L’Umana Reyer vince ancora: ecco la prima Coppa Italia della sua storia

Capitan Michael Bramos alza la Coppa Italia vinta dall'Umana Reyer nelle Final Eight di Pesaro (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)
Nella foto in alto: Capitan Michael Bramos alza la Coppa Italia vinta dall’Umana Reyer nelle Final Eight di Pesaro (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)

Il 16 febbraio 2020 entra nella storia del basket veneziano. Alla Vitrifrigo Arena di Pesaro, l’Umana Reyer maschile ha vinto la prima Coppa Italia della storia orogranata.
Una vera e propria impresa, che ha seguito di poche ore un altro storico successo. Perché, subito prima della prima squadra, nello stesso palasport, i ragazzi dell’Under 18 si erano aggiudicati la seconda edizione della Next Gen, il torneo riservato alle formazioni giovanili dei club di Serie A.

Un sogno che parte da lontano

La storia della prima Coppa Italia vinta dai ragazzi dell’Umana Reyer (le ragazze ci erano riuscite nel 2007/08) è di quelle da raccontare. Dal ritorno nella massima serie, nel 2011, l’Umana Reyer ha praticamente sempre centrato la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia (unica eccezione nel 2012/13). Ma, quasi per una sorta di maledizione, anche quando si era presentata all’appuntamento con i favori del pronostico, la squadra era stata sempre eliminata al primo turno.

L’abbraccio tra Andrea De Nicolao e Valerio Mazzola e l’esultanza dei giocatori dell’Umana Reyer alla sirena finale che ha sancito la vittoria della Coppa Italia (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)

Le soddisfazioni nella crescita della squadra di questi anni in ogni caso non sono mancate. Ha vinto due scudetti (terzo e quarto nella storia della Reyer) inframezzati dalla prima Coppa europea vinta in campo maschile dal club orogranata (la Fiba Europe Cup) e, negli ultimi 4 anni, sono arrivati altrettanti titoli. Attualmente, Umana Reyer è inoltre ancora in corsa in EuroCup, oltre che in campionato.

Una qualificazione al cardiopalmo

Quest’anno, l’Umana Reyer ha seriamente rischiato di non partecipare alla Coppa Italia. Il pass è stato staccato solo all’ultimissima partita del girone d’andata. Perché si è dovuto ricorrere a una combinazione di risultati per entrare tra le prime otto. Ed è stata una vera e propria sofferenza, prima del lieto fine. Si sarebbe dovuto vincere a Brescia, e si è perso. Oppure Brindisi avrebbe dovuto vincere a Cremona, ma ha perso. Trento avrebbe dovuto battere la Virtus Bologna, ma è stata sconfitta in casa. Ma sarebbe bastato anche che Treviso battesse Varese in casa, e questo non è avvenuto.

Il risultato meno atteso (la vittoria di Cantù a Milano) ha però lasciato aperto uno spiraglio. La vittoria della Fortitudo Bologna su Reggio Emilia, nel posticipo serale che ha concluso la giornata, avrebbe determinato la qualificazione dei bolognesi (sesti) e dell’Umana Reyer (ottava) alle Final Eight. In caso di vittoria reggiana, gli ultimi due posti per Pesaro sarebbero andarti invece alla stessa Reggio Emilia e a Varese. Per fortuna, la Fortitudo ha vinto 86-69.

I primi passi verso la finale

La qualificazione con l’ultimo posto utile ha però determinato per gli orogranata un potenziale percorso da brividi nella manifestazione. Al primo turno, l’avversaria è stata la Virtus Bologna, vera dominatrice della stagione, con sole due sconfitte in campionato. Il “bello” delle Final Eight è legato al fatto che, giocandosi tutto in incontri secchi di 40 minuti, i valori sulla carta possono essere sovvertiti. Ed è quello che è riuscita a fare l’Umana Reyer contro la Virtus: avvio sparato (16-4 a metà del primo quarto), poi la rimonta di Bologna, il supplementare e la vittoria per 82-81 con il canestro decisivo di Daye a 3” dalla fine.

Gli abbracci dei compagni ad Austin Daye dopo il canestro della vittoria nei quarti di finale con la Virtus Bologna (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)

In semifinale, l’ostacolo si è chiamato Olimpia Milano. Ovvero il club italiano più ricco, sia tecnicamente che economicamente. L’unica squadra italiana a rappresentare il nostro Paese in EuroLega e, immancabilmente, ogni anno la favorita principale in Italia. Stavolta è Milano, in campo con un’insolita maglia giallo-viola per omaggiare lo scomparso Kobe Bryant, a partire meglio (19-7 al 7’). Ma l’Umana Reyer non si fa intimorire: continua a giocare di squadra, rimonta punto su punto e, alla fine, guadagna la finale con il successo per 67-63.

La conclusione più attesa per 4 giorni indimenticabili

Dal punto di vista tecnico, il segreto delle vittorie dell’Umana Reyer con Virtus Bologna e Olimpia Milano è chiaro. È il marchio di fabbrica di coach Walter De Raffaele: la difesa. Sia i tanti tifosi che hanno seguito la squadra a Pesaro, sia chi ha assistito alle Final Eight dalla televisione non ha visto un gioco spettacolare. Ma, come si dice nello sport, “con gli attacchi si vincono le partite, con le difese si vincono i campionati”. E aver tenuto Bologna a 68 punti (prima del supplementare) e Milano a 63 è un risultato eccezionale, per chi conosce il basket.

Mitchell Watt, top scorer dell’Umana Reyer nella finale di Coppa Italia, in azione durante la finale con Brindisi (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)

L’avversaria, in finale, è stata Brindisi, allenata dal veneziano doc Francesco Vitucci. Ma i corsi e ricorsi storici non si fermano qui. Perché proprio a Brindisi, nel 2008, era arrivata la vittoria che aveva riportato la Reyer tra i professionisti dopo la risalita cominciata all’indomani del fallimento del 1996. Brindisi era già arrivata alla finale di Coppa Italia, perdendola con Cremona, lo scorso anno. Ed è una delle squadre più in forma del momento, con un gioco basato soprattutto sull’attacco. Ebbene: è arrivato l’ennesimo capolavoro difensivo dell’Umana Reyer, partita subito alla grande: 15-2 dopo meno di 7’. I pugliesi sono riusciti a riavvicinarsi, anche fino a soli 3 punti, ma mai a passare in vantaggio. Merito della concentrazione degli orogranata, che hanno tenuto ancora una volta gli avversari sotto quota 70 (67 punti subiti). E hanno così potuto alzare la Coppa Italia e festeggiare con il 73-67 finale.

Primi anche tra i giovani

È stato il giusto completamento di una domenica unica, per il basket veneziano. Per tacer delle ragazze, che al Taliercio hanno vinto nettamente (85-68) lo scontro diretto tra le seconde del campionato di A1 femminile con Ragusa, la giornata era cominciata con il successo dell’Under 18 nella Next Gen. Il torneo dedicato ai migliori prospetti del basket italiano era stato vinto lo scorso anno da Trento, che aveva eliminato al Taliercio un’Umana Reyer dall’età media decisamente più giovane di quella degli avversari. Una squadra per di più che, per scelta societaria, aveva scelto di puntare solo sui giocatori del roster, senza quegli innesti esterni concessi dal regolamento.

I ragazzi dell’Umana Reyer Under 18 alzano il trofeo della Next Gen 2020 (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)

Una scelta che, alla lunga, ha pagato. In un anno, il gruppo dell’Under 18 allenata da Alberto Buffo è infatti cresciuto. Si è qualificata per Pesaro nel raggruppamento con Cremona, Milano e la stessa Pesaro. Nei quarti di finale, la vittoria con la Fortitudo Bologna. In semifinale, quella con Pistoia. E, nell’atto finale, l’emozionante 62-59 su Reggio Emilia. Che ha iniziato a colorare di orogranata la Vitrifrigo Arena in una domenica trionfale per l’Umana Reyer.

Esultanza in campo dei ragazzi dell’Under 18 dell’Umana Reyer dopo la vittoria nella Next Gen 2020 (ph. Reyer/Ciamillo-Castoria)
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