Scuola. Crepet: “didattica a distanza solo per un periodo limitato”

scuola didattica a distanza

Didattica a distanza al 75% per i ragazzi delle superiori, regioni, come la Puglia, che dispongono la chiusura delle scuole, dati in aumento dei positivi, un nuovo lockdown secondo molti alle porte.
In un mondo che cambia, restano i bambini e i ragazzi, sempre più privati di certezze e di socialità. Perfino della scuola. Che al momento, nella nostra regione, resta in presenza per le primarie e secondarie di primo grado.

Quanto sta accadendo, tuttavia, sta sollevando timori tra le famiglie che si chiedono come potersi organizzare all’evenienza di un cambiamento di rotta, ma anche cosa possa significare per i bambini e i ragazzi più giovani ritornare alla didattica a distanza.

L’assessore Elena Donazzan: avanti così

In realtà, in Veneto, la situazione scolastica è ancora sotto controllo.
Non siamo al momento nella logica di prendere decisioni come fossimo nell’emergenza totale – rassicura l’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan- Già ad agosto abbiamo redatto, prima regione in Italia, il nostro manuale operativo che prevedeva fasi di progressione per la scuola. Questo perché non si può ragionare sull’emergenza. La situazione di oggi non lo è più. Richiede e richiedeva organizzazione.

L'assessore regionale all'Istruzione Elena Donazzan
L’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan

Il governo -ha continuato – ha deciso che anziché avere, come avevamo proposto, una didattica a distanza del 50% per le superiori, escluse le prime classi e i ragazzi con disabilità, dovessimo applicare il 75% per tutti. Ha approvato invece la richiesta di continuare a far andare i bambini delle primarie e i giovani delle secondarie di primo grado  a scuola in presenza e per noi ora resta così. Non stiamo valutando al momento -ha concluso- decisioni di chiusura come in Puglia“.

Paolo Crepet: “la didattica a distanza va bene, ma non troppo a lungo”

Nonostante le rassicurazioni, l’interrogativo resta: come può influire la didattica a distanza sui giovani?
La situazione è del tutto nuova e ancora non ci sono studi sugli effetti di una didattica svolta esclusivamente da remoto.
«Il tema – premette lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet – è complicato, anche perché coinvolge giovani di età diverse. Quel che è certo è che la didattica a distanza è un danno, che avrà certamente una serie di ricadute, non tutte ma in gran parte negative. La didattica a distanza può andare bene, ma per un periodo molto limitato, perché può avere effetti sulla formazione culturale, tecnica e della personalità, oltre che sui rapporti e sull’affettività».

Paolo Crepet
Paolo Crepet

 

 

A rischio l’intelligenza emotiva

Paolo Crepet, che già aveva in parte “profetizzato” già 5 anni fa alcune dinamiche oggi di attualità nel suo “Baciami senza rete”, si addentra su temi come didattica a distanza e smartworking anche nel suo ultimo libro“Vulnerabili”, scritto proprio durante il lockdown. Con esempi che vanno dalla socializzazione, che può diventare un grosso problema per i bambini con difficoltà di relazione e per quelli iperattivi, alla cosiddetta “intelligenza emotiva”, «messa a grande rischio, perché è sostanzialmente relazione».

Le fasi d’età

«I bambini più piccoli – spiega Crepet – sono più plastici e in grado di adattarsi meglio a situazioni diverse. Un fattore fondamentale è però la durata. Ma l’ultima volta è durata due mesi. Ed è quello che temo potrà succedere a gennaio: prevedo infatti un primo lockdown di un paio di settimane, una riapertura a Natale e poi una situazione peggiore di quella attuale, in cui diventerà tutto molto più complicato».

Gli adolescenti maggiormente svantaggiati

È qui che cominciano i problemi. «Il primo effetto negativo che possiamo prevedere è a livello di preparazione: chi dice che è la stessa cosa della didattica in presenza o è un imbecille totale o è in malafede. L’adolescenza, in particolare, è la peggiore età di tutte – rileva Crepet – A lunga scadenza, rischiamo di tirar su una generazione con pochissima formazione e pochissime relazioni. L’adolescenza è una fase formativa della vita, in cui bisogna avere un percorso identitario, altrimenti sei zoppo. È per questo che ritengo che vada evitata una didattica a distanza per un tempo troppo lungo».

L’Ufficio scolastico regionale: per ora nessun cambiamento

A scongiurare il pericolo di un ritorno alla didattica a distanza per tutti è anche l’Ufficio scolastico regionale.
«Per ora non ci risulta l’intenzione di adottare nuove disposizioni. E, personalmente, non mi sembra il momento di prevedere cambiamenti nelle scuole del primo ciclo- sottolinea Carmela Palumbo, direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto – Di certo, se si dovesse registrare un aggravamento della situazione sanitaria, faremo con la Regione una riflessione comune. Anche se è evidente che, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, i ragazzi sono meno autonomi nello studio e in fase di formazione anche sul piano della socialità, con una prevalenza del carattere educativo della didattica».

L’istituto comprensivo Parolari di Zelarino

Anche se l’ipotesi di dover ricorrere alla didattica a distanza sembra ancora lontana, diverse scuole primarie e secondarie di primo grado si stanno preparando. Un esempio arriva dall’istituto comprensivo Parolari di Zelarino. «Già nella prima fase di lockdown – sottolinea il dirigente Luca Antonelli – abbiamo gestito la didattica a distanza, per cui siamo relativamente attrezzati. Tutto poi dipende dallo scenario. Se si arriverà alla chiusura totale, a tutte le classi è già stata data la possibilità di accedere alle piattaforme online. Abbiamo una sessantina di computer da distribuire alle famiglie in caso di bisogno e abbiamo già acquistato 17 webcam per coprire le nostre 45 classi e abbiamo potenziato la copertura wifi nei nostri 6 plessi. Siamo insomma abbastanza sereni».

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