UN “SUPER SCANNER” PER UN SUPER ARCHIVIO

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Il prototipo è attivo alla Fondazione Cini di Venezia: gli archivi verranno digitalizzati con tempi e qualità da record


Documenti e foto acquisiti in soli quattro secondi, con una risoluzione altissima delle immagini. Si chiama Replica 360rv e costituisce una rivoluzione nel settore della digitalizzazione degli archivi: il “circular scanner” più veloce al mondo, realizzato dallo studio Factum Arte di Madrid in collaborazione con il laboratorio di Digital Humanities dell’École polytechnique fédérale di Losanna, progettato ad hoc per la digitalizzazione di archivi storici documentali di grandi dimensioni.
Lo straordinario prototipo è attualmente al lavoro per la digitalizzazione dei materiali della fototeca dell’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Cini, nell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia: uno dei centri di documentazione più importanti a livello internazionale.
Andrea Barbon, responsabile sistemi informativi della Fondazione Cini: ci spiega come funziona lo scanner e le potenzialità di questo strumento? «C’è innanzitutto da dire che si tratta di un prototipo e non bisogna interpretarlo come uno scanner comunemente conosciuto. Perché si occupa di opere d’arte: materiali originali che richiedono di trattare la loro digitalizzazione in maniera corretta ed in accordo con i conservatori. “Replica 360 Recto/Verso Recording System” è un sistema di scansione concepito come un tavolo circolare rotante, di due metri di diametro, che registra immagini da entrambi i lati dell’oggetto da scansionare. Il tavolo è guidato da un motore a velocità controllata ed un sistema di sensori calcola la posizione e riconosce quando un documento viene posizionato sulla superficie di vetro. L’immagine viene catturata da due telecamere digitali ad alta risoluzione identiche, con un sistema di illuminazione specificamente progettato per scansioni contemporanee. I corpi flash sono stati ideati, progettati elettricamente, stampati in 3D e assemblati in Factum Art: essi forniscono il più basso livello di luce richiesto per acquisire immagini a fuoco in alta qualità senza produrre riflessi».
Il lavoro poi come procede? «Una rete di computer provvede al download automatico delle scansioni, collegando le immagini fronte retro di ogni documento e generando un codice MD5 che assicura l’integrità del file. Alcuni metadata di base collegano le fotografie al preesistente catalogo della Fondazione Cini. Tutte queste operazioni vengono realizzate in tempo reale e le immagini posizionate in cartelle condivise di semplice accesso. Queste formeranno parte del nuovo network della Fondazione Giorgio Cini in modo da poter essere trattate con specifici algoritmi elaborati dall’École polytechnique fédérale di Losanna per facilitare l’archiviazione automatizzando il flusso di dati».
Che vantaggi si hanno con questo apparecchio altamente tecnologico? «Questo scanner consente di rendere molto più veloci le operazioni di acquisizione dati, che devono comunque sempre contare sull’intervento umano. Due operatori, nel caso specifico due volontari del Servizio Civile Nazionale, lavorano insieme alla digitalizzazione: l’uno posizionando i documenti sullo scanner e l’altro rimuovendoli. Le procedure sono velocizzate poiché Replica 360rv consente di effettuare le scansioni senza estrarre le stampe fotografiche dalle pellicole protettive che le contengono, rendendo l’operazione più sicura per la salvaguardia dei documenti».
Lo scanner innovativo fa parte del progetto Replica. «Replica è un progetto internazionale che prevede la realizzazione di un nuovo motore di ricerca per lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale veneziano. Il progetto, frutto della collaborazione tra Digital Humanities dell’ École polytechnique fédérale di Losanna e la Fondazione Cini, si pone l’obiettivo di realizzare un motore di ricerca con chiavi iconografiche dedicate agli artefatti pittorici ed architettonici. Il motore di ricerca rappresenta uno strumento inedito e all’avanguardia nell’utilizzo di algoritmi che consentono di rilevare similarità visive nelle diverse composizioni artistiche. Il primo settore da cui ha preso il via il “progetto Replica” è costituito da oltre 350.000 stampe fotografiche montate su scheda cartacea in cui sono riportati i dati identificativi delle foto, secondo modalità di conservazione ed organizzazione dei materiali in uso nel secolo scorso in molte fototeche: un vero e proprio archivio organizzato secondo sezioni tematiche e criteri di ordinamento prevalentemente topografico».
Qual è il punto di partenza per la realizzazione del motore di ricerca? «L’acquisizione in formato digitale della fototeca della Fondazione Cini, il più importante patrimonio iconografico dedicato alla storia dell’arte e dell’architettura della civiltà veneziana esistente al mondo. Le immagini processate con nuovi algoritmi, che si basano sulla tecnologia CNN (Convolutional Neural Network), alimenteranno un motore di ricerca che permetta di ricostruire le similarità visive tra le diverse immagini e, unitamente ad un portale web di consultazione libera, consenta agli utenti di effettuare una navigazione tra migliaia di foto per scoprire possibili legami tra immagini, studiare affinità genealogiche tra le opere d’arte o semplicemente apprezzare le immagini in una modalità radicalmente nuova».
LA FOTETECA DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARTE
Il “progetto Replica”, che avrà la durata di tre anni, si configura come un modello per le grandi istituzioni pubbliche e private desiderose di salvare, valorizzare e promuovere le loro raccolte documentarie. Per l’importanza storica, l’interesse per gli studi e la rilevanza delle dimensioni del patrimonio documentale conservato, la fototeca dell’Istituto di Storia dell’arte, diretto da Luca Massimo Barbero, dov’è attivo lo scanner, è tra i centri di documentazione storico-artistica più importanti a livello internazionale. Costituita nel 1954 sulla base dell’esperienza delle più accreditate istituzioni mondiali del tempo, è diventata essa stessa modello per l’organizzazione di analoghe raccolte e punto di riferimento imprescindibile per gli studi in materia, dell’arte veneta in modo particolare, in ogni sua declinazione: dalla pittura alla scultura, dal disegno all’incisione, dall’architettura al design. Suddivisa in due settori principali (l’archivio ed i fondi fotografici) la fototeca comprende complessivamente circa un milione di documenti fotografici, di vario formato, supporto e tecnica, come albumine, stampe al carbone, cianotipie, aristotipi, carte salate, gelatine, radiografie, negativi su lastra e su acetato, con esemplari di pregio prodotti a partire dalla fine dell’Ottocento e non di rado uniche testimonianze di monumenti e opere d’arte scomparsi o manomessi.

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