda storia, secondo sogno. Quello di Andrea Stella, 37 anni, vicentino che nell’agosto del 2000 si trovava a Miami (Florida) per un viaggio-premio per la Laurea in Giurisprudenza conseguita poche settimane prima. Una sera, nel tornare a riprendere l’auto da un parcheggio inserito in una strada privata, scopre tre malviventi intenti a rubare il mezzo. Ha appena il tempo di scorgerli che uno dei tre, pur non minacciato, gli punta una pistola contro e lo colpisce con due pallottole ferendolo al fegato e ad un polmone. Stella trascorre 45 giorni in bilico tra la vita e la morte. Si riprende ma al risveglio deve ricostruire la propria esistenza da una sedia a rotelle per la lesione che una delle pallottole ha provocato alla colonna spinale.

Ripresosi dal tragico episodio Stella coltiva il sogno di tornare a navigare come in passato ma prende atto che al mondo non esiste un’imbarcazione nella quale una persona disabile possa essere autonoma sia per le esigenze personali sia per partecipare alle manovre veliche. Con il fondamentale supporto della propria famiglia trova il modo di far realizzare il catamarano grazie anche alla collaborazione di numerose persone che si sono prestate per realizzare questo sogno.

Nel 2004 Andrea Stella, accompagnato anche da velisti del calibro di Giovanni Soldini e Mauro Pelaschier, è tornato a Miami a bordo del suo catamarano partendo da Genova: vederlo armeggiare a bordo e muoversi come un velista normodotato spiazza anche il lupo di mare più tenace e privo di emozioni che non siano quelle delle onde e del vento del mare. Attualmente con l’Associazione “Lo Spirito di Stella” cura numerosi progetti che vanno dall’attività velica gratuita dedicata a persone disabili ad una campagna concreta di sensibilizzazione per l’abbattimento fisico e culturale delle barriere architettoniche con incontri nelle Università e la promozione di un concorso internazionale di idee.

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E infine Luca Tosi. Torniamo a Venezia. Lui, 27 anni, biondissimo con pizzetto, occhi celesti e sguardo furbo, è il più giovane velista italiano passato agli onori della cronaca del settore velico nel 2009 quando a soli 23 anni ha portato a termine la Transat 650 regata in solitario di 4200 miglia dalla Francia al Brasile diventando il più giovane italiano ad aver mai portato a termine una impresa di questo tipo. Un tipo spavaldo che ha frequentato il nautico Giorgio Cini, che ha fatto lo stagionale all’Actv conducendo le motonavi che portano i veneziani dal centro storico al mare del Lido. Doppio passaporto, italiano e svizzero, è il cosiddetto veneziano “nato in barca”, incosciente quanto basta ma preparato e malgrado la sua età già pieno di esperienze.

Luca brucia le tappe nelle gare a vela, sia in solitaria che in doppio. L’impresa della Trantas 650 del 2009 però è niente a confronto di quanto prova fare nel gennaio scorso in coppia con Andrea Rossi: battere il record della traversata Dakar-Guadalupe a bordo di Jrata, il loro catamarano. Purtroppo la barca rompe entrambi i timoni in pieno oceano Atlantico. Luca e Andrea passano ore un po’ complicate ma riescono ad uscirne vivi, grazie al passaggio di una nave che li ha tratti in salvo.

«Che storia – le dichiarazioni di Luca dopo il recupero – peccato per il record, ma anche cosi ci siamo divertiti. Cosa ho pensato quando ero lì in mezzo al mare alla deriva? Mi sono chiesto: chi me l’ha fatto fare. Il recupero è stato degno di un film di Spielberg. Ma un film lungo sei ore. Dopo aver visto le eliche della nave da 2 metri, con onde di 4-5 e vento a 25-30 nodi, siamo finiti col catamarano messo in verticale a 90 gradi, con le prue per aria, attaccato con un cavo per la testa d’albero alla nave di 260 metri che, essendo scarica, non riusciva a fermarsi e con l’abbrivio ci trascinava via con noi due appollaiati sulla traversa. Alla fine ci hanno trascinato su per la fiancata come due salami… Ci sono rimasti solo i vestiti che avevamo addosso, due orologi Traser e due coltelli… tutto il resto perso». Luca, oggi, lo potete anche incontrare in Laguna o per qualche calle o campo veneziano. La sua faccia è inconfondibile.

 

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Tag:  barche, mare, vela