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Il veneziano Don Olinto Marella è Beato

Il veneziano Don Olinto Marella è Beato
Don Olinto Marella tra i bisognosi

A Bologna da tempo è considerato il ” Santo della carità“.
La generosità e l’abnegazione di quel veneziano giunto in città da una piccola isola veneziana che pochi conoscevano non è passata inosservata.
Don Giuseppe Olinto Marella, nato a Pellestrina nel 1882, fino alla morte, avvenuta nel 1969, si è infatti dedicato ad aiutare chi ne aveva bisogno.
Oggi è ufficialmente San Olinto. Proprio a Bologna, il 4 ottobre, giorno di San Petronio, patrono della città, si è tenuta la cerimonia di beatificazione, presieduta dall’arcivescovo Matteo Zuppi, delegato pontificio.
Un momento importante anche per Venezia, suo luogo natale, che non ha mancato di parteciparvi attraverso la presenza del delegato del sindaco Alessandro Scarpa Marta.

Beatificazione Don Olinto Marella
Beatificazione Don Olinto Marella

Il miracolo che ha portato alla beatificazione

Al centro del processo di beatificazione, la guarigione improvvisa di Piero Nobilini, un ex allievo di Marella, nel 1985.
Non spiegabile secondo i protocolli medici, avvenne per intercessione di padre Olinto.
Nobilini era da tempo malato. Tutto era iniziato con ricorrenti coliche dovute al riformarsi di calcoli. Operato al pancreas, si rese necessario un secondo intervento ma l’improvviso insorgere di una forte emorragia, lo portò a un passo dalla morte.
Fu in quel momento che invocò Padre Marella, chiedendogli di intercedere per la sua salvezza.
La sua immagine gli apparve e, per i medici in modo inspiegabile, guarì.

la cerimonia di beatificazione di Don olinto Marella a Bologna

Chi è Don Olinto Marella

Don Marella, originario di Pellestrina, ha trascorso nell’isola della Laguna tra Venezia e Chioggia gli anni della formazione a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
La sua vocazione, maturata precocemente, lo portò a Roma per studiare in seminario. Ritornò in Veneto a causa di gravi lutti succedutisi nella propria famiglia.
Si trasferì a Chioggia, dove il 7 dicembre 1904 prese i voti.
Amava studiare e, tra i temi teologici, approfondì in particolare quello della Petà, a lui più affine di altri.
Soprattutto, sperimentò un proprio, nuovo metodo di approccio diretto al Vangelo, confrontandosi ben presto con tematiche allora appena emergenti quali il rapporto tra Chiesa ed economia o tra Chiesa e sviluppo scientifico.

Lo studioso insegnante

D’altra parte, nell’isola di Pellestrina, dov’era nato e dove aveva a lungo vissuto,  Don Marella aveva visto le tristi condizioni in cui viveva la popolazione.
Proprio lì, con il fratello, studente d’ingegneria, aveva fondato il “Ricreatorio popolare” e la scuola materna “Vittorino da Feltre”.
Un progetto educativo unico all’epoca per il territorio. L’’obiettivo era quello di combattere l’analfabetismo a partire dalla prima infanzia.
“Padre Olinto”, come i bambini iniziarono per primi presto a chiamarlo, diventò ben presto un riferimento importante per i ragazzi dell’isola.
Lui continuava a studiare, a interrogarsi, a pregare. Aveva una mente aperta e scaltra e questo gli costò non poco.
Nel 1909, infatti,  venne sospeso “a divinis” per aver frequentato pubblicamente il teologo modernista Romolo Murri, di cui era amico dagli anni del Seminario.
Costretto a lasciare la propria terra, iniziò a peregrinare in varie città italiane come insegnante arrivando infine a Bologna, dove lavorò nei licei Galvani e Minghetti fino al 1948.

Una vita ad aiutare i bisognosi

Il suo pensiero è sempre stato rivolto a chi aveva bisogno di aiuto.
Se ne rese conto anche la Chiesa, che nel 1925 lo riabilitò attraverso il cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna.
Iniziarono anni intensi. Don Olinto infatti iniziò a collaborare all’Opera baraccati e fondò, nel 1934, il “Pio Gruppo di Assistenza Religiosa negli Agglomerati di Poveri”.
Diede vita anche a “Case Rifugio” per orfani e bambini abbandonati facendosi, per essi, mendicante.

Nel 1948 istituì la prima “Città dei Ragazzi” con cinque laboratori-scuola. Qui educò i giovani orfani abbandonati applicando il metodo dell’autogestione sorvegliata in un colloquio sempre diretto con i suoi studenti. Nel 1954 aprì la seconda “Città dei Ragazzi” a San Lazzaro di Savena (Bologna),  il primo “Villaggio artigiano” con 24 abitazioni, la “Casa della Carità” e la “Chiesa della Sacra famiglia”. Sempre nel bolognese, a Brento di Monzuno, fece edificare la chiesa di San Ansano e la “Casa del Pellegrino”.
Morì il 6 settembre 1969 a 87 anni.

 

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