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Paura terremoti: “Nessuna correlazione tra scosse. E nessuna previsione”

Paura terremoti: “Nessuna correlazione tra scosse. E nessuna previsione”

Il sismologo: “smentiamo le voci circolate di un possibile spostamento a est di uno sciame sismico di intensità forse ancor maggiore

Parlare di 26 scosse di terremoto in Italia in poche ore, dall’Umbria alla Sicilia, dalle Marche a Genova e all’Appennino Tosco-Romagnolo, sicuramente spaventa.
Ma “non deve sorprendere”, invita Carlo Meletti, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. E, soprattutto, non deve spingere ad arrivare a conclusioni errate.
“Quanto avvenuto nelle ultime ore è solo una coincidenza: possiamo affermare con certezza che le scosse nelle diverse regioni non sono state provocate l’una dall’altra – assicura Meletti –. Così come smentiamo le voci circolate di un possibile spostamento a est di uno sciame sismico di intensità forse ancor maggiore: purtroppo, a oggi, non ancora siamo in grado di dire quando e dove si verificherà un terremoto”.

Le scosse del 22 settembre

Va fatta un’ulteriore precisazione, guardando al bollettino dei terremoti dell’Ingv di giovedì 22 settembre 2022.
“26 scosse – afferma il sismologo – sono numeri assolutamente piccoli. Basti pensare che ogni anno ne registriamo tra 15 e 20 mila. La coincidenza, in questo caso, è che ce ne sono state almeno 3 con una forza attorno ai 4 gradi e quindi sono state avvertite dalla popolazione”.

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Ma anche in questo caso, prosegue Carlo Meletti, “le scosse di questa entità sono ogni anno tra le 30 e le 40”.

I terremoti e la statistica del pollo

Si parla sempre, in ogni caso, di statistiche. E se 30 scosse in un anno, calcola il sismologo, significa una in media ogni 12 giorni circa, questo non vuol dire automaticamente che dopo 3 mesi senza terremoti questi si verifichino tutti insieme. “È la classica statistica “del pollo”, secondo cui, se io ne mangio uno intero e tu nessuno, risulta che ne abbiamo mangiato metà a testa” commenta.

Carlo Meletti, sismologo Ingv

I terremoti restano fenomeni imprevedibili

E, gli esperti non si stancano di ripeterlo: nonostante la massima applicazione, i terremoti restano fenomeni imprevedibili. “Per cercare di comprendere questi fenomeni – ricorda il geologo dell’Ingv – noi studiamo i precursori, provando a capire se un terremoto si sta preparando. Ma ricordo anche che, a differenza dei fenomeni meteorologici in cui si può guardare il cielo, nessuno può mettere gli occhi e osservare in diretta quanto avviene a 10 o 20 km di profondità nel sottosuolo”.

Le “non previsioni” per i prossimi giorni

“Noi – continua Meletti – vediamo e studiamo solo i segnali che emergono in superficie, dalle onde sismiche alle emissioni di gas. E tutti questi fenomeni possono lasciar presumere solo stime probabilistiche, ovvero se c’è un’alta o una bassa probabilità che in zone specifiche si possano verificare dei terremoti. Ma nessuno è in grado di fissarne la magnitudo e il giorno e il punto preciso dell’epicentro”.

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Così, guardando al presente, l’unica certezza sono le possibili repliche, nei territori dove si sono verificate nelle ultime ore gli eventi sismici, con scosse di assestamento. “Questo – chiude il cerchio l’esperto – da un lato non esclude nuovi terremoti in zone diverse, dall’altro però non permette di arrivare in anticipo a conclusioni su dove questi si verificheranno, né su quanto potranno essere forti”.

I terremoti del 22 settembre: nessuna correlazione

Una spiegazione scientifica, invece, c’è alla base dell’affermazione secondo cui, pur essendo state tra loro ravvicinate nel tempo, le scosse del 22 settembre 2022 non vadano poste in correlazione tra loro. “Per prima cosa – insegna il sismologo – va sottolineato che, per quanto forte sia, un terremoto può influire su faglie vicine al massimo in un raggio di 10-20 km, non di centinaia di km. Per di più, le faglie che si sono mosse nell’occasione sono molto piccole”.
“Poi – aggiunge – in questo momento ci troviamo a ragionare su scosse verificatesi in ambiti geologici e profondità diverse, con di conseguenza anche caratteristiche diverse. Se vogliamo dire che tutta l’Italia è in zona sismica, trovandosi tra l’Africa e l’Europa, il discorso è diverso. E non facciano fatica ad ammettere che il rischio di terremoti, nel nostro Paese, c’è ovunque, anche se in gran parte si traduce in scosse di magnitudo molto piccola, non avvertite dalla gente”.

L’importanza della prevenzione

Che fare, dunque? Per Carlo Meletti, l’attenzione rivolta dall’opinione pubblica in queste ore ai terremoti offre l’occasione di veicolare un importante messaggio: “Ribadiamo ancora una volta che è fondamentale informarsi in maniera preventiva, sapere dove si vive, se ci si trova in una zona ad alta sismicità, se storicamente vi si sono verificati terremoti forti, se la nostra casa è resistente e, nel caso, intervenire sfruttando incentivi come il sisma bonus”.

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“Per affrontare un terremoto – conclude il sismologo – bisogna prepararsi per tempo, anche assimilando alcune semplici norme di comportamento da adottare nell’evenienza. Noi teniamo a tal fine lezioni nelle scuole, insegnando ai bambini a proteggersi sotto i banchi o nei varchi delle porte. Perché, quando poi avviene un terremoto, tutti si fanno prendere dal panico, sentendosi inermi di fronte alla natura. Va infine fatta un’ultima riflessione: anche se si trovasse un modo di prevedere i terremoti, cosa che tutti ci auguriamo, si potrebbero sì salvare le persone, ma, senza fare prevenzione, le case verrebbero comunque giù”.

Alberto Minazzi

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