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Ucraina: Italia in prima linea per la ricostruzione

Ucraina: Italia in prima linea per la ricostruzione
Irpin @Pavlov

Oggi, 26 aprile, il summit a Roma per definire gli accordi di cooperazione tra imprese locali e italiane

La parola fine alla guerra in atto in Ucraina purtroppo ancora non si intravede.
Ma, a livello internazionale, la programmazione della non facile ricostruzione post conflitto sta già entrando nel vivo. Perché l’Ucraina vuol guardare con fiducia al futuro. E l’Italia, con le sue imprese, si candida al pari delle altre grandi potenze europee a giocare un ruolo di primo piano in un’operazione che, secondo le ultime stime, richiederà investimenti per 411 miliardi di dollari.
Oggi, al Palazzo dei Congressi di Roma, si terrà così una conferenza bilaterale alla quale parteciperanno non solo rappresentanti di Governo di entrambi gli Stati, ma anche delle principali realtà economiche e delle più grandi istituzioni finanziarie internazionali. Un summit in cui ci si attende, tra le altre cose, la firma di importanti accordi e protocolli d’intesa in settori strategici come il trasporto ferroviario, portuale, l’ambiente e l’energia.

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@Sandsun

“I porti, data la nostra posizione nel cuore del Mediterraneo, sono un asset fondamentale per lo sviluppo economico – ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, neo rappresentante delle Città metropolitane nella Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale, istituita presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti -. Sono di recente tornato dalla visita di Odessa e dei suoi sette porti, perché il tema della ricostruzione dell’Ucraina deve vederci protagonisti. I porti d’Italia devono lavorare uniti e in sinergia”.

L’obiettivo del summit di Roma

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i protocolli di ricostruzione post bellici sono radicalmente cambiati, spostando la priorità dalle grandi opere e dai centri cittadini a una serie di piccoli interventi che muovono al contrario dalle periferie. Una strategia che, si traduce così, dal punto di vista degli attori chiamati a metterla in atto, in un coinvolgimento di più imprese di piccole e medie dimensioni. Che può tradursi così nella creazione di nuove imprese ad hoc e, di conseguenza, di nuove opportunità di lavoro.
Ecco perché, insieme ai vertici politici di Italia e Ucraina, a Roma è annunciata la presenza non solo dei vertici di categoria, ma direttamente anche di circa 600 nostre aziende, che si confronteranno a porte chiuse, in 7 tavoli tematici, con i rappresentanti di 150 aziende ucraine.
“L’Italia – ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani -vuole essere protagonista con le sue imprese. Sarà un modo per dimostrare solidarietà, non solo dal punto di vista militare, nei confronti di un popolo in guerra, che sta difendendo la propria libertà”.

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Il “Piano Marshall” per la rinascita dell’Ucraina

Dalla giornata romana si vuole far partire un percorso più ampio che, considerando anche la presidenza italiana del G7 nel 2024, possa assegnare all’Italia un ruolo di riferimento nella ricostruzione e nell’ammodernamento infrastrutturale oltre che nel percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.
Quello che è stato definito un “Piano Marshall”, come il progetto di ricostruzione dell’Europa attuato dagli Stati Uniti dal 1947, richiede però, oltre a logiche di medio e lungo periodo, anche interventi immediati, dal “ripristino delle centrali elettriche e irrigue e per la semina dei raccolti”, come ha spiegato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Una “fast recovery” da 14 miliardi, nelle zone non occupate dalla Russia, per trasporti e infrastrutture, energia e ambiente, salute, digitale e servizi, siderurgia, agroindustria e spazio, su cui le nostre imprese intendono puntare e investire.

La difficile ricostruzione dell’Ucraina

Nonostante l’avvio delle prime interlocuzioni internazionali, che hanno il merito di avviare e gettare le basi per futuri discorsi più approfonditi, è ovvio che, a fronte di una situazione ancora tutt’altro che definita, una vera e propria pianificazione degli interventi non è ancora possibile. E, in ogni caso, la ricostruzione non si presenta come un’operazione semplice in un territorio che, al netto di quello che succederà d’ora in avanti, si presenta già profondamente martoriato e pericoloso.

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Un’immagine della devastazione della guerra in Ucraina @ Howard Duncan

Come sottolinea il primo ministro Denys Shmyhal, quasi un terzo del territorio ucraino è contaminato da mine e proiettili.
Centinai di città e villaggi, decine di migliaia di case, migliaia di ospedali e scuole sono stati cancellati dall’offensiva russa, che ha danneggiato anche la metà del sistema energetico. “La ricostruzione dell’Ucraina – ha affermato Shmyhal -sarà una vittoria non solo per noi. Tale programma potrebbe diventare uno dei principali stimoli per l’economia europea negli anni 2020”. E, tra i settori-chiave, rientrano sicuramente il gas ucraino e l’agricoltura.

Alberto Minazzi

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