Sono “metropolitane” le noci che mangiamo

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Cresce sempre più, anche grazie a uno specifico brand, la nocicultura veneziana, leader in Veneto e nella top ten italiana

Chi l’avrebbe mai detto? Venezia risulta al primo posto in Veneto per la produzione di noci, oltre a piazzarsi tra le prime dieci realtà in Italia per questa particolare specialità agricola. Con i suoi 295 ettari di terreno destinato alla nocicoltura, la nostra Città metropolitana copre infatti il 39% del totale regionale (757 ettari), garantendo ogni anno un raccolto di migliaia di tonnellate di frutti.

Dal 2017, le nostre noci hanno anche un marchio. A creare uno specifico brand per porre la noce “nostrana” sul podio del mercato mondiale è stata l’azienda che, da sola, produce il 40% delle noci veneziane: la Tenuta La Spiga, ad Eraclea. Fondata nel 1993 da Achille Gaggia, è arrivata ora, con il nipote Alessandro, a rappresentare il settore più importante per l’agricoltura veneta dopo il prosecco, esportando in tutto il mondo il suo “Cuor di noce”.

Alle noci sono destinati ben 120 ettari di terreno, ma il settore è in espansione perché la domanda di noci, sul mercato italiano, supera la soglia dell’offerta. Non più considerata solo “frutta secca” da consumare di quando in quando, la noce ha fatto il suo ingresso in cucina e, spesso consigliata per i suoi effetti benefici, ha portato l’Italia ad essere il primo Paese importatore di noci al mondo.

Forte di questa intuizione, già nel 1993 la famiglia Gaggia ha deciso di passare dai pochi alberi della sua tenuta a una superficie più ampia, destinando 40 ettari inizialmente dedicati ai peri alla piantumazione di alberi di noce. Non è stato facile, né immediato, il cambiamento. Le piante di noci crescono lente, hanno bisogno di almeno cinque anni prima di dare i loro frutti. Anni di duro lavoro e di investimenti, che però sono stati ripagati dalla terra con una produzione che già alle soglie del 2000 iniziava a crescere bene, per giungere ad oltre un migliaio di quintali.

All’inizio fu la noce feltrina, di forma ovoidale, con il suo guscio chiaro e sottile e un frutto gustoso ed energetico. Poi arrivò la variante “Lara”, noce di selezione francese, con un frutto di grosse dimensioni e una buona tenuta alle temperature del nord. Infine, fu la volta della “Chandler”, la varietà più diffusa in California ed esportata nel mondo. Grossa, poco rugosa e di forma ovale è considerata una noce pregiata per la sua ottima qualità. Raccolte tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, le noci vengono poi confezionate e vendute. Non si trovano nei grandi supermercati, né in grandi sacchi da dieci chili. «Noi – spiega Alessandro Gaggia – continuiamo a puntare sulla qualità e per questo abbiamo scelto di non correre il pericolo che le nostre noci vengano mescolate al dettaglio. Andiamo un po’ controcorrente in questo, perché il mondo della nocicoltura oggi guarda più alla quantità e alla grande distribuzione. La qualità Lara non produce moltissimo ma ha una qualità che vogliamo preservare».

Noci come queste hanno nel nostro territorio una grande tradizione. Un tempo nelle nostre campagne la pianta di noce veniva consegnata in dote alle figlie femmine in segno di buon auspicio e l’usanza di gettare a terra una noce in segno di augurio è rimasta, accanto a quella di regalare nove noci ai malati per una buona guarigione. Diffusasi nella cultura Greca e poi a Roma intorno al 100 A.C, la noce è rimasta per secoli un alimento fondamentale per le popolazioni, soprattutto nei periodi di carestia, perché ricchissimo di minerali e nutrienti. Con le noci, nel Veneto, è nato presto anche un prodotto che, per tradizione, si prepara il 24 giugno: si tratta del nocino, considerato un toccasana per tutti i mali.

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