SCRIVERE D'ACQUA E DI TERRA

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Vive a Venezia, insegna a Padova e ha ambientato il suo romanzo a Treviso. Lo scrittore veneziano Andrea Molesini, vincitore dell’ultimo Premio Campiello, racconta il nostro territorio visto con i suoi occhi.
Vive poco distante da Rialto e insegna Letterature comparate all’Università di Padova, lo scrittore veneziano Andrea Molesini. Ma ha studiato anche in
Gran Bretagna e negli Stati Uniti dove, complice una motocicletta, ha vissuto on the road gli anni delle borse di studio affinando quella lingua che gli sarebbe servita per tradurre Pound, Hughes, Walcott e Simic. È Venezia, tuttavia, per Molesini la città ideale, la città amata dalla quale ripartire, ogni
volta, magari con la sua vecchia barca a vela, di legno, per navigare, scrivere e poi… ritornare.
«Sono nato e cresciuto in un luogo d’acqua». Si legge sul suo sito internet. «L’acqua della laguna aperta, che in estate prende il colore dell’erica delle barene e sa di pesce e di uccelli lenti come le darsene coi pescherecci. Le acque del Sile e del Brenta che per un poco si mantengono dolci prima di cedere alla salinità che il mare impone alla laguna. Acque differenti, le une ostili alle altre, che si mescolano e contendono lo spazio secondo tempi e modi che sfidano le leggi della fisica per sconfinare nel sortilegio».
[…] «Sono nato e cresciuto in un luogo scolpito nella lentezza».
È questo un mondo popolato di suggestive immagini che avrebbe offerto ad Andrea Molesini, nel corso della sua prolifica carriera di scrittore,  traduttore, poeta, l’opportunità di scrivere anche fiabe e romanzi per ragazzi, pubblicati da Mondadori.
Esperienza che gli varrà il Premio Andersen alla carriera nel 1999. Ottiene un grande consenso con il suo primo romanzo, Non tutti i bastardi sono di Vienna, pubblicato da Sellerio editore di Palermo nel 2010; opera pluripremiata, oggi in corso di traduzione nelle maggiori lingue europee, fra cui l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo, ma anche l’olandese, lo sloveno e il norvegese.
Oltre al Premio Campiello Letteratura 2011, con il suo romanzo ha vinto anche la XXX edizione del Premio letterario Giovanni Comisso “Regione del Veneto-Città di Treviso” nella sezione Narrativa, il Premio Latisana per il Nord-Est e il Premio Città di Cuneo Primo Romanzo. Come ci si sente dopo
aver vinto tanti premi? La vita di sempre, in qualche modo, cambia? «Direi non più di tanto. Non sono molto interessato all’aspetto pubblico della vita, tengo di più a quello privato perché è lì che succedono le cose che poi si riversano nei libri. Importante è lavorare bene e per lavorare bene bisogna avere una vita privata intensa».
Il suo romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna, è ambientato in terraferma nel trevigiano…«Il romanzo prende le mosse dal Diario dell’invasione, scritto dalla sorella del mio nonno materno, Maria Spada, che racconta l’occupazione austriaca di un paese della Sinistra Piave, Refrontolo, durante la Grande Guerra. La storia, però, è frutto della mia immaginazione, anche se calata in luoghi reali ed eventi accaduti. C’è poi il dialetto veneziano dei servitori, l’inglese del pilota alleato, l’italiano piuttosto sofisticato dei signori che abitano Villa Spada, e degli ufficiali occupanti. Qui ogni personaggio è abitato da contraddizioni autentiche, e parla con una voce distinta. Anche se avrei potuto ambientare altrove le avventure narrate è vero che per la campagna veneta – soprattutto per quella che non c’è più – provo un grande affetto. Poche regioni hanno una dimensione paesaggistica così varia, dalla montagna al mare, dalla collina ai fiumi. Certo negli ultimi tempi il paesaggio l’abbiamo deturpato con tanti, troppi capannoni ma… forse spariranno, ho poca fiducia nel cemento armato, non è fatto per durare. La pioggia s’infiltrerà e la ruggine farà il suo mestiere. Alla lunga, l’uomo perde sempre con la Natura».
Come vede gli abitanti del territorio veneto nella società d’oggi, in questo contesto economico e culturale? «Ho sempre l’impressione di una grande vitalità. C’è una crisi economica di portata eccezionale, lo sappiamo, tuttavia, nonostante questo trovo, anche nei ragazzi giovani, un certo vigore che mi piace molto. Ma forse sarebbe opportuno parlare di ciò che la crisi può rappresentare. Una grande occasione per cambiare, per aggiornarci, per migliorarci. Dovremmo incoraggiare i giovani a entusiasmarsi di più per la scienza. Matematica, chimica, biologia, fisica. In Italia invece si tende a privilegiare l’approccio letterario».
Detto da lei, che insegna Letterature comparate all’Università di Padova diventa un messaggio forte… La cultura artistico-letteraria è una cosa bellissima ma il Paese ha bisogno soprattutto di scienza per restare al passo con i tempi. Credo che questo gioverebbe anche alla sua letteratura».
Il Veneto e i “nuovi veneti”: qual è lo scenario? «Il Veneto è una terra di confine, è stato un crocevia di migrazioni ben prima dell’avvento del Regno d’Italia. È una terra di passaggio, il Veneto, e questo ha contribuito a rendere la sua popolazione a un tempo diffidente e ospitale, sempre capace di adattarsi al rapido mutare dello scenario storico. Il cattolicesimo contadino, elemento fondante della nostra storia, ci ha insegnato a essere pazienti e generosi, anche se spesso prigionieri di un orizzonte provinciale. Infatti, nonostante quel che si dice, credo che il Veneto sia una regione leader per quanto riguarda l’integrazione degli immigrati, che contribuiscono alla sua prosperità».
Cosa ne pensa di una via di comunicazione, come la metropolitana, che metta in contatto le principali città venete? «Sarebbe molto utile. Purché non si faccia la sub-lagunare: la
flora e la fauna della laguna veneta sono straordinarie e ne soffrirebbero, per non parlare del paesaggio».
E i centri commerciali? I libri sugli scaffali del supermercato? «I supermercati sono utili, ma siccome sono anche brutti non vorrei che si moltiplicassero all’infinito. Però i libri su quegli scaffali ci stanno bene. Perché no? io comunque amo e difendo le librerie tradizionali con i loro librai che non mollano, che resistono a dispetto di tutto.
Pessoa dice che una nave è bella perché è una nave. Ecco, io credo che una libreria sia bella perché è una libreria. E una casa senza libri è brutta, sempre».
DI ANNA ORLANDO

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