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Intervista al ricercatore italiano a capo del team internazionale che studia lo spray nasale anticovid

Intervista al ricercatore italiano a capo del team internazionale che studia lo spray nasale anticovid
Matteo Porotto spray anticovid

Non solo il vaccino, ma anche un semplice spray nasale è in fase di studio per combattere il coronavirus.
Un team di ricercatori internazionale della Columbia University Medical Center di New York, coordinato dal microbiologo Matteo Porotto e da Anne Moscona, ha messo a punto un antivirale capace di  bloccare la trasmissione della SARS-CoV-2 nei furetti, roditori spesso studiati nella ricerca clinica perché le loro malattie respiratorie somigliano alle forme che colpiscono l’essere umano, come osservato in un recente studio dell’Istituto di Ricerca Veterinaria di Harbin (Cina).

Matteo Porotto e Anne Moscona spray nasale anticovid
Matteo Porotto e Anne Moscona al lavoro nel laboratorio del Columbia University Medical Center di New York

Lo spray nasale potrebbe essere utile come strumento preventivo, prima dell’eventuale esposizione al virus, o come profilassi subito dopo il contatto con una persona positiva. Matteo Porotto, genovese, classe 1970, in gioventù è stato il classico “cervello in fuga”.
Dopo la laurea in biologia si è trasferito negli Stati Uniti, a New York, e già a 29 anni lavorava al Mount Sinai, ospedale fondato nel 1852, uno dei più antichi e grandi ospedali didattici degli Stati Uniti.
Metropolitano.it lo ha intervistato.

  • Dott. Porotto, come si è svolta la ricerca sui furetti?

    Abbiamo messo tre furetti infettati ciascuno in coabitazione con altri quattro furetti sani in tre distinte gabbie.
    Dei quattro furetti non infettati due sono stati trattati con uno spray placebo e due hanno ricevuto lo spray nasale antivirale. In tal modo volevamo testare se il principio attivo del farmaco poteva prevenire la trasmissione del virus. Dopo 24 ore trascorse a stretto contatto tra loro, tutti gli esemplari trattati con placebo sono risultati positivi al tampone molecolare e hanno sviluppato l’infezione da Coronavirus, mentre quelli cui era stato somministrato lo spray sono rimasti negativi al tampone molecolare, restando di fatto protetti. Il tampone effettuato non ha rilevato infatti nel naso e nella gola dei furetti la presenza dell’infezione da Sars-Cov-2. La replicazione del virus è stata completamente bloccata“.

  • Come funziona lo spray contro il Coronavirus e di cosa è composto?

    “Lo spray si basa su molecole chiamate lipopeptidi, ovvero un peptide (un composto chimico) legato a un lipide, un grasso come il colesterolo o il tocoferolo.
    Le molecole lipopeptidi, altamente stabili e non tossiche, impediscono che un virus si leghi alla membrana della cellula ospitante. In questo caso preclude alla proteina del Sars-CoV-2, detta spike, la possibilità di mediare il rilascio del genoma virale nella cellula umana, bloccando di fatto il processo di replicazione e dunque l’infezione. Il nuovo composto contenuto nello spray riconosce quindi la proteina spike utilizzata dal Sars-CoV-2 per penetrare nelle cellule e si frappone tra questa e la zona in cui avviene il contatto, così da impedire alla spike di adottare la forma necessaria per realizzare il condotto tra virus e cellula necessario per il genoma virale di entrare nella cellula umana. La proteina spike decora la superficie del virus formando delle protuberanze caratteristiche, facendolo sembrare una corona – da cui il nome Coronavirus. In uno studio abbiamo già dimostrato l’efficacia della molecola sull’essere umano tramite una simulazione in 3D.

    coronavirus-covid-19
    coronavirus-covid-19
  • A che punto è la ricerca ?

    “La ricerca non è stata ancora sottoposta a revisione dalla comunità scientifica ma i risultati sono promettenti. Lo spray funziona a livello preventivo, non curativo, ed è stato quindi progettato per prevenire l’ingresso del nuovo Coronavirus nelle cellule ospiti. I primi studi sono stati finanziati dal National Institutes of Health (NIH) americano e si attendono ulteriori fondi per avviare la sperimentazione clinica. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul database online MedrXiv e sono in attesa di revisione paritaria per la pubblicazione su una rivista scientifica. In parole tecniche lo studio attualmente è in “preprint ma sottomesso a Science”, cioè in attesa della valutazione critica da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi ha prodotto l’opera. Siamo solo al primo passo verso una possibile applicazione sull’uomo“.

  • Come si somministra lo spray e che durata ha la protezione?

  • Si tratta di un normale spray che si spruzza direttamente nel naso.
    L’antivirale funziona entro mezzora, proteggendo dall’infezione per un periodo di almeno 24 ore. 
  • Protegge anche dal virus che entra nell’organismo attraverso la bocca o tramite le mani infette?

    Il contagio da Covid-19 avviene principalmente da goccioline di saliva e secrezioni respiratorie, nonché da contatto delle mani infette con le mucose.
    I dati sui modelli animali mostrano che, anche se somministrato soltanto per via nasale, il composto riesce a distribuirsi su tutte le mucose bloccando di fatto la replicazione del virus. Ipotizziamo quindi che lo spray intranasale sarà in grado di proteggere la persona sana dall’infezione.

  • Lei e la dottoressa Moscona avete condotto insieme anche un importante studio sulle differenze della risposta immunitaria a SARS-CoV-2 nei bambini e negli adulti. Cosa avete scoperto?

    “I bambini, a eccezione dei rari casi di sindrome infiammatoria multisistemica, affrontano la malattia decisamente meglio rispetto agli adulti, riuscendo ad eliminare con grande facilità i virus dal proprio corpo. Hanno un sistema immunitario ancora in evoluzione che sembra impedire a SARS-CoV-2 di attecchire ed infettare le altre cellule sane. I bambini che hanno contratto la malattia hanno infatti sviluppato meno anticorpi rispetto agli adulti e hanno avuto un decorso infettivo  stato molto più breve e, soprattutto, non così diffuso. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che i bambini hanno un sistema immunitario in evoluzione in grado di rispondere diversamente ai nuovi patogeni, mentre gli adulti dipendono dai ricordi immunologici, per questo motivo rispondono con più difficoltà ad una nuova malattia. E’ inoltre probabile che i bambini abbiano minori possibilità di diffondere il virus e che siano infettivi per un tempo molto minore rispetto agli adulti”.

  • C’è differenza tra il virus della prima ondata e quello attuale?

    “Sostanzialmente è lo stesso virus, ha però una capacità infettiva maggiore dovuta alla mutazione emergente nella spike protein 614G che si era vista alla fine della prima ondata. In pratica tende a diffondersi più velocemente. La mortalità dipende comunque dal tipo di popolazione interessata al contagio e dal protocollo di cura adottato, che oggi è più adeguato rispetto alla scorsa primavera. I soggetti deboli, ovvero anziani, immunodepressi o con patologie pregresse restano sempre i soggetti più a rischio e permane il relativo rischio di sovraccarico delle strutture ospedaliere e delle terapie intensive”.

Un commento su “Intervista al ricercatore italiano a capo del team internazionale che studia lo spray nasale anticovid

  1. .molto interessante…questo spray nasale potrebbe essere molto utile per chi come me è allergico ai vaccini : potrebbe essere un’ ulteriore difesa oltre alla mascherina e alla profilassi igienica. Grazie


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Tag:  coronavirus